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di David Allegranti

La Nazione, 11 settembre 2022

Ci sono voluti cinquantanove suicidi in carcere, ma alla fine qualcosa si muove (seppur molto timidamente) anche tra i partiti. Venerdì 16 settembre a Roma, al Palazzo Santa Chiara, Stefano Anastasia, portavoce della Conferenza dei Garanti territoriali nominati dalle Regioni, dalle Province e dai Comuni italiani, ha organizzato un dibattito sul carcere con i partiti in vista delle elezioni politiche.

Una lodevole iniziativa che merita attenzione. Anche perché sarà interessante vedere chi ha raccolto l’invito di Anastasia e chi no. Per ora ci saranno Francesco Paolo Sisto (Forza Italia), Anna Rossomando (Pd), Gennaro Migliore (Azione-IV), Riccardo Magi (+Europa), Giuseppe De Cristofaro (Verdi-SI). Gli organizzatori aspettano una risposta da Lega, FdI e M5S.

Ma perché per la politica è così difficile occuparsi di carcere? Giro la domanda al filosofo del diritto Emilio Santoro, professore all’Università di Firenze: “Per la politica occuparsi di carcere è praticamente impossibile senza un grande atto di civiltà di tutti i partiti, che dovrebbero convenire di condividere il principio costituzionale che sancisce il dovere dello Stato di non infliggere trattamenti contrari al senso di umanità, garantire i diritti fondamentali di tutte le persone detenute e configurare una pena che mira al loro reinserimento sociale”.

Insomma, dice ancora Santoro, “senza un accordo di questo tipo è impossibile per un partito proporre serie riforme del carcere lasciando agli altri lo spazio di cavalcare il risentimento sociale contro Caino”.

È indicativo, prosegue Santoro, “che l’abolizione della pena di morte in Italia come negli altri paesi è avvenuta sempre grazie a un accordo più o meno esplicito che nessun partito significativo avrebbe fatto campagna elettorale contestando la sua abolizione e chiedendone il ripristino. Dove questo accordo non c’ è stato, vedi gli Usa, la pena di morte è tutt’ora in vigore. Va anche sottolineato che quello che viene chiamato il boom carcerario, cioè il forte e progressivo aumento del numero dei detenuti in tutto il mondo occidentale fa seguito alla scelta di Ronald Reagan prima e Margaret Thatcher poi di fare campagne elettorali basate su slogan come ‘duri contro il crimine’, ‘guerra alla droga’, ‘tolleranza zero’... Dato i successi elettorali di queste campagne tutti hanno fatto proprie queste tematiche a destra come a sinistra”.

Paradigmatico, osserva Santoro, “è il caso di Lula, primo presidente brasiliano del partito dei lavoratori, che fa un propagandato viaggio a New York per studiare la tolleranza. La concorrenza elettorale ha provocato una spirale in cui destra e sinistra gareggiavano a proporre politiche più repressive o nel mostrare che erano più capaci di espellere gli stranieri”. Questioni che verranno senz’altro affrontate nell’incontro di venerdì prossimo a Roma.