di Carlo Ciavoni
La Repubblica, 14 agosto 2024
La maggioranza rende facoltativo il rinvio della pena per donne incinte o madri con figli di 1 anno. L’appello dell’UNICEF Italia alle forze politiche e la protesta di organismi solidali e associazioni della società civile. Il 7 agosto scorso alla Camera dei Deputati si è discusso sul tema delle madri detenute con i bambini in carcere. Ma l’Aula non è riuscita ad esprimere una posizione comune a favore dei diritti di bambine e bambini vittime innocenti. Con l’approvazione del Decreto “Carceri” - il dispositivo è stato approvato con 153 voti favorevoli e 89 contrari - la maggioranza ha modificato in senso decisamente restrittivo e punitivo le norme del codice penale che prevedevano l’obbligo di rinvio della pena per le donne in gravidanza o con figli di età inferiore ad 1 anno, rendendo facoltativa la tutela finora vigente, che ora viene affidata alla discrezionalità del giudice. Ad oggi, tra Istituti a Custodia Attenuata per Detenute Madri (ICAM) e sezioni nido di carceri ordinarie, 19 donne vivono in carcere con i loro 22 bambini.
Il nodo dell’articolo 12. In sostanza è successo che le Commissioni congiunte Affari Costituzionali e Giustizia di Montecitorio hanno bocciato tutti gli emendamenti al DDL proposti dall’opposizione, soprattutto quelli relativi all’articolo 12 sulle madri detenute, che resta invariato. C’è stata una discussione accesissima in Aula anche per l’assenza, durante la votazione, della premier Giorgia Meloni e del ministro della Giustizia Nordio.
I cambiamenti per le madri detenute. Il nuovo decreto carceri è stato aspramente criticato da realtà solidali e associazioni che si occupano di diritto carcerario. La questione centrale più controversa è - appunto - quella che riguarda le madri detenute, persone fragili con storie personali assai complicate e spesso dolorose, che hanno quindi bisogno di particolari condizioni detentive, quando non è possibile uno sconto di pena alternativo. Ma l’articolo 12 del DL rende quindi ufficialmente facoltativo l’attuale obbligo di rinvio della pena per le donne in gravidanza e le madri con figli al di sotto di un anno.
E poi si offende se gli dicono che è razzista. È stato, peraltro, giudicato letteralmente “vergognoso” un messaggio su uno delle piattaforme social sulle quali si esprime il vice presidente del Consiglio, Matteo Salvini - che si offende se gli dicono che è un razzista - sostenuto anche dalla parlamentare della Lega, Simonetta Matone. Tutti e due hanno pubblicato considerazioni generalizzanti e venate di razzismo - appunto - lanciando invettive indirette contro la popolazione Rom e le borseggiatrici di Milano.
Ci vogliono le Case-Famiglia protette. Nei giorni scorsi l’UNICEF Italia aveva sottolineato la necessità di trovare un accordo tra maggioranza e opposizione per individuare una soluzione adeguata a rendere concreta la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, senza alcuna discriminazione di sorta, sostenendo la necessità di finanziare le Case famiglia protette -ICAM: Istituto a Custodia Attenuata per Detenute Madri - ed evitare che i bambini siano costretti a vivere in carcere con le madri. Ma il nostro appello è rimasto inascoltato.
Civiltà giuridica e diritti fondamentali. Il diritto vigente dovrebbe essere capace di cogliere e accogliere le istanze sia della cultura giuridica che dei diritti umani fondamentali. “I diritti dei bambini e delle bambine - si legge in un documento dell’UNICEF - dovrebbero essere al di sopra di ogni generalizzazione o strumentalizzazione e ognuno dovrebbe riconoscerne e sostenerne l’inviolabilità”.











