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di Alessandro Trocino

Corriere della Sera, 25 luglio 2025

Fatto un piano, si passa al prossimo. Non c’è bisogno di applicarlo, non è necessario mettere in pratica quelle misure attuative che avrebbero lo scopo di trasformare l’annuncio in realtà, di trasformare le misure proclamate a mezzo stampa in interventi efficaci. Basta il pensiero. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio - dopo un silenzio durato un anno - ha dato mostra all’improvviso di accorgersi del problema del sovraffollamento e dei suicidi e ha annunciato alcune “nuove” misure a mezzo stampa. Le reazioni dei tecnici, dei garanti, degli avvocati, degli esperti che ci lavorano tutti i giorni, sono state sconsolate.

Valentina Calderone, garante delle persone private della libertà di Roma, ha scritto: “Leggo l’annuncio e mi prende quella inafferrabile sensazione di déjà vu. Da qui a tornare indietro a luglio 2024 è un attimo. Spoiler: anche con i provvedimenti dello scorso anno, poi, nel concreto, non si è risolto niente di niente”. Più sintetico Patrizio Gonnella, presidente di Antigone: “È una presa in giro”.

Sono reazioni prevenute? C’è un eccesso di sfiducia, una diffidenza ideologica nei confronti del Guardasigilli? Vediamo. E torniamo indietro proprio al 4 luglio 2024. Allora il governo emana il decreto Carceri (D.l. n.92, conv. l. n. 112 dell’8 agosto 2024), che ribattezza “Carcere sicuro” (per stare semanticamente a distanza da qualunque idea di “svuota carceri”). Sicuro per chi, verrebbe da chiedersi? Ma, a parte la questione lessicale, cosa prevedeva? Riassumendo: l’assunzione di mille agenti di polizia penitenziaria; la nomina di un commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria (Marco Doglio) con il compito di recuperare spazi nelle caserme e nei cortili e installare container prefabbricati; una (asserita) semplificazione delle norme sulla liberazione anticipata; l’idea di un Albo delle comunità per ospitare detenuti con dipendenze e per alcuni tipi di reati minori; l’aumento delle telefonate per i detenuti; l’indurimento del 41 bis.

Eccoci a luglio 2025, è passato un anno (e una manciata di giorni). Nordio allora diceva: “Il decreto Carcere sicuro è un intervento vasto e strutturale che - senza indulgenze gratuite e segnali di sciatteria - affronta in maniera organica il problema e avrà un impatto sul numero di reclusi che non sarà insignificante. Già a settembre vedremo dei risultati”.

E dunque, è stato un intervento “vasto e strutturale?”. Ha avuto un impatto “non insignificante”? E se era vasto, strutturale, e dunque risolutivo, c’era bisogno di fare un altro piano? C’era, evidentemente, se il 22 luglio, tre giorni fa, il Consiglio dei ministri l’ha approvato. Ma, a proposito, che ne è stato del decreto del luglio 2024?

Ce lo ha detto il 4 luglio di quest’anno Luigi Ferrarella, la “Cassazione” dei cronisti giudiziari, in un corsivo sul Corriere che cominciava così: “Buon compleanno al decreto-legge n.92 del 4 luglio 2024 sulle carceri, ma ancora senza decreto attuativo che pure era previsto entro 6 mesi: ora, come candelina, il Ministero della Giustizia accenderà forse un’azione disciplinare nei confronti di sé stesso?”.

Domanda retorica, naturalmente. Che ne è stato, dunque, delle misure annunciate lo scorso anno? Sostanzialmente nulla. Il numero di telefonate è rimasto lo stesso e l’albo delle comunità si è perso nelle brume di Palazzo Chigi. Del resto la legge demandava al decreto attuativo la definizione dei criteri per formare queste strutture. E il decreto attuativo è rimasto nel cassetto. Insieme ai chiarimenti necessari per la procedura di concessione della “liberazione anticipata”. Quanto ai nuovi posti, qualcuno doveva arrivare già nel 2025, ma nessuno li ha visti.

