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di Luciana Cimino

Il Manifesto, 23 luglio 2025

Dal cdm via libera alle misure di Nordio contro il sovraffollamento dovuto anche all’aumento dei reati voluto dalla maggioranza. Tra voto al Senato sulla separazione delle carriere e il piano carceri licenziato dal consiglio dei ministri, ieri doveva essere per il guardasigilli Carlo Nordio la grande occasione per riprendersi da settimane di polemiche e accuse. “È una giornata intensa per la giustizia”, aveva detto cominciando la conferenza stampa post cdm in cui doveva illustrare i provvedimenti contro il sovraffollamento carcerario.

Però qualcosa è andato storto. Le domande dei giornalisti, nello specifico, e Nordio si è innervosito al punto che ha tentato di lasciare la sala di palazzo Chigi in anticipo. Intanto contravvenendo ai consigli della premier Giorgia Meloni, che solo 24 ore prima gli aveva consigliato di non esagerare i toni contro i magistrati e tenere un profilo basso, ha fatto tutt’altro sotto lo sguardo preoccupato dello staff di comunicazione del governo. Meloni, in un certo senso, è riuscita comunque a commissariare il titolare di via Arenula nella comunicazione, attraverso il suo consueto video di rivendicazione: “Rispettiamo la parola data e il programma che abbiamo presentato ai cittadini”. È vero infatti che fin dall’insediamento la destra aveva indicato la sua linea sulla detenzione: nessun indulto e anzi aumento dei reati e delle pene.

La Presidente del Consiglio ha spiegato in due parole il “piano straordinario di interventi” che secondo il governo porterà a circa 10 mila nuovi posti detentivi “con un investimento complessivo di oltre 750 milioni di euro”. “Stiamo lavorando per aggiungere altri 5 mila posti in modo da colmare l’intero divario che c’è tra le presenze e i posti disponibili - ha detto Meloni -. In passato si adeguavano i reati al numero dei posti nelle carceri. Noi riteniamo, viceversa, che uno Stato giusto debba adeguare la capienza delle carceri al numero di persone che devono scontare una pena”. “Finalmente certezza della pena!”, ha esultato, prima di promettere di coprire i vuoti di organico della polizia penitenziaria: “Prevediamo mille extra assunzioni già nella prossima legge di bilancio”. C’è anche un provvedimento per le persone tossicodipendenti che potranno scegliere la detenzione “differenziata” in comunità.

Nordio, durante la conferenza stampa, si è giustificato più volte per le cifre sbagliate che ha dato in passato e che ha finto per dare nel corso dell’appuntamento con i giornalisti. Difatti si incespica più volte, si confonde. Ma i provvedimenti sono quelli già resi noti e arrivati ieri in cdm giusto per le pressioni delle Corti europee e per i moniti del presidente della Repubblica Mattarella: container sul modello Albania per spostare il sovraffollamento in cassoni che finiranno comunque all’interno delle strutture già al collasso (in media la sovrappopolazione è del 133% secondo i dati del ministero), qualche concessione ai detenuti con l’aumento delle comunicazioni con l’esterno, sconti di pena. Il commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria, Marco Doglio (ex dirigente nel settore delle infrastrutture), dopo le polemiche per l’inerzia del suo ufficio, ha presentato anche alcune slide, che fanno sempre scena.

Scena che crolla quando Doglio e il suo ministro sono costretti ad ammettere che gli effetti delle loro misure non si vedranno presto: “I numeri dei detenuti che potrebbero essere oggetto delle norme sono alti e i magistrati di sorveglianza sono pochi”, ha messo le mani avanti il guardasigilli. Per scaricare poi le responsabilità sui togati: “Da mesi sollecitiamo trasferimenti ma ci sono resistenze da parte del Csm, non dipende da noi”. Per quanto riguarda il provvedimento normativo: “Prima lo facciamo e meglio è, se c’è il supporto delle opposizioni”. Insomma, i presunti benefici per i detenuti arriveranno, forse, in futuro. Anche perché oltre ai magistrati di sorveglianza mancano funzionari e cancellieri e i tribunali affogano nelle pratiche già avviate e non smaltite.

E continuano i suicidi in cella (124 dal 2024 a maggio 2025) mentre il caldo aggrava le condizioni di vivibilità. Su quest’ultimo punto, specifica Nordio, suscitando risatine nella sala stampa, “il consiglio nazionale forense ha regalato 120 ventilatori agli istituti”. Al suo fianco non ci sono né il sottosegretario Andrea Delmastro, sostenitore della linea durissima contro i detenuti, né il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, che però non mancherà di postare sui social il suo commento senza attendere la fine delle comunicazioni di Nordio: “Più carceri per ospitare i delinquenti e riforma della giustizia per offrire efficienza ai cittadini”.