redattoresociale.it, 24 luglio 2024
Manca il 16% delle unità di Polizia Penitenziaria previste in pianta organica. L’8,4% delle persone presenti presenta diagnosi psichiatriche gravi, mentre il 17,7% assume regolarmente stabilizzanti dell’umore, antipsicotici o antidepressivi. Le 15 richieste per un carcere “costituzionale”. In carcere manca tutto, dallo spazio alla libertà, dagli affetti all’aria. Mancano, però, anche personale e salute. Lo riferisce Antigone, nel denso Rapporto appena pubblicato. Iniziamo dal personale: secondo i dati riportati nelle schede trasparenza del Ministero aggiornate al 2024, manca il 16% delle unità di Polizia Penitenziaria previste in pianta organica. In totale il personale effettivamente presente è pari a 31.068. Il rapporto detenuti agente attuale è pari ad 1,96 detenuti per ogni agente, a fronte di una previsione di 1,5. Un dato non uniforme sul territorio, come nella Casa Circondariale di Pescara, dove il rapporto detenuti per agente è di 3,7 o come a Regina Coeli a Roma, dove il rapporto è di 3,5.
Per quanto riguardagli educatori, secondo le schede trasparenza aggiornate a luglio 2024, il numero complessivo è pari a 1.021 a fronte delle 1.099 previste in pianta organica. La media nazionale di persone detenute in carico a ciascun funzionario è di 59,7. Come per gli agenti, il dato differisce sul territorio, come a Busto Arsizio dove il rapporto è di un educatore per 146,7 detenuti, o a Bolzano dove è presente un solo educatore per 117 detenuti.
Riguardo i dirigenti, secondo il Piano triennale dei fabbisogni di personale 2024-2026 sono attualmente 288 rispetto ad un organico di 330. Tuttavia sono presenti 51 consiglieri penitenziari, ovvero dirigenti vincitori del concorso in formazione, e che dovrebbero prendere servizio entro settembre. Nonostante i vari concorsi durante l’ultimo biennio, il sovraffollamento crescente annulla gli effetti di un aumento del personale, rendendo necessario un ripensamento degli organici di tutti gli operatori, soprattutto nell’ottica dei turn over e dei futuri pensionamenti.
La salute che non c’è - Per quanto riguarda invece la salute, “negli ultimi 12 mesi con il nostro Osservatorio - si legge ancora nel rapporto - abbiamo realizzato 88 visite negli istituti penitenziari italiani, da cui è emersa una preoccupante presenza di persone destinatarie di diagnosi psichiatriche gravi e un massiccio ricorso agli psicofarmaci”. I dati raccolti mostrano che l’8,4% delle persone presenti presenta diagnosi psichiatriche gravi, mentre il 17,7% assume regolarmente stabilizzanti dell’umore, antipsicotici o antidepressivi. Inoltre, 39,2% assume regolarmente sedativi o ipnotici. Il personale psichiatrico e psicologico è presente rispettivamente per 7,4 e 20,4 ore settimanali ogni 100 persone detenute, evidentemente insufficienti per far fronte alle necessità della popolazione reclusa.
Rilevante poi il tema delle segnalazioni di mancata traduzione delle persone detenute in attesa di visita medica, circostanza che comporta un aggravamento delle loro condizioni di salute. In tal senso, criticità di elevato spessore si ravvisano nella Regione Lazio, ove segnalazioni continue di mancate visite legate al problema della scorta continuano a pervenire ai volontari di Sportello attivi presso le C.C. di Roma Regina Coeli e Roma Rebibbia NC.
Le 15 proposte per tornare a un carcere “costituzionale”
Ed ecco le proposte di Antigone, per il ritorno a un carcere che, se non umano, torni ad essere almeno costituzionale:
1. Ritirare il pacchetto sicurezza (in via di approvazione) che introduce nuove fattispecie di reato tra cui quello di rivolta penitenziaria (che sanziona fino a 8 anni anche tre persone che con resistenza passiva e non violenta disobbediscono a un ordine dell’autorità) e che vuole far scontare in carcere la pena alle donne in stato di gravidanza o con un bimbo di età inferiore ad 1 anno.
2. Aumentare a 75 giorni la liberazione anticipata per semestre.
3. Approvare misure che consentano telefonate quotidiane.
4. Dotare tutte le celle di tutti gli istituti di ventilatori o aria condizionata e frigoriferi, quanto meno di sezione.
5. Ritornare dal sistema a celle chiuse a celle aperte durante il giorno.
6. Modernizzare la vita penitenziaria attraverso la possibilità di collegarsi, con le dovute cautele, alla rete.
7. Assumere 1000 giovani mediatori culturali e 1000 giovani educatori e assistenti sociali; anche la polizia penitenziaria ha bisogno di un supporto, non potendosi sostituire a queste figure professionali.
8. Favorire la presenza del volontariato nei mesi estivi riempiendo in queste settimane di vita le carceri;
9. Moltiplicare la presenza di psichiatri, etno-psichiatri e medici.
10. Chiedere ai direttori di convocare consigli di disciplina allargati e introdurre la possibilità di concedere l’applicazione di misure alternative come premi.
11. Prevedere che si possa entrare in carcere solo se è assicurato lo spazio minimo vitale.
12. Far trascorrere la notte ai semiliberi fuori dal carcere.
13. Chiudere le sezioni di isolamento
14. Trasformare le sezioni nuovi giunti in sezioni di alta e qualificata accoglienza
15. Formare nuclei di poliziotti ed educatori e medici capaci di gestire collegialmente i casi difficili in modo da evitare che degenerino.