Ed eccoci a oggi. Il nuovo piano prevede tre misure. La prima è quella di costruire nuove carceri o trovare nuovi posti per i detenuti. Verrebbe da sbadigliare o da piangere, visto il pregresso di piani edilizi finiti nel nulla (qui ne avevamo fatto una breve storia) e l’infinito numero di volte in cui si è detto e ripetuto che bisogna affidarsi al calcestruzzo per risolvere il sovraffollamento. L’idea, la stessa dell’anno scorso, è quella di installare dei container prefabbricati nei cortili delle carceri esistenti (visto che c’è così tanto spazio a disposizione) o di riadattare caserme abbandonate. In pratica si vogliono mettere in posti già sovraffollati delle mini casette tipo terremotati che, semmai si faranno, non paiono le più adatte per “un’umanizzazione della pena”

L’ex garante nazionale Mauro Palma ha inviato, via “Domani”, una lettera alla premier Giorgia Meloni, per farle gli auguri per i mille giorni di governo. Auguri un po’ particolari. Palma ha ricordato che in mille giorni le persone ristrette in carcere sono aumentate di 6.503 (da 58.225 a 62.728). Dall’insediamento del governo, i detenuti sono aumentati a un ritmo di 6,5 al giorno mentre i posti regolamentari solo di uno ogni otto giorni (solo 126 posti in più).

Se, e sottolineiamo due volte “se”, si realizzeranno come promesso da Doglio 15 mila nuovi posti da qui al 2028, non basteranno. Perché già oggi c’è un sovraffollamento di 16 mila detenuti. Se continua questo trend - e non può che peggiorare, vista la pletora di nuovi reati e i continui aggravamenti di pena - ci saranno nei prossimi tre anni altri 6-7 mila detenuti da stoccare. Un circolo vizioso, che non si vuole spezzare. E che è di quasi impossibile realizzazione: se non altro perché, nonostante l’assunzione lo scorso anno di mille agenti di polizia penitenziaria, secondo Gennarino De Fazio della Uilpa, ne mancano ancora ben 18 mila.

La seconda misura è quella mirata a introdurre procedure più rapide per concedere la liberazione anticipata. Sì, l’avete già sentita: è la stessa idea dell’anno scorso. Quest’anno, il ministro la condisce con una cifra - la stima di 10 mila detenuti che potenzialmente potrebbero uscire - e la creazione di una task force - sport nazionale - che a settembre (anche questa l’avete già sentita) “produrrà i primi risultati”. Difficile, vista la cronica carenza di magistrati di sorveglianza, funzionari e cancellieri, che già oggi non riescono a tenere dietro all’ordinario.

La terza misura è l’aumento delle telefonate per i detenuti (già, esattamente la stessa dello scorso anno): si passerebbe da una alla settimana a ben sei al mese. Non esattamente quella telefonata al giorno che chiedevano in tanti e che in molti Paesi esteri è già ammessa.

Stefano Anastasia, garante del Lazio e docente di Filosofia del diritto, commenta così: “Il ministro Nordio ancora una volta non risponde all’urgenza del sovraffollamento, rinviando ai magistrati la responsabilità di concedere la liberazione anticipata ordinaria, al commissario straordinario gli avveniristici progetti di nuove carceri senza personale e chissà a chi il trasferimento in comunità di tossicodipendenti che non riescono ad andarci”.

Luigi Manconi, intervistato dall’Huffington Post, è duro: “Quando parla di 10 mila detenuti da liberare, Nordio evoca numeri a caso. Ha umiliato le speranze riposte in lui”. Spiega il sociologo, già primo garante dei detenuti, che “continuerà indisturbata la disumanizzazione del carcere e la carneficina dei suicidi”. E aggiunge ironicamente che si è molto preoccupato quando il sottosegretario Andrea Del Mastro Delle Vedove - quello dell’“intima gioia” per la sofferenza dei detenuti - ha definito “per ben tre volte epocali queste misure”.

Le proposte della società civile, dei garanti, degli avvocati e di una parte della politica non sono state prese in considerazione da Nordio (che l’Unità definisce “L’illusionista”). Non l’amnistia e l’indulto, naturalmente. Ma neanche la proposta Giachetti, che consentirebbe di allargare automaticamente le maglie della liberazione anticipata, progetto che è stato cautamente apprezzato persino da Ignazio La Russa. Ma non è bastato, così come non sono bastate le cronache molto informate di Gianni Alemanno da Rebibbia. E dunque, per ora bisogna accontentarsi dalla dichiarazione di principio del ministro: “La nostra coscienza civile e cristiana si ribella a situazioni che sono contrarie allo spirito di umanità”. E i 120 ventilatori regalati dal Consiglio nazionale forense per i detenuti costretti a stare in celle da 40 gradi? Bel gesto, anche se forse ci doveva pensare il ministero. Comunque meglio dell’Alligator Alcatraz trumpiano, bisogna accontentarsi. Per il resto, appuntamento al luglio 2026 per una nuova estate, un nuovo conteggio dei suicidi e un nuovo piano (molto piano) “ampio e strutturale”.