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di Thomas Usan

La Stampa, 14 marzo 2024

Tra chi va in pensione e chi entra il bilancio sarà positivo di poco più di quattro mila unità. Una cifra lontana dai “14 mila” richiesti da Spp. Il Ministero assume più di due mila nuovi agenti di polizia penitenziaria ma per i sindacati “non basta”. Ieri è stato pubblicato sul sito di Via Arenula il nuovo bando per i nuovi allievi. Il decreto è stato firmato lo scorso 6 marzo e coinvolgerà 2.568 candidati. L’obiettivo è quello di rafforzare un corpo delle forze dell’ordine che da anni è in sotto organico.

Ma più di due mila candidati sono sufficienti? No. Almeno secondo il sindacato Spp, che ritiene siano necessarie almeno “14 mila assunzioni”, come sottolinea il segretario nazionale Aldo Di Giacomo, per permettere di intervenire sulla criticità nelle carceri italiane. “Il sottosegretario Delmastro ha esultato per le nuove assunzioni, senza però tenere conto delle unità che sono andate in pensione: sostanzialmente gli organici sono rimasti invariati”, evidenzia Di Giacomo. E questa considerazione è frutto di un semplice calcolo: “Da tempo chiediamo i dati sui pensionamenti al Dap (dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ndr), - sottolinea - ma tuttora non abbiamo mai ricevuto una risposta”.

Così il sindacato ha dovuto fare ricavare i numeri: “Un agente deve andare in pensione al compimento dei 60 anni: tra inizio 2020 e fine 2023 sono andati in pensione non meno di 2400 unità. Da inizio 2024 a fine 2025, in base all’età e alle malattie a lungo termine (oltre i 12 mesi, periodo dopo il quale un poliziotto viene riformato ndr), si prevede che lasceranno almeno 2.500 persone”. E quindi come si fa a trarre un bilancio? “Se si considera - continua di Giacomo - anche il bando appena annunciato, dal 2020 sono entrati in servizio 8.957 agenti”.

Il calcolo, quindi, è facile: se entro la fine del prossimo anno non saranno pubblicati altri bandi per nuove assunzioni in bilancio sarà positivo di poco più di quattro mila unità. Una cifra lontana dai “14 mila” richiesti dal sindacato.

De Fazio: “Secondo i numeri ufficiali gli agenti sono meno” - Il problema sui dati però è un tema centrale. Infatti ogni sindacato, in base a numeri non certi, fa le proprie considerazioni. Per esempio, secondo Uilpa, la cifra necessaria sarebbe maggiore e servirebbero “18 mila assunzioni”, come sottolinea il segretario Gennarino De Fazio. “Dal Governo e anche dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria si continuano a vantare assunzioni nel Corpo di polizia penitenziaria - dice - omettendo però di quantificare le cessazioni dal servizio per pensionamenti e altro”. E qua emerge il problema sui numeri. “Il Capo del Dap Giovanni Russo, ascoltato il 21 febbraio dalla Commissione Giustizia della Camera, ha indicato in 35.717 le poliziotte e i poliziotti in servizio” una cifra diversa rispetto a quella riportata nei “resoconti parlamentari della risposta del Viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, a un’interrogazione in Senato per appurare che al 12 ottobre scorso erano 35.960”.

Ma non finisce qui: “Secondo l’allora ministra della Giustizia, Marta Cartabia, al 27 giugno 2022 erano 36.388 - dice -. Stando ai numeri ufficiali, a meno di non voler dare i numeri, la Polizia penitenziaria è sempre a ranghi più ridotti a dispetto delle dotazioni organiche stabilite e del reale fabbisogno, quantificato dallo stesso Dap in oltre 54 mila unità”. Da qui il sindacato Uilpa è arrivato a una propria conclusione: “La verità è che, sebbene le assunzioni da qualche tempo siano effettivamente maggiori che in passato, e ci voleva davvero poco, non bastano ancora a coprire al turn-over e men che meno i tagli della riforma che porta il nome dell’onorevole Madia”.

I programmi del ministero per il 2024 - Durante l’anniversario della costituzione della polizia penitenziaria, celebrato ieri (11 marzo) a Roma, il ministro alla Giustizia Carlo Nordio ha lanciato le novità che verranno introdotte nelle carceri italiane, oltre al nuovo bando sulle assunzioni. Innanzitutto l’intenzione da parte di Via Arenula è quella di fornire della bodycam agli agenti, in modo tale da permettere loro di documentare gli episodi violenti. Si è parlato anche di sistemi antidrone, per impedire le comunicazioni tra i detenuti e l’esterno. In ultimo si valuterà se inserire delle apparecchiature per rilevare più facilmente gli oggetti non consentiti nell’istituto.