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di Mario Bertolissi

Corriere della Sera, 2 gennaio 2026

Non è una novità, anche perché l’articolo 27, 3° comma, della Costituzione è in vigore dal 1° gennaio 1948. Stabilisce che “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Non è una novità il fatto che “Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti”, perché sta scritto nell’articolo 5 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 10 dicembre 1948 e, con analoghe parole, nell’articolo 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 1950.

Insomma, non è una novità che le carceri non possono essere luogo di perdizione e di insulto alla dignità della persona, anche la più oggettivamente abietta. Perché, soggettivamente, rimane sempre un mistero - come tale, inspiegabile - ciò che fa di un uomo, un uomo; e non, invece, qualcosa d’altro per abbruttimento e ferocia. Anche per questo, lo spazio accordato alla rieducazione si può dire naturale. Come lo è l’eguaglianza, da ripristinare, in qualche modo, quando le circostanze di fatto l’hanno esclusa. Per nascita, educazione, ricchezza, salute, speranza… Insomma, uno è quello che è per meriti e demeriti suoi. Ma anche per qualcosa d’altro.

L’aveva capito Papa Giovanni XXIII. Lo rivelò, quando visitò i carcerati di Regina Coeli. Dopo di lui, tra gli altri, Papa Giovanni Paolo II, nel corso di una significativa presenza dinanzi alle Camere riunite in seduta comune. E non mancò di sottolineare, con singolare energia, questo drammatico problema il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, sollecitato in ciò da Marco Pannella. Di lui, si dice così: “Nel 1956 è stato tra i fondatori del Partito radicale, del quale è stato successivamente segretario, conducendo numerose campagne per i diritti civili”.

Fu parlamentare italiano ed europeo, determinato, quanto nessun altro, anche attraverso ricorrenti scioperi della fame e della sete, nel proclamare l’indecenza delle patrie galere: sovraffollate, votate ad accogliere una popolazione di reclusi inattiva, abbandonata a sé stessa. Carceri, popolate di vite di derelitti, cui si addice la qualifica di resti dell’umanità. Carceri, che accolgono anche madri recluse, con accanto i loro piccoli figli, obbligati ad apprendere un lessico innaturale estraneo alla loro età, alla loro sensibilità, al loro destino. Quanto sia maledetta l’esperienza vissuta dai carcerati lo si apprende soltanto dall’ascolto di Radio Carcere. Da una trasmissione settimanale di Radio Radicale, che, da decenni, dà voce a fatti e misfatti, che dovrebbero addolorare ogni coscienza sensibile nei confronti della solidarietà umana. Dall’ascolto, si apprendono un’infinità di notizie, che riguardano la condizione miserabile di numerosissime case di reclusione; la solitudine di giovanissimi, giovani e meno giovani; la disperazione di chi è privato della libertà ed è preoccupato di quando la riacquisterà, perché la società sarà, nei suoi confronti, naturalmente ostile; chi è ammalato e non dispone di cure adeguate, se non, come spesso accade, di alcuna cura. E si potrebbe continuare, perché l’elenco è sconfinato. In mezzo a questo universo di situazioni drammatiche, c’è spazio, tuttavia, per il bene.

Ne danno prova i giudici di sorveglianza, i direttori delle carceri, i garanti dei reclusi, quanti visitano persone e strutture. È qui che eccelle l’opera del radicale Marco Pannella e del Partito radicale, il quale - come si è accennato - propone e ripropone, costantemente, lo stesso messaggio, che ha di mira ciò che il Costituente ha reso doveroso per la Repubblica: diffondere all’interno del sistema carcerario il “senso di umanità”: quel senso, che è in grado di riscattare chiunque, se è disposto a divenire - lo dico con le parole di Papa Giovanni XXIII - “uomo di buona volontà”.

Chi ha dimostrato di non averla finora - alcuna “buona volontà” - è la Repubblica, qui, davvero, “una e indivisibile”. A 77 anni dall’entrata in vigore della Costituzione, non vi è un suo uomo di governo, che possa giustificare un’inerzia perenne. Sicché, le sollecitazioni ricorrenti a ben fare hanno il senso rauco del vuoto, che non lascia né ben presagire, né ben sperare. Silenzio assoluto sul lascito di Marco Pannella.