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di Raffaella Calandra

Il Sole 24 Ore, 7 marzo 2025

Settemila nuovi posti nel piano del commissario all’edilizia; sul lavoro, fermo il ddl del Cnel come la cabina di regia per la salute penitenziaria. C’è un pezzo di Repubblica dietro quelle alte mura. Ed è lì che siamo andati. Al di là di cancelli, pregiudizi e slogan. Tra vecchi edifici e improvvise eccellenze; tra brucianti bisogni, nuove emergenze e princìpi inattuati; ma anche tra “generosi operatori” e preziosi volontari, che si adoperano per bilanciare la sicurezza con la funzione costituzionale della pena. Consapevoli che “tutte le istituzioni e tutti i corpi sociali - secondo il richiamo del Presidente della Repubblica - sono chiamati a fornire collaborazione per quanto avviene dentro gli istituti penitenziari”. Lì dove Papa Francesco ha aperto la seconda Porta Santa del Giubileo con un appello a “non perdere la speranza”. Ma già 12 persone si sono tolte la vita in quest’inizio 2025.

Edilizia e sovraffollamento - È la più evidente delle emergenze: 62.165 detenuti al 28 febbraio 2025 per 51.323 posti. Cifre che insieme al trend di aumento degli ingressi (+2062 nel 2022; +3970 nel 2023) avvicinano il rischio di nuove condanne della Corte europea dei diritti dell’uomo, considerando casi limite come i 15 in cella con un bagno a Canton Mombello (Bs). Nel 2013, ai tempi della sentenza Torreggiani, i detenuti erano 62mila per 47mila posti. Il 20 febbraio il commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria, Marco Doglio, ha consegnato al governo la ricognizione delle opere in capo a Ministero della Giustizia, attraverso Dap e Provveditorati; Infrastrutture e commissario. Un programma fino al 2027, con un budget a sei zeri e la stima di 7mila nuovi posti, come anticipato dalla premier Giorgia Meloni. I posti dovrebbero essere recuperati dal ripristino di camere fuori uso, 4.494 al 19 novembre; dagli 8 padiglioni previsti nel Pnrr (Vigevano, Rovigo, Ferrara, Viterbo, Perugia, Civitavecchia, S.M. Capua Vetere, Reggio Calabria) e da nuove costruzioni. “Con moduli prefabbricati all’interno del perimetro dell’istituto: ne abbiamo ordinati a migliaia”, ha detto il Guardasigilli, Carlo Nordio, dai cantieri di San Vito al Tagliamento (Pn). “Un progetto pilota” a suo dire: ristrutturazione dell’ex caserma e costruzione di fabbricati senza ulteriori spazi. Così al Verziano di Brescia il nuovo plesso sorgerà al posto del campo di calcio. O un nuovo edificio dentro Sollicciano (Firenze), mentre la casa circondariale di Marassi (Genova) sarà “ricollocata nell’aggiornamento semestrale del piano del commissario”, spiega via Arenula. Carcere dentro o fuori dalle città? Ristrutturare quelle storiche o trasformarle? E se ammontano a 7mln 700mila euro -secondo la relazione sulla giustizia -le procedure in capo al Dap, dalle decisioni del comitato paritetico Giustizia/Mit discendono le opere principali: 25 interventi deliberati l’anno scorso per 36,2 milioni, da aggiungere a quelli del 2023 per 166 mln. I principali a Brescia-Verziano (38mln), Forlì (27mln), Poggioreale (12mln), oltre a San Vito al Tagliamento, Reggio Calabria, San Vittore. La pluralità degli attori rende più difficili risposte tempestive in un sistema che non deve solo chiudere. Così chiede la Costituzione e così suggerisce la convenienza: se il reinserimento funziona, la recidiva crolla. Sull’edilizia, si attende un decreto del Presidente del Consiglio, dopo un confronto con la Ragioneria dello Stato.

Lavoro - Giace in Parlamento dal 17 giugno 2024 un ddl presentato dal Cnel, guidato da Renato Brunetta, che punta ad ampliare le agevolazioni della legge Smuraglia per le imprese che impiegano detenuti, al lavoro all’esterno, con ulteriori 12 mesi di sgravi a pena ultimata. Il mondo produttivo è sempre più sensibile a quello penitenziario (al Sud minore è il ricorso alla norma), ma restano pochi i detenuti lavoranti: 20mila al 30 giugno 2024 (32%), di cui solo 3mila per società esterne, il resto alle dipendenze dell’amministrazione. Il rientro nella società rappresenta uno dei momenti più delicati, visto che per sempre più persone “fuori non c’è niente”, raccontano le voci di dentro. E se il 60% dei detenuti si toglie la vita nei primi sei mesi, gli altri anche a ridosso della ritrovata libertà.

