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di Eleonora Martini

Il Manifesto, 5 luglio 2025

Nelle celle surriscaldate di Rebibbia entra per la prima volta il presidente della Camera. A un anno dal decreto legge di Nordio. Flop delle misure governative. E il ministro chiede aiuto al Patriarca di Venezia. Bisognava leggere la testimonianza del detenuto Gianni Alemanno riguardo al “momento più difficile” dell’anno - quello in cui il “caldo arroventa il sovraffollamento” giunto a sfiorare il 135%, nelle carceri italiane, e mette a repentaglio perfino le vite degli oltre 62 mila reclusi - per vedere il presidente della Camera Lorenzo Fontana varcare per la prima volta l’ingresso di una struttura penitenziaria in visita ufficiale. In questo caso Rebibbia, dove l’esponente leghista ha incontrato l’ex sindaco di Roma, recluso da 186 giorni in una cella da cui diffonde un utile “diario” che ha già sortito l’effetto di smuovere perfino l’intransigente Ignazio La Russa.

La visita, durante la quale Fontana ha espresso “piena vicinanza” ad una delegazione della polizia penitenziaria, prima di incontrare Alemanno, si è svolta proprio nel giorno in cui compie un anno l’”urgentissimo” Decreto “Carcere sicuro”. Il Dl n.92 del 4 luglio 2024 prevedeva pochissime cose, tra cui l’assunzione di mille agenti penitenziari, ma è rimasto ancora senza decreti attuativi e senza finanziamenti. Mentre da allora il numero totale dei detenuti registra 1248 unità in più.

E dal 10 aprile scorso, giorno in cui dovrebbe essersi svolta la gara d’appalto a procedura ristretta, nulla si sa più del nuovo Piano di edilizia penitenziaria messo a punto dal commissario straordinario Marco Doglio (istituito con il Dl Carceri), che costa 32 milioni di euro per 384 posti letto distribuiti in 16 blocchi detentivi (simili a quelli di Gjader).

In questo contesto, ieri il ministro di Giustizia Carlo Nordio è tornato al cospetto del Patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, con il quale due giorni fa ha già siglato un accordo per far lavorare i detenuti del carcere di Santa Maria Maggiore presso la Procuratoria di San Marco, con un incarico alla Basilica. Ieri il “lungo colloquio” tra il vescovo di Venezia e il Guardasigilli sulle condizioni “critiche” delle carceri veneziane (274 detenuti su 159 posti nella Casa circondariale Santa Maria, mentre nel penitenziario femminile della Giudecca non si registra sovraffollamento) si sarebbe concentrato soprattutto sulle carenze di organico di polizia penitenziaria e sulle soluzioni fornite dalla Chiesa veneziana per la detenzione alternativa. “Nei mesi scorsi sono stati predisposti 8 mini-alloggi presso “Casa San Giuseppe” alle Muneghette - si legge sul sito del Patriarcato veneziano - mentre si conta di arrivare, entro l’anno giubilare in corso, ad ultimare il progetto di messa a disposizione di ulteriori 24 posti letto”. Nordio, da parte sua, “ha garantito al Patriarca che ad ottobre saranno inviati 10 agenti, ed anche l’arrivo imminente del nuovo direttore dell’istituto femminile”.

Sostanzialmente, come commenta il Garante dei detenuti del Lazio Stefano Anastasia interpellato dal manifesto, “senza la Chiesa, le fondazioni e le associazioni, le carceri da tempo si sarebbero ridotte a gabbie senza speranza. Il problema - puntualizza - è che spesso l’organizzazione del carcere non aiuta: le autorizzazioni arrivano troppo tardi, il pomeriggio non si riesce più a fare attività per mancanza di personale, i detenuti vengono trasferiti nel bel mezzo di un percorso culturale o rieducativo. Questo dovrebbe garantire il Ministro al Patriarca e a tutti noi - conclude Anastasia -: che l’Amministrazione penitenziaria rimetta al centro della sua azione la finalità rieducativa della pena e tutto ciò che essa comporta”.

E in effetti, senza l’aiuto esterno neppure i ventilatori riescono ad arrivare. Infatti, mentre “l’effetto forno” costringe il detenuto Alemanno a comperare “un ventilatore che - denuncia l’ex sindaco - non mi viene consegnato da quindici giorni”, a “dare “aria” alla giustizia, anche dentro il carcere” ci deve pensare l’Ordine degli avvocati di Milano che ha lanciato un’iniziativa solidale per raccogliere fondi da destinare a sistemi di ventilazione delle celle roventi. Purtroppo però sempre più spesso si verificano blackout nei penitenziari, perché gli impianti elettrici non reggono l’accensione di tanti ventilatori in contemporanea.

Figuriamoci i mille congelatori a pozzetto che Nordio avrebbe già acquistato per “rispondere concretamente al caldo record di queste settimane”. “Che poi sarebbe uno ogni 62 detenuti, per capirci”, fa notare Gennarino De Fazio, segretario Uilpa, che aggiunge: “Sarebbe interessante capire chi li vende, questi frigoriferi a pozzetto”.

Intanto ieri nel surriscaldato carcere di Sollicciano, Firenze, un detenuto straniero di 57 anni con patologie psichiatriche è morto dopo un malore. Dall’inizio dell’anno, secondo “Ristretti orizzonti”, i decessi sono 124, di cui 38 suicidi e 86 per “altre cause”. Mentre, come ha sintetizzato il senatore dem Michele Fina un paio di giorni fa, “la politica dorme con l’aria condizionata”.