di Bartolo Dall'Orto
Il Giornale, 9 marzo 2020
Le carceri sovraffollate sono nel caos. Rivolte in tutta Italia. Salvini: "Niente regali". Ma Md propone i domiciliari. La rivolta nelle carceri di tuta Italia sta mettendo a dura prova la tenuta del sistema detentivo italiano. Lo sanno gli agenti che in queste ore stanno affrontando le ribellioni da Pavia fino a Palermo, e lo sa la politica.
La sollevazione è dovuta all'emergenza coronavirus. Ai detenuti sono stati vietati i colloqui con i parenti fino a fine marzo, sostituiti da comunicazioni video e dall'aumento delle telefonate. Molti di loro, però, sono anche preoccupati che il virus Covid-19 possa arrivare dietro le sbarre, dove la densità di "ospiti" è molto alta e mantenere il metro di distanza disposto dal nuovo decreto può essere molto difficile. I detenuti chiedono amnistia o indulto. Dal carcere di San Vittore, dato alle fiamme, i rivoltosi lo urlano dai tetti. Lo stesso è successo a Pavia, Salerno, Bari, Taranto, Frosinone, Alessandria, Vercelli e Napoli Poggioreale. A Modena nel caos delle rivolte sono morti sei detenuti. A Foggia, invece, in 50 sono riusciti a superare le cancellate del carcere e una ventina sono ancora ricercati dalla polizia.
In molti dunque si stanno chiedendo come affrontare la situazione. A dirlo all'Agi è Riccardo