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di Fulvio Fulvi

Avvenire, 13 ottobre 2022

Suicidi di detenuti (sono 66 dall’inizio dell’anno), personale aggredito, rivolte e risse, celle e ambienti comuni in condizioni igienico-sanitarie precarie. Le carceri scoppiano e bisogna intervenire subito con interventi che riducano il sovraffollamento o, quanto meno, impediscano un peggioramento dell’emergenza, in attesa di una riforma complessiva del settore.

È il senso dell’appello che il Garante nazionale delle persone private della libertà, Mauro Palma, rivolge ai parlamentari della XIX Legislatura. Nei 192 istituti penitenziari italiani sono “pigiati”, a tutt’oggi, 55mila detenuti su una capienza complessiva di 50.853 posti. E in 25 strutture il tasso di affollamento è addirittura superiore al 150%, con picchi che superano il 190%, come nel caso di Napoli Poggioreale, Milano San Vittore e Latina.

“Mi auguro che i neo-eletti deputati e senatori sappiano cogliere la necessità di dibattito sul carcere, un luogo che deve recuperare il concetto di appartenenza perché fa parte della collettività. Non si tratta di contrapporsi sulle visioni della pena o su quali siano le urgenze maggiori ma di dare la possibilità alle persone che finiscono di scontare una pena, di poter tornare nella società diverse da quando sono entrate in carcere”.

Palma ricorda che il 31 dicembre “scadrà la proroga per chi ha iniziato nel periodo dell’emergenza pandemica un percorso di semilibertà teso in quel momento a diminuire il sovraffollamento”. Sono circa mille le persone che da due anni sperimentano con successo il loro percorso di reinserimento e che dal 1° gennaio 2023 potrebbero tornare a dormire in carcere. “Credo che sarebbe una sconfitta per tutti e auspico inoltre che vengano prese misure strutturali per diminuire il sovraffollamento - aggiunge il Garante - specie per chi sconta in carcere pene molto brevi e ha positivamente sperimentato negli ultimi due anni la semilibertà in licenza”.

E sono 3.887 i condannati a meno di due anni che occupano un posto in carcere. Il caso più eclatante, denunciato ieri da Antigone, è quello di una donna di 85 anni che deve scontare in via definitiva 8 mesi (per occupazione abusiva di un alloggio) ed è rinchiusa da due settimane in una cella di San Vittore.

Ad aggravare l’assurda situazione, il fatto che la signora non è autosufficiente e deve essere assistita dal personale del carcere e aiutata costantemente da altre detenute e operatori. “La vicenda - sottolinea Valeria Verdolini, responsabile lombarda di Antigone - investe due questioni: la sempre maggior frequenza con cui persone anche ultrasettantenni entrano in carcere, e quella della residenza che impedisce una presa in carico da parte dei servizi, lasciando al penitenziario l’onere di gestione residuale”.