sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Eleonora Martini

Il Manifesto, 12 settembre 2025

Incontro al vertice con il Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa che segnala gravi criticità e ricette inefficaci. Sovraffollamento e custodia cautelare: il piano del ministro non è risolutivo. Per la seconda volta, dopo quasi un anno dalla prima, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha accettato gli high-level talks richiesti dal Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa e ha ricevuto in via Arenula - subito, questa volta - una delegazione composta dal presidente Alan Mitchell, dal capo-delegazione Juan Carlos Da Silva e dal funzionario Christian Loda a conclusione del tour di visite nelle carceri italiane iniziato il primo settembre. Una procedura che Strasburgo riserva ai Paesi particolarmente problematici in tema di diritti umani, e che era già stata attivata ad ottobre dello scorso anno dopo che il governo Meloni aveva disertato i final talks che concludono di solito le ispezioni nelle carceri. Ma stavolta il Guardasigilli non ha esitato. 

Le criticità rilevate dal Cpt (che verranno esposte in un report) sono sostanzialmente le stesse dell’anno scorso ma perfino più accentuate: se allora il problema erano 62 mila detenuti, oggi abbiamo superato i 63 mila. E nel frattempo il numero di posti letto è perfino diminuito (da 46751 di un anno fa a 46701, secondo Antigone). Mentre il macabro conteggio dei suicidi che undici mesi fa era arrivato a 70, registra al momento 61 detenuti che si sono tolti la vita in cella. E ovviamente anche il ministro Nordio ha dato la stessa risposta, promettendo più carceri e meno detenuti, senza dare conto di eventuali nuove soluzioni che la task force istituita a inizio estate per contrastare il sovraffollamento avrebbe dovuto trovare.

Non a caso, il comunicato di via Arenula, si limita a riportare le principali annotazioni del Cpt, in particolare riguardo al “sovraffollamento e i suicidi, le scarse attività lavorative e le condizioni sanitarie”. “Mi hanno molto colpito, in particolare, le soluzioni prospettate dal Ministro per risolvere il problema del sovraffollamento della popolazione carceraria dato che molte volte la costruzione di nuovi edifici non è la soluzione del problema”, è l’unico commento riportato del presidente Mitchell che avrebbe anche rimarcato “di ragionare nell’ottica della collaborazione e del supporto comuni”. La delegazione, che Nordio ha ricevuto insieme al capo Dap Stefano De Michele e all’ambasciatore Andrea Ferrari, avrebbe poi auspicato “una soluzione a breve” e sostenuto “che la condizione dei detenuti è strettamente connessa al miglioramento delle condizioni della Polizia Penitenziaria”.

Richieste “accettate” dal Guardasigilli che ha ribadito il suo piano di diminuire “progressivamente i detenuti in attesa di primo giudizio, gli stranieri, e i tossicodipendenti che sono più malati da curare che criminali da punire”. “Siamo ben consapevoli delle criticità rilevate dal Comitato”, ha concesso Nordio che ha promesso soluzioni a breve, as usual. Secondo il ministro, il “tragico” problema dei suicidi, “la maggior parte dei quali verificatisi a fine pena e determinati spesso da depressione, dovuta a solitudine, isolamento e mancanza di prospettive”, rappresenta “una problematica che può essere attenuata anche col ricorso allo sport e, in particolar modo al lavoro - si legge nel comunicato che riporta anche una citazione di Voltaire con cui Nordio ha intrattenuto la delegazione - ottenuto ancora prima di uscire di prigione, come dimostrato dai risultati positivi del progetto Recidiva Zero”.

Il Ministro si riferisce a un progetto avviato nel 2023 con il Cnel per potenziare percorsi di formazione in carcere e di reinserimento lavorativo, che però al momento è fermo “alle buone intenzioni”, come testimonia il Garante dei detenuti del Lazio Stefano Anastasia: “A parte le convocazioni del presidente Brunetta, i risultati non si vedono; il numero di detenuti impiegati in imprese esterne non è dissimile da quello di due anni fa”.

Quanto all’intervento sui detenuti in custodia cautelare per ridurre il sovraffollamento - un refrain di Nordio -, secondo Mauro Palma, primo Garante nazionale delle persone private di libertà, non è una misura che potrà incidere significativamente sulla popolazione detenuta che oggi conta ben 17 mila reclusi in più rispetto ai posti letto effettivamente disponibili.

Secondo le stesse fonti Dap, infatti, dall’inizio dell’anno al 31 agosto i detenuti sono aumentati di 1306 unità, di cui 186 sono in attesa di primo giudizio, mentre l’aumento dei definitivi è pari a 1213 unità. Nel frattempo il numero di reclusi che sono in attesa di giudizio definitivo è diminuito di circa 100 unità. Ecco evidente, quindi, che intervenire solo su quella fetta di detenuti è decisamente poco efficace, ancorché giusto e necessario. Riguardo ai carcerati stranieri, “la loro percentuale rispetto al totale non è mutata (31,8%)”, fa notare ancora Palma. Quindi l’aumento della popolazione dietro le sbarre non dipende da loro.

Infine, relativamente all’edilizia penitenziaria - asso nella manica soprattutto del sottosegretario Delmastro - dopo la finta partenza per il rialzo dei costi ancor prima dell’assegnazione della gara, si può ragionevolmente star certi che l’anno prossimo il Cpt dovrà tornare a incalzare di nuovo il governo italiano.