di Irene Famà
La Stampa, 16 dicembre 2025
Negli ultimi 3 anni sono stati almeno 60 i detenuti fuggiti dalle carceri. Khan Nasir, pakistano di trentuno anni, avrebbe dovuto comparire ieri in tribunale per reati legati allo spaccio di droga. Dicono che sia “uno pericoloso” e il direttore del carcere di Trieste avrebbe chiesto di disporre “rigorosissime misure di sicurezza per impedirgli di evadere”. Eppure lui, l’altro giorno nel tardo pomeriggio, approfittando dell’ora d’aria, si è nascosto sotto un telone. Poi, atteso il momento giusto, ha scavalcato il muro di cinta del penitenziario, ha raggiunto un cantiere lì vicino ed è fuggito in strada.
Le ricerche sono in corso, ma la storia di Nasir accende un faro sulla situazione delle carceri italiane. Con un sovraffollamento che si aggira intorno al 140% (con picchi anche del 400%) e con un personale sempre più ridotto. Problemi che hanno sfilacciato anche i rapporti tra molti sindacati della polizia penitenziaria e il ministero. E Aldo Di Giacomo, segretario generale del Spp, lo dice chiaro: “Dalle carceri italiane si fugge come se fosse un gioco di ragazzi, passiamo dalla drammaticità al ridicolo”. Chiede le dimissioni del sottosegretario al ministro della Giustizia Andrea Delmastro: “È lui il “deus ex machina” del sistema penitenziario eppure continua a far finta di nulla. Continua ad agire come se le evasioni, i suicidi, le aggressioni, le rivolte, non accadano”.
Dal sindacato accendono un faro sulle evasioni, dicono che l’Italia “ha la media più alta in Europa” e snocciolano numeri. Undici le evasioni tra il 2021 e il 2022, sessanta circa tra il 2023 e il 2024. E ancora. Sessantasei i suicidi in cella, ad ottobre 2025. L’ultimo a Verona Montorio, dove un detenuto sulla cinquantina si è impiccato con le lenzuola. Accusato di maltrattamenti in figlia, tre giorni prima il Tribunale del Riesame aveva rigettato la sua richiesta di rilascio. Detenuti che si tolgono la vita perché non vedono speranza fuori dal carcere. E dietro le sbarre, racconta chi nei penitenziari ci lavora, comandano sempre di più gli esponenti della criminalità organizzata che riescono a gestire faccende di droga e non solo. Solo ieri, a Poggio Reale, è stato sequestrato dagli investigatori un chilo di stupefacente.
“I penitenziari italiani stanno diventando terra di nessuno”, denunciano dai sindacati. E ricordano i tre omicidi avvenuti quest’anno nelle carceri. “Omicidi, capisce? Parliamo di omicidi”. L’ultimo è quello di Francesco Valeriano, quarantacinque anni, finito in coma dopo essere stato aggredito da altri detenuti a Rebibbia. Quattromila, invece, poliziotti finiti in ospedale per essere stati aggrediti durante delle rivolte. Il piano assunzioni del Ministero? “Non basta. Non compensa i pensionamenti. Per stroncare traffici di droga e telefonini e così sia servono almeno settemila agenti”. Di Giacomo insiste: “Delmastro si deve dimettere. Così non si negherà più la gravità della situazione e si potrà ridare dignità al nostro sistema penitenziario che è già considerato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, il peggiore d’Europa”.









