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di Luigi Manconi

La Repubblica, 17 agosto 2023

Tanti fanno il nome di Rita Bernardini, si valutino anche i curricula di Stefano Anastasia e Giovanni Fiadanca. Questa è una vicenda tutta italiana, che presenta connotati di tipicità tali da renderla esemplare. Intorno a Ferragosto, per uno di quei casi crudeli del destino, che tendono a ripetersi fino a far immaginare la implacabilità di una storia naturale, nelle carceri italiane si ha una mattanza. Tra suicidi e digiuni fino alla morte.

Difficile anche per il più intorpidito osservatore della realtà e per il più sonnacchioso cronista dell’attualità non rivolgere attenzione a quanto va accadendo nell’oscurità più fonda e sinistra del nostro sistema penitenziario. Così, a qualcuno viene in mente che esiste un istituto di controllo destinato a vigilare su quanto succede nelle carceri italiane e a tutelare i diritti delle persone private della libertà personale che vi sono rinchiuse. È il Collegio nazionale dei garanti dei diritti dei detenuti, che nella sua attuale composizione ha ben funzionato nel corso del suo mandato.

Ora il mandato è scaduto, e da molti mesi, e la nomina del nuovo Collegio viene continuamente rinviata. La ragione di questo rinvio non viene nemmeno travisata: troppe tensioni all’interno della maggioranza di Governo intorno ai nomi dei tre destinati a comporre il nuovo organismo. Accade a questo punto un piccolo evento che rientra nell’ordinaria dialettica democratica e ne certifica lo stato di salute. Vengono fatti cioè i nomi dei possibili candidati a quel ruolo. A proporli sono docenti universitari, opinion leader, operatori del settore. Il nome che risulta indicato dal maggior numero di persone è quello di Rita Bernardini.

L’aspetto interessante è che la scelta di questa fetta dell’opinione pubblica ricade su di lei non per una dichiarazione di appartenenza politica o per una forma di simpatia ideologica, bensì per una limpida limpidissima questione di competenza. In tutte le valutazioni a favore di Bernardini viene allegato, per così dire, un pezzo di curriculum vitae, dove si documentano le ragioni - umane, scientifiche, culturali, professionali - di quella opzione.

È un dibattito onesto e trasparente sulla adeguatezza di una persona pubblica a ricoprire un incarico pubblico. Tutto ciò non scalfisce la marmorea indifferenza della maggioranza di Governo, che sembra totalmente disinteressata alla questione, presa com’è da irriducibili istinti spartitori.

Personalmente mi unisco al corteo di quanti reclamano che Rita Bernardini faccia parte di quel collegio. Ma mi sembra altrettanto importante il metodo, purtroppo inascoltato, che è stato adottato. Per questa ragione aggiungo altre opzioni. Il Collegio dei garanti è costituito da tre persone: chi meglio dei professori Stefano Anastasia e Giovanni Fiandaca può farne parte? Il loro curriculum professionale e istituzionale è inappuntabile e formidabile. Basta verificare.