di Domenico Marino
Avvenire, 7 settembre 2025
Da Cosenza a Napoli, da Avellino ad Opera ad altre carceri ancora. La scoperta di cinquanta telefoni cellulari e altrettanti grammi di droga ieri mattina nel penitenziario di Cosenza è solo l’ultimo anello d’una catena tanto lunga quanto inquietante. La scoperta di ieri è avvenuta a seguito d’una perquisizione straordinaria nella struttura di reclusione dedicata al direttore Sergio Cosmai, ucciso dalla ‘ndrangheta proprio per la sua gestione inflessibile del carcere cosentino.
I controlli della polizia penitenziaria si sono conclusi con il sequestro di cinquanta telefoni cellulari e oltre cinquanta grammi tra hashish e cocaina. L’operazione ha evidenziato ancora una volta le criticità gestionali e le lacune strutturali dell’istituto penitenziario, già più volte segnalate dal Sappe (Sindacato autonomo polizia penitenziaria) che ha preso posizione.
Il segretario generale aggiunto, Giovanni Battista Durante, e il segretario regionale, Francesco Ciccone, hanno alzato un ennesimo appello: “Da tempo lanciamo l’allarme sul carcere di Cosenza per le gravi carenze sul piano della sicurezza e per l’abbandono in cui versa il personale. La nostra recente visita ha confermato tutte le criticità già segnalate dai colleghi, a partire dalla facilità con cui telefoni e droga riescono a entrare all’interno della struttura”.
I rappresentanti del Sappe chiedono interventi immediati e puntano il dito contro la dirigenza dell’istituto: “Riteniamo che sia giunto il momento di avvicendare con urgenza i vertici del carcere cosentino, considerata l’inadeguatezza dimostrata nella gestione della sicurezza e nei rapporti con una parte consistente del personale, non solo di polizia”.
Il sindacato di categoria chiede infine al Ministero della Giustizia di non sottovalutare l’accaduto e di attivarsi per ristabilire condizioni minime di legalità, sicurezza e rispetto per il lavoro degli agenti penitenziari, troppo spesso lasciati soli a fronteggiare situazioni fuori controllo. Il vice segretario regionale campano del Sappe, Raffaele Serra, ha reso note perquisizioni sempre ieri ma nel carcere di Napoli-Poggioreale, con il sequestro di dieci telefoni cellulari e anche in questo caso droga.
Pur manifestando compiacimento “al personale di polizia penitenziaria, che nonostante le tante difficoltà porta avanti ogni giorno una battaglia per contrastare il traffico di sostanze stupefacenti ed impedire l’ingresso di oggetti non consentiti”, il Sappe richiama “l’attenzione dei vertici regionali e nazionali dell’amministrazione penitenziaria sulla grave carenza di organico ed il sovraffollamento presenti nel carcere più grande d’Italia: sono circa 160 i poliziotti in meno rispetto alla pianta organica prevista ed una forza realmente impiegabile pari a sole 430 unità e circa 2.100 detenuti, a fronte di 1.571 posti, ed il personale di polizia penitenziaria è costretto a svolgere turni di lavoro forzati e massacranti”.
Per Donato Capece, segretario generale del Sappe, “è imprescindibile che il Ministero della Giustizia ed i dipartimenti competenti adottino con urgenza soluzioni di efficace contrasto per schermare l’uso dei telefoni cellulari nelle carceri”. Venerdì, invece, circa nove telefoni cellulari, un microtelefono e un coltello rudimentale sono stati scoperti e sequestrati nella Casa circondariale di Avellino dal personale di Polizia penitenziaria a seguito di una perquisizione ordinaria.
Lo ha reso noto il vice segretario regionale per la Campania del Sappe Marianna Argenio. Droga e telefonini illecitamente introdotti erano stati sequestrati a fine luglio nel carcere di Milano-Opera. La notizia era stata resa nota dal Sinappe (Sindacato nazionale autonomo polizia penitenziaria). S’era trattato di un’indagine portata a termine dal reparto di Polizia penitenziaria della stessa casa di reclusione che aveva individuato “un’organizzazione criminale dedita all’introduzione e allo spaccio di sostanze stupefacenti e telefoni cellulari all’interno dell’istituto”.











