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di Teresa Olivieri

Italia Oggi, 23 settembre 2026

La Commissione Giustizia convoca i vertici dell’amministrazione penitenziaria dopo l’allarme del Garante. I posti realmente disponibili sono poco più di 46mila a fronte di oltre 65mila detenuti. La Commissione Giustizia della Camera (la II Commissione permanente) ha deliberato il via libera ufficiale a un’ampia indagine conoscitiva sulle condizioni del sistema penitenziario. Una decisione che nasce da una proposta avanzata da Forza Italia, in particolare dai deputati Enrico Costa, Davide Bellomo, Tommaso Calderone e Pietro Pittalis, ma che si è sbloccata definitivamente dopo l’allarmante relazione annuale del Garante nazionale dei detenuti della libertà personale relativa al 2024, depositata in Parlamento nel giugno scorso.

La situazione nelle carceri - Secondo i dati restituiti in Commissione, la “sovrabbondante popolazione carceraria ha raggiunto a giugno le 64.773 unità” e “le condizioni oggettive di detenzione, dovute alla ristrettezza degli spazi disponibili e alla fatiscenza di parte degli istituti, con un tasso di sovraffollamento pari al 139,5%, rischia di contraddire la finalità rieducativa della pena costituzionalmente prevista, nonché la disciplina e la giurisprudenza eurounitaria in materia”. La Commissione Giustizia convocherà a Roma i principali attori della filiera: i vertici del Ministero della Giustizia, il capo del DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria), i responsabili della giustizia minorile, l’Ufficio centrale di statistica e il Commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria. L’obiettivo finale sarà sintetizzare i dati in una relazione programmatica da tradurre in riforme urgenti.

Gli scogli dell’indagine - Il primo scoglio con cui l’indagine parlamentare dovrà fare i conti è matematico, ma si traduce in una crisi umanitaria. I dati aggiornati del portale “Sovraffollamento Carcerario” evidenziano come l’indice di densità reale a livello nazionale abbia sfondato la soglia critica del 142%, registrando un massimo storico. Sulla carta, i dati ufficiali del Ministero della Giustizia indicano una capienza regolamentare complessiva di circa 51.200 posti. Si tratta però di un numero puramente teorico: le ispezioni rivelano che le carenze strutturali e la manutenzione mancata sottraggono costantemente al sistema oltre 4.500 posti letto, facendo crollare i posti realmente disponibili a poco più di 46.300. Di contro, la popolazione detenuta continua a crescere senza sosta, superando stabilmente le 65.600 presenze effettive.

Quasi 20 mila in eccedenza - Questo scarto genera un’eccedenza cronica di quasi 20.000 persone, ma è l’analisi delle singole realtà territoriali a svelare la gravità della situazione. Come documentato nel rapporto dell’Associazione Antigone, la media nazionale è solo la facciata di una mappa a macchie di leopardo dominata da picchi insostenibili. Intere regioni viaggiano su medie drammatiche, come la Puglia al 180% o il Lazio al 151%, mentre alcuni istituti storici sono ormai al collasso: la Casa Circondariale di Lucca registra un tasso record del 256%, seguita dal Milano San Vittore al 223% e da Latina al 220%.

Spazio calpestabile sotto i 3 mq - All’interno di queste mura, evidenziano gli osservatori, la convivenza forzata si traduce in una sistematica lesione della dignità. Nel 44% degli istituti che sono stati monitorati, lo spazio calpestabile a disposizione del singolo detenuto è inferiore ai 3 metri quadrati, la soglia minima inderogabile che è stata stabilita dalla giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) per non incorrere nel reato di trattamento inumano o degradante. Non è un caso che i reclami presentati e accolti dalla magistratura di sorveglianza per violazione dei diritti fondamentali abbiano registrato un incremento verticale, superando i 6.500 casi all’anno, segno che il sovraffollamento non è più una contingenza logistica, ma una violazione strutturale dello Stato di diritto.

Il tema dell’edilizia carceraria - Resta poi il tema dell’edilizia carceraria. Per sbloccare lo stallo burocratico che da anni paralizza le ristrutturazioni, il governo ha istituito la figura del Commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria, ruolo affidato a Marco Doglio. Il focus dell’indagine conoscitiva della Camera punta i riflettori su un paradosso strutturale: la forte discrepanza tra i grandi piani di stanziamento economico e l’effettiva velocità di apertura dei cantieri.