Carcere della marginalità - È il carcere della marginalità, popolato da quanti pur potendo accedere a misure alternative restano in cella perché senza casa né sostentamento. A loro si rivolge uno dei punti del decreto dell’estate 2024, che prevede un elenco di strutture residenziali per accogliere queste persone. Nove mesi dopo, si attende il decreto ministeriale. E mentre una nuova estate si avvicina, non manca chi paventa una “privatizzazione dell’esecuzione penale”.

Salute - Carcere che vai, sanità che trovi. In tutte, però, è un’emergenza l’alto numero di tossicodipendenti (18mila al 30 giugno, il 30%) e il dilagare delle malattie psichiatriche. Dipendenza da più sostanze e da farmaci, non riconosciuta dal Servizio sanitario: situazioni foriere di potenziali tensioni. L’indicazione politica punta allo spostamento in “comunità per i tossicodipendenti”. Per ora restano in carico ai servizi per le dipendenze e alla sanità penitenziaria che fa i conti pure con le patologie di detenuti anziani - un uomo di 92 anni è uscito a novembre da Poggioreale - e con inadeguato supporto per i disturbi psichiatrici. Per gli specialisti le paghe vanno da 24euro lordi a Siracusa a 96 a Trento. Il sottosegretario Andrea Ostellari si confrontò nel 2023 col Ministro della salute, Orazio Schillaci, su una cabina di regia per la sanità penitenziaria. Nulla è finora avvenuto. Mentre sulla salute mentale si sta lavorando ad un piano per 300 nuovi posti nelle Rems. Dopo 3 anni dal monito della Corte costituzionale.

Diritto all’affettività - Nessuna indicazione è invece arrivata ai 190 istituti dopo la sentenza della Consulta sul diritto all’affettività. Singoli Tribunali - dopo la pronuncia anche della Cassazione - hanno ordinato l’individuazione di spazi adeguati, ma i penitenziari aspettano chiarimenti. Il carcere diventa così la cartina di tornasole della volontà di dare risposte (complesse per realizzazione o consenso?) a diritti dei cittadini reclusi.

Detenuti con meno di un anno di pena - Qui si entra nel campo delle decisioni legislative, come l’annunciata stretta sulle madri detenute con figli su cui si è arenato il ddl sicurezza. Tra le questioni, c’è un dato destinato ad emergere nell’incontro tra il collegio dei Garanti delle persone private della libertà con Nordio l’11 marzo. I detenuti con meno di un anno di pena residua: 8.087 al 31 dicembre; altri 8.422 fino a due anni. “E se i partiti ragionassero su un indulto parziale, escludendo i condannati per reati di criminalità organizzata?”, aveva proposto il vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli.

Cellulari e droni - Dopo l’ultima inchiesta su Cosa Nostra, il Procuratore di Palermo, Maurizio de Lucia, rilancia l’allarme sui “telefoni che circolano liberamente” nelle celle, permettendo a boss - esclusi dal carcere duro - di comunicare. Nel 2023 sono stati 3.606 i cellulari sequestrati, l’anno scorso 5.007. Nel frattempo sono stati attivati sistemi anti-drone in 37 istituti e per due c’è un progetto di schermatura.

Minori - I problemi del carcere per adulti, dal sovraffollamento alla carenza di personale, sono diventati gli stessi degli istituti penali per minori, come abbiamo visto negli ipm di Nisida e Bologna dove sono deflagrate le proteste per il trasferimento di 50 neo ventenni tra gli adulti. Così tra gli operatori cresce il timore di non essere più nelle condizioni di investire sulla lenta opera di cambiamento a favore di esigenze contenitive. E se in tanti interpretano come una sconfitta delle istituzioni educative l’annunciata riapertura di 3 ipm (Rovigo, L’Aquila e Lecce), va registrata la realizzazione di 3 nuove comunità rieducative in Lombardia. Dietro ogni ragazzo, autore talvolta di reati gravi, c’è un contesto con una molteplicità di attori che hanno fallito.

Perché con la stessa concretezza (in attesa dei risultati) con cui è stato chiamato un commissario per l’edilizia la premier non affronta anche gli altri bisogni del carcere con i tanti ministri coinvolti? Carcere che non è solo contenitore per 62mila reclusi, ma specchio del mondo di fuori, come per primi sanno gli agenti penitenziari che respirano la stessa aria ferma.

La lettera del detenuto - Tra le reazioni al nostro viaggio, la lettera di P.F., detenuto comune del carcere di Pesaro, che ci ha espresso, tra l’altro, il desiderio di leggere puntate che non aveva. Gli abbiamo spediti gli articoli, come avvenuto con San Vittore, ma sono stati respinti. Ecco, questo mondo potrà cambiare solo quando, anche nei piccoli gesti, tutti concorreranno affinché i detenuti respirino “un’aria diversa”, come disse il Presidente Mattarella. Per questo, anche se tutti noi forse ci crediamo assolti - scrivemmo all’inizio del viaggio parafrasando De Andrè - siamo lo stesso coinvolti.