di Laura Liberto*
huffingtonpost.it, 11 luglio 2024
Un pacchetto di misure inutili e gratuitamente repressive in materia penale, penitenziaria e nel diritto dell’immigrazione. Tra inasprimenti di pene, nuove e pleonastiche fattispecie di reato e misure di prevenzione, il disegno di legge in materia di sicurezza, appena licenziato dalle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera dei Deputati, contiene un pacchetto di misure inutili e gratuitamente repressive in materia penale, penitenziaria e nel diritto dell’immigrazione. Dalle previsioni mirate a colpire la libertà di manifestazione e a criminalizzare il dissenso, a quelle che puniscono la resistenza passiva nelle carceri e nelle strutture di detenzione e trattenimento delle persone migranti, all’ampliamento delle possibilità di revoca della cittadinanza, l’intero testo conferma la scelta, da parte della maggioranza di Governo, dell’uso simbolico del diritto penale come filo conduttore delle proprie politiche in tema “sicurezza”.
Tra le disposizioni contenute nel testo, spicca, per insensatezza e gratuità, la norma che apre la possibilità all’ingresso in carcere per le donne incinte e le madri con bambini di meno di un anno di età, rendendo facoltativo il differimento della pena che in questi casi, oggi, è obbligatorio.
Negli ultimi anni, come Cittadinanzattiva, abbiamo lavorato tanto sul problema della presenza dei bambini ristretti in carcere assieme alle madri detenute; attraverso la campagna “L’infanzia non s’incarcera” abbiamo contribuito alla costruzione di misure ad hoc e di proposte di legge finalizzate a scongiurare nuovi ingressi dei piccoli negli istituti di pena e di soluzioni normative capaci di coniugare la tutela della salute psico-fisica dei bambini con le ragioni di sicurezza e le esigenze legate alla esecuzione della pena a carico delle madri.
Non solo quelle iniziative legislative sono state, nel tempo, totalmente affossate dalle forze politiche di maggioranza, ma oggi ci troviamo a fare i conti con un diametrale rovesciamento di prospettiva, con misure che, peggiorando la normativa vigente, determinano un arretramento significativo sul terreno delle garanzie e della civiltà giuridica.
Introdurre la possibilità che i neonati siano ristretti in carcere con le madri significa mettere in discussione principi consolidati sul piano costituzionale ed internazionale per i quali le scelte del legislatore devono privilegiare la tutela superiore dei bambini su altre ragioni di ordine pubblico; prevedere l’ingresso in carcere di donne in stato di gravidanza, oltre a contraddire elementari principi di civiltà, significa non tenere conto delle condizioni in cui versano gli istituti penitenziari anche dal punto di vista dell’accesso all’assistenza sanitaria.
Il Ministro Salvini rivendica l’approvazione di una simile misura intestandola come vittoria del proprio partito. E lo fa utilizzando sui social un linguaggio che stride con il suo ruolo istituzionale e che nel metodo è quello consolidato della propaganda, che produce false emergenze, che fa leva sui sentimenti più retrivi delle persone e costruisce ad arte nemici pubblici, in questo caso donne borseggiatrici - con chiaro seppure sottinteso riferimento ad una loro origine rom - che strumentalizzerebbero le loro gravidanze per garantirsi l’impunità. È forte la nostra preoccupazione per questa disposizione e, in generale, per i pericoli autoritari connessi all’approvazione dell’intero DDL e richiamiamo le forze politiche ad un atto di responsabilità, chiedendo loro di invertire la rotta nel successivo passaggio in Aula.
*Coordinatrice nazionale Giustizia per i diritti - Cittadinanzattiva









