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di Eleonora Martini

Il Manifesto, 9 luglio 2026

In piena sfida a destra in fatto di “remigrazione”, Fratelli d’Italia rilancia con una proposta di legge presentata ieri alla Camera che prevede il rimpatrio forzato degli immigrati extra Ue con condanne definitive superiori a un anno, al fine di far “scontare la pena nel Paese d’origine”. Un provvedimento che, ha spiegato il capogruppo dei deputati meloniani Galeazzo Bignami illustrando il testo, alleggerirebbe anche il sovraffollamento carcerario perché si potrebbe applicare, secondo gli obiettivi propagandistici di Fd’I, alla platea dei circa 16 mila detenuti di origine straniera, ossia il 29,8% dei 49 mila condannati in via definitiva che al 30 aprile 2026 risultavano detenuti nelle carceri italiane.

Nella stretta, resasi possibile “grazie alle modifiche ottenute da Giorgia Meloni in sede europea”, sostiene Bignami riferendosi al nuovo Patto Ue su asilo e migrazioni recentemente completato inseguendo i consensi dell’estrema destra, si prevede anche l’estensione del numero di reati che consentono la revoca della cittadinanza italiana acquisita da persone condannate in via definitiva e dichiarate socialmente pericolose. Le finalità della pdl sarebbero, come recita il testo, “volte a rafforzare la tutela della sicurezza pubblica mediante l’introduzione di una disciplina del trasferimento, ai fini dell’esecuzione della pena, dei cittadini di Stati non appartenenti all’Ue condannati con sentenza irrevocabile, per reati non colposi”, a pena detentiva superiore a un anno.

“Il trasferimento - recita l’art. 2 - costituisce modalità ordinaria di esecuzione della pena e non richiede il consenso del condannato, salvo quanto previsto dal diritto internazionale e dal diritto dell’Ue”. Fd’I spera in un “iter veloce” per la pdl che sarebbe, azzarda Giovanni Donzelli, in alternativa agli “svuota carceri proposti dalla sinistra”: “Piuttosto che rimettere in libertà chi ha commesso reati - dice il responsabile organizzazione del partito - è più semplice trovare modalità alternative per scontare la pena nel proprio Paese d’origine”.

Essendo, secondo l’ultra destra italiana, “inammissibile che gli italiani debbano anche pagare il costo della detenzione” degli immigrati. Naturalmente non sfugge il fatto che i rimpatri forzati, oltre ad essere costosi, necessitano di “accordi bilaterali o multilaterali applicabili” con gli Stati ai quali - recita l’articolo 3 della pdl - il ministro della Giustizia si rivolgerà per chiedere l’esecuzione della pena. Paesi in ogni caso considerati “sicuri” dall’Ue. Il divieto di reingresso in Italia del condannato trasferito è assicurato dall’art. 8 della proposta di legge.

Populismo a parte, è largamente prevedibile che l’iniziativa del partito di Giorgia Meloni, semmai approvata, non inciderebbe di uno zero virgola sul sovraffollamento penitenziario. E non eviterebbe neppure le possibili sanzioni che la Corte europea dei diritti dell’uomo potrebbe comminare all’Italia a breve, quando arriveranno a sentenza i ricorsi presentati, insieme all’associazione Altro diritto, da centinaia di detenuti del carcere di Sollicciano, quello che il Gip di Firenze Alessandro Moneti ha posto in gran parte (7 sezioni) sotto sequestro per via delle pessime “condizioni igienico sanitarie delle celle e di alcuni spazi comuni”, in violazione alle norme sul lavoro. Sequestro al quale il Dap, ossia il ministero di Giustizia, si è opposto davanti al tribunale del Riesame, che deciderà nei prossimi giorni.

L’inchiesta coordinata dalla pm Christine Von Borries, come anticipato da La Nazione, contiene i 446 reclami presentati da detenuti dell’istituto fiorentino tra il 2023 e il 2026, periodo nel quale si sono registrati 7 suicidi e 195 tentativi di suicidio. “Circa 200 dei detenuti ricorrenti sono stati assistiti da Altro diritto”, riferisce al manifesto il direttore scientifico Emilio Santoro, docente di Filosofia del Diritto. “Una parte di questi - precisa - ha chiesto lo sconto di pena per condizioni inumane e degradanti, e altri hanno chiesto l’immediata interruzione di quelle condizioni di detenzione. Il tribunale ha concesso al Dap 60 giorni di tempo per risanare le celle oppure il trasferimento immediato, soluzioni comunque di difficile applicazione visto che anche gli altri carceri sono al limite della capienza. Interessante però notare che tra i ricorsi accolti, gli sconti di pena sono arrivati fino a 10 o 11 mesi. Il che vuol dire che alcuni detenuti hanno vissuto in condizioni inumane e degradanti per più di 3 mila giorni”.