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di Simona Musco

Il Dubbio, 8 agosto 2026

L’azzurro sull’ex braccio destro di Nordio: “Non le riconosco alcun ruolo. Il carcere è in crisi, non basta leggere le carte: la politica venga a vedere”. Più dell’indagine conoscitiva sulle carceri voluta da Forza Italia, a fare rumore è stata la reazione di chi quel dossier lo ha gestito fino a poche settimane fa. L’iniziativa dei deputati azzurri Tommaso Calderone, Enrico Costa, Pietro Pittalis e Davide Bellomo ha infatti fatto emergere una crepa interna alla maggioranza. A renderla evidente è stato il commento di Giusi Bartolozzi, ex capo di gabinetto di Carlo Nordio e oggi consigliera giuridica del ministro per gli Affari europei Tommaso Foti.

Condividendo il post con cui Calderone rivendicava il via libera all’indagine, Bartolozzi ha scritto: “Forse l’onorevole Calderone è passato all’opposizione e non me ne sono accorta...”. Una battuta che, nella sostanza, contesta la scelta di un partito di maggioranza di chiedere un’indagine conoscitiva su un settore governato dalla stessa maggioranza.

“La signora Bartolozzi non è una mia interlocutrice, non ho nulla da risponderle. È una persona a cui io non riconosco alcun ruolo: è consulente giuridica di un altro ministro, si occupi di quello”, dice al Dubbio Calderone. Che poi vuole passare oltre, parlare del senso dell’iniziativa, e non certo per replicare all’ex capo di gabinetto di via Arenula: l’argomento, ci dice, è chiuso. “È Forza Italia, non Calderone, ad aver chiesto un’indagine conoscitiva, che è stata deliberata all’unanimità dalla Commissione: tutti i partiti, sia di maggioranza sia di opposizione, hanno aderito alla nostra richiesta”, spiega. Insomma, nessuna tensione all’interno, sembra voler dire. Ma a che serve questa indagine conoscitiva? I dati ministeriali forniti da Bartolozzi non c’entrano. “È uno strumento diverso, che si sviluppa su più livelli: per esempio anche le visite sul posto per rendersi conto di persona delle situazioni del carcere, cosa che certamente non si può fare solo analizzando le carte. In questo modo potremo audire il personale della Polizia penitenziaria, gli operatori che ci lavorano, come gli assistenti sociali, le associazioni, la sanità penitenziaria, possiamo capire come funziona il centro clinico, laddove è presente”. Anche perché lo stato dell’arte è chiaro: “Lo chiedo a lei: possiamo dire che le carceri italiane in questo momento godono di buona salute? Possiamo dire che non c’è sovraffollamento? Possiamo dire che la Polizia penitenziaria è a pieno organico? Possiamo dire che le strutture, anche in termini di controlli e sicurezza, sono all’altezza? Possiamo dire che non entrano in carcere telefonini, droga e quant’altro sfuggendo ai controlli, così come condivisibilmente ha detto il procuratore della Repubblica di Palermo, Maurizio De Lucia?”. La risposta è scontata: non possiamo dirlo.

“Che le carceri siano in un momento di grandissima difficoltà e che il sistema sia in crisi è un dato obiettivo - aggiunge Calderone -. La politica, oltre a tentare di scrivere leggi, deve rendersi conto esattamente di quello che sta succedendo. L’indagine conoscitiva è proprio lo strumento fondamentale da cui partire, indipendentemente dai numeri, perché andremo a vedere come stanno le cose a tutto tondo”.

Quindi è ancora in maggioranza? “Assolutamente sì, sono responsabilmente in maggioranza; non in maniera fideistica o, peggio ancora, ottusa, ma responsabilmente”. La distanza sul tema carcere tra Forza Italia e Fratelli d’Italia, però, è innegabile. “Il Presidente Berlusconi ci ha indicato la strada, che è la nostra. Noi ci stiamo battendo perché chi ha da scontare una pena la sconti nella migliore maniera e in condizioni di umanità. Credo che questo concetto non sia né di destra né di sinistra. Poi, per carità, in una coalizione con più anime è chiaro che c’è chi ha un’impronta più garantista, ma questo sta nelle cose: Forza Italia non la pensa esattamente come la Lega o Fratelli d’Italia. È una coalizione, non è un partito unico né un pensiero unico. Alla fine però riusciamo a ragionare: su questo testo abbiamo ragionato tutti insieme e siamo arrivati all’unanimità”.

Le parole di Calderone arrivano in una fase di crescente attrito tra Forza Italia e Fratelli d’Italia sui temi della giustizia. Dopo un primo confronto tra Carlo Nordio e i capigruppo della maggioranza, il secondo vertice è stato rinviato poche ore prima dell’inizio e non è mai stato riconvocato. Restano aperti i dossier sulle intercettazioni, sulla responsabilità civile dei magistrati, sull’utilizzo degli smartphone e sul riconoscimento facciale, sui quali gli azzurri continuano a rivendicare una linea più garantista.

Anche sul carcere le sensibilità non coincidono. L’allarme lanciato dal procuratore di Palermo Maurizio De Lucia sull’influenza della criminalità organizzata negli istituti penitenziari, criticato da Nordio con fastidio, è stato invece condiviso da Calderone, che su Repubblica si era pure chiesto polemicamente: “Perché non si è riusciti ancora a fare niente sulla riforma della custodia cautelare? Il sovraffollamento, in questo momento ci sono 62mila detenuti, crea distorsioni che possono andare fuori controllo”. Insomma, che la gestione delle carceri non sia da considerare un fiore all’occhiello di questo governo è chiaro. Bartolozzi, dal canto suo, non ci sta.

“Non si può fare populismo su questi temi attivando indagini conoscitive. Il ministero ha tutti i dati, reali, e l’onorevole Calderone poteva accertarsene. Altra cosa è cercare, insieme, di individuare le giuste misure”, ha scritto, rivendicando gli investimenti già stanziati dal governo per il sistema penitenziario. “Il governo Meloni ha certamente fatto moltissimo”. Segno che il dossier carceri potrebbe diventare uno dei principali terreni di confronto tra gli alleati.