di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 8 novembre 2024
Ormai non fa più notizia, ma martedì scorso si è suicidato un altro detenuto, questa volta al carcere veneziano di Santa Maria Maggiore. Si tratta di un 41enne, marocchino, arrestato con l’accusa di rapina e resistenza a pubblico ufficiale, fine pena provvisorio fissato a febbraio del prossimo anno, ma - come scrive Gennarino De Fazio della Uil polizia penitenziaria - “ha deciso di non attenderlo o, forse, a suo modo di vedere di anticiparlo, impiccandosi nel primo pomeriggio”. La scorsa settimana, si è suicidato al carcere campano di Santa Maria Capua Vetere un uomo di 53 anni che, a causa del cosiddetto cumulo di pena, si era ritrovato a scontare 10 anni di carcere per piccoli furti dovuti alla sua tossicodipendenza. Giungiamo così a 79 suicidi, anche se, secondo i dati ufficiali del Dap, siamo a 75. Resta il fatto che siamo a un passo dal superare il tragico record annuale del 2022 di 85 suicidi, mentre lo scorso anno sono stati 70. L’unica soluzione rimasta, come è indicato nell’appello pubblicato recentemente su Il Dubbio, è un provvedimento generalizzato di clemenza, nella misura minima necessaria di due anni di amnistia e di indulto. I dati aggiornati confermano che è stato sfondato il muro dei 62mila detenuti: un sovraffollamento record.
Dai dati analizzati dal Garante nazionale delle persone private della libertà, si rileva che delle 75 persone morte per suicidio, 73 erano uomini e 2 donne. Riguardo alla nazionalità, 42 erano italiane (pari al 56%) e 33 straniere (pari al 44%), provenienti da 15 diversi Paesi. Il dato più significativo è che le sezioni maggiormente interessate sono quelle a custodia chiusa, con 64 casi (pari all’ 85%), mentre in quelle a custodia aperta sono stati registrati 11 casi (pari al 15%). L’analisi del Garante nazionale evidenzia l’impatto del sovraffollamento nelle carceri italiane sugli eventi critici, ossia quegli episodi che riflettono il disagio dei detenuti e l’instabilità all’interno degli istituti penitenziari. L’analisi mostra una preoccupante correlazione: con l’aumento della popolazione carceraria, si è osservato un incremento significativo di episodi critici, come aggressioni, atti di autolesionismo, tentativi di suicidio, suicidi, omicidi e aggressioni fisiche nei confronti del personale penitenziario e amministrativo.
Esaminando i dati relativi al periodo 1° gennaio 4 novembre del biennio 2023- 2024, emergono alcune cifre allarmanti. In questo arco di tempo, il numero totale degli eventi critici è cresciuto notevolmente. Gli atti di aggressione sono passati da 4.520 nel 2023 a 4.869 nel 2024, registrando un aumento di 349 casi. Ancora più preoccupante è il dato relativo agli atti di autolesionismo, che sono aumentati di 448 unità, passando da 10.606 a 11.054. Le urgenze sanitarie, ovvero i trasferimenti urgenti in ospedale con o senza ricovero, sono aumentate di 724 episodi, da 12.007 a 12.731. Alcune categorie di eventi critici mostrano una diminuzione: per esempio, gli atti di contenimento sono scesi da 712 a 695, mentre i decessi per cause naturali sono passati da 130 a 115. Tuttavia, è rilevante il drastico aumento dei suicidi, che da 55 sono arrivati a 75, e delle manifestazioni di protesta collettiva, salite da 897 a 1.284. Anche le rivolte, seppure rare, hanno triplicato la loro frequenza, passando da 2 episodi nel 2023 a 6 nel 2024. Inoltre, le violazioni delle norme penali interne sono in crescita: dalle 10.470 del 2023 sono arrivate a 12.783 nel 2024, con una particolare incidenza delle aggressioni fisiche al personale della Polizia Penitenziaria, che sono aumentate di 354 casi, e al personale amministrativo, aumentate di 20 unità. Questi dati forniscono un quadro allarmante della situazione nelle carceri italiane, confermando come il sovraffollamento possa contribuire in modo sostanziale ad acuire le tensioni e a peggiorare le condizioni di sicurezza e di vivibilità all’interno degli istituti di pena. Ma il governo che fa? Risponde con l’introduzione di nuovi reati. Come ha ricordato sull’Huffington Post il garante del Lazio, Stefano Anastasìa, nel frattempo s’avanza un disegno di legge, anch’esso in nome della sicurezza, che potrebbe moltiplicare il numero delle persone detenute, trattenendo in carcere ad libitum i protestatari e aggiungendovi quelli che le proteste le fanno fuori.











