di Ilaria Dioguardi
vita.it, 3 settembre 2026
Sono 65.661 le persone detenute nelle carceri italiane, nel solo mese di agosto sono aumentate di quasi 900 unità. Se gli ingressi dovessero continuare mantenendo questa media, con 28 ristretti in più al giorno, si supererebbero entro il 31 dicembre 2026 le 69mila unità. I commenti di Patrizio Gonnella (Antigone), Rita Bernardini (Nessuno tocchi Caino) e Luigi Pagano, garante dei diritti delle persone private della libertà personale di Milano. Secondo i dati del ministero della Giustizia, sono 65.661 le persone detenute al 31 agosto 2026, un mese prima erano 64.793: in 31 giorni sono aumentate di 868 unità. Le celle hanno raggiunto un sovraffollamento del 142,1%. “La capienza regolamentare negli istituti di pena è di 51.220 posti, con un totale di 46.193 posti effettivamente disponibili: 150 in meno in solo un mese, 574 in meno da quando è partito il piano carceri del Governo ad inizio 2025”, dice Patrizio Gonnella, presidente di Antigone.
Le celle più sovraffollate in Puglia, Basilicata, Molise e Lombardia - “Siamo ormai ai livelli che costarono la condanna della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nella stagione 2010-2013. Il tetto massimo all’epoca fu di 68.258 presenze a cui, a questi ritmi e senza interventi realmente decongestionanti, si arriverà presumibilmente entro breve”, continua Gonnella. Abbiamo fatto i conti, è proprio così: se gli ingressi in carcere dovessero continuare mantenendo la media di agosto, con 28 ristretti in più al giorno, si supererebbero entro il 31 dicembre 2026 le 69mila unità. “Le celle più sovraffollate sono in Puglia (183,8%), Basilicata (168,1%), Molise (161,6%) e Lombardia (160,2%)”, prosegue. Sono diventati 85 gli istituti con un affollamento superiore al 150%, “tra cui spiccano Lucca (251,4%), Milano San Vittore (225,8%), Foggia (224,2%), Latina (215,6%), Brescia Canton Monbello (209,9%), Lodi (209,3%), Altamura (202%), Taranto (200,2%)”.
“Porre al centro del dibattito pubblico la questione carceraria” - Gonnella sottolinea: “C’è bisogno di porre al centro del dibattito pubblico la questione carceraria in tutta la sua gravità e di farlo da subito. Chiunque vincerà le elezioni nel 2027 rischia di avere a che fare con un’eredità drammatica”. Da quando si è insediato il Governo Meloni, le persone detenute sono passate da 56.225 del 31 ottobre 2022 a 65.661 del 31 agosto 2026: 9.436 in più. “I numeri sono in crescita, i posti sono fermi. E le istituzioni politiche, tutte, insieme alla Magistratura, continuano a non occuparsene” dice Rita Bernardini, presidente di Nessuno tocchi Caino. Nello stesso periodo, i posti regolamentari sono passati da 51.174 a 51.220: appena 46 posti in più. Ancora più grave: i posti regolamentari effettivamente agibili sono scesi da 47.474 a 46.181, cioè 1.293 in meno. “Il sovraffollamento effettivo è passato dal 118,4% a 142,1%. Non è un’emergenza improvvisa, è una crescita documentata e ignorata”, sottolinea Bernardini.
Pagano: “Non c’è una strategia di fondo” - “Non ci sono più parole. Se qualche mese fa la situazione dei penitenziari era drammatica, oggi il dramma è aumentato notevolmente”. Così commenta i nuovi dati del sovraffollamento carcerario Luigi Pagano, garante dei diritti delle persone private della libertà personale di Milano. “Tutto sommato, mi sembra che le carceri, a parte qualche fenomeno, abbiano reagito abbastanza bene al grande caldo, forse perché oramai ci si adatta a tutto. Non vedo una strategia di fondo rispetto al problema penitenziario. Non c’è un progetto che tenga conto di tutte le componenti”, sottolinea. “La Corte costituzionale ha ripetuto tantissime volte che, se si creano nuove fattispecie penali e si aumenta il numero delle persone detenute, bisogna pensare che poi bisogna viverci nei penitenziari. E ci sono anche gli imputati, circa un terzo della popolazione, che vivono nelle carceri pur con un reato non verificato, senza una condanna, in attesa di giudizio, presunti non colpevoli costretti a vivere in una dimensione in cui il sovraffollamento è soffocante e in costante aumento”.
Milano San Vittore: sovraffollato al 225,8% con due reparti chiusi da 20 anni - È il secondo istituto di pena più gremito d’Italia: San Vittore, sovraffollato al 225,8% ma con due reparti chiusi da 20 anni. “È un paradosso. A San Vittore ci sono due reparti chiusi dal 2006, l’ho fatto presente tante volte, prima da direttore, poi da provveditore e anche da vicecapo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, che non potevamo permetterci una situazione del genere, con le carceri sovraffollate”, dice il garante. “La sofferenza delle carceri ricade sugli operatori e sul personale di polizia penitenziaria, che sono esposti alle tensioni”.
Ad agosto sei suicidi in carcere, 42 dall’inizio dell’anno - Secondo il dossier “Morire di carcere” di Ristretti orizzonti, sono 42 i suicidi tra le persone detenute dall’inizio dell’anno, sei nel mese di agosto. “Sicuramente un aumento dei suicidi è colpa del carcere, ma a volte c’è chi tende a leggere una diminuzione del numero di chi sceglie di togliersi la vita in cella come merito di un trattamento specifico: non è così”, sottolinea Pagano. “Il carcere è sempre carcere. Anche in una condizione ottimale, si potrebbe pensare a Bollate, se si aggiunge il sovraffollamento non c’è più una visione. Il carcere di Bollate era riuscito a mantenere una media di 1300 detenuti, ora ne conta 1620 (a fronte di 1267 posti regolamentari, ndr). E la sezione femminile è stata raddoppiata perché si è chiusa quella del carcere di Vigevano”.
La legge per la detenzione in comunità - Il 5 agosto 2026 è stata approvata la legge n. 140 che consente alle persone detenute tossicodipendenti o alcoldipendenti di scontare la pena in comunità. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, durante il question time a Montecitorio, l’ha definito un “provvedimento epocale”. “Innanzitutto, la legge prevede l’istituzione di una specifica Commissione ministeriale che ha il compito di definire i criteri uniformi per certificare il nesso patologico tra la dipendenza e il reato commesso. E questa Commissione non c’è ancora. Poi ci devono essere le strutture. Prima di presentare una misura del genere come risolutiva, bisogna prima mettere le strutture nelle giuste condizioni. Con un aumento costante di persone detenute, non può essere solo questa la soluzione”, puntualizza Pagano. “Moltissimi familiari mi chiamano per cercare di sapere come sta il loro figlio, marito, fratello. Mi dicono spesso che i loro parenti reclusi hanno problemi di natura psichiatrica. Il carcere è molto più complesso di queste norme, che vanno benissimo. Ma le misure alternative già ci stanno, bisogna creare le condizioni. E andavano create prima”.









