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di Giuliano Foschini

La Repubblica, 1 aprile 2025

Opposizione e sindacati critici per lo stallo sulla nomina del capo del Dap. Caccia all’alternativa, si valuta il giudice Ardita. Ieri nuovo suicidio, è il 25esimo. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, assicura: “È una questione che sarà risolta a breve”. Il sottosegretario, Andrea Delmastro, è certo che alla fine andrà come lui ha sempre voluto: ricomposta la frattura con il Quirinale, “solo di tipo formale”, ha ripetuto in questi giorni, non c’è alcun motivo per cui Lina Di Domenico, “una donna tra l’altro e assai valida”, non debba diventare il capo del Dipartimento di amministrazione penitenziaria. A chi ieri sussurrava qualche alternativa - su tutti Sebastiano Ardita, magistrato esperto, per 9 anni direttore generale del dipartimento detenuti e trattamento del Dap - veniva risposto che no, Delmastro, non cederà mai.

Dopo la denuncia di Repubblica, in Parlamento è scoppiato il caso carceri: in uno dei momenti di massima tensione per le carceri italiane, il Dap è infatti senza guida. E le opposizioni sono andate all’assalto della maggioranza: Partito democratico, Avs, Italia Viva, così come i sindacati, hanno chiesto al governo di intervenire immediatamente. Ieri c’è stato il 25esimo suicidio dall’inizio dell’anno nelle nostre case circondariali - si è tolta la vita a Bollate, Francesca Brandoli, 52 anni, e al conto va aggiunto un operatore della penitenziaria -, in questi primi mesi del 2025 si contano due morti ogni settimana, una strage superiore persino a quella del 2024 quando si è registrato il record negativo di morti dietro le sbarre.

Dietro la mancata nomina al Dap c’è lo scontro istituzionale tra il ministero della Giustizia e Quirinale. Nordio - anche se sarebbe più corretto dire Delmastro - a fine dicembre, dopo le dimissioni di Giovanni Russo, andato via proprio in polemica con il sottosegretario di Fdi, scelse Di Domenico, persona di stretta sua fiducia, per la successione. Ex magistrata di sorveglianza, ben voluta dal corpo (chi guida il Dap diventa il capo della Penitenziaria) considerata da tutti seria e competente, era pronta a prendere l’incarico. Il 20 dicembre scorso il ministero della Giustizia chiede infatti al Csm “il collocamento fuori ruolo con l’incarico di Capo del dipartimento” e l’8 gennaio il Consiglio delibera il fuori ruolo “per assumere, con il suo consenso, l’incarico”. Sembrava tutto fatto. Ma nessuno avesse avvisato il Quirinale da cui la nomina dipendeva. Visto che spetta al presidente della Repubblica, in qualità di capo delle forze armate, la ratifica finale.

Da qui lo stallo che continua da più di tre mesi. Ieri Nordio ha provato a rasserenare l’animo promettendo una “risoluzione a breve: ma il capo del Dap - ha detto al Tg3 - non risolverà certo il problema del sovraffollamento e dei suicidi. I pezzi di Penitenziaria più vicini al governo ieri facevano notare come “la vera vicenda senza precedenti” non fosse la mancata nomina “ma- scrive il segretario generale aggiunto del Sappe, Giovanni De Blasis - la mancata autorizzazione a un reparto della Penitenziaria di assumere la guardia d’onore al Quirinale nel giorno della festa del corpo”. Duri invece gli altri sindacati e le opposizioni. “Mai nella storia era accaduto che un ministro abbia consentito a un sottosegretario di prendere in mano la situazione così come fa Delmastro: comanda tutto lui e dispone trasferimenti di comandanti”, sostiene il segretario dell’Organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria, Leo Beneduci. “Ancora una volta il ministro Nordio viene commissariato dal suo stesso sottosegretario”, dice la dem Debora Serracchiani, mentre Ilaria Cucchi di Avs rincara: “È evidente a tutti che Delmastro non può più occuparsi del Dap”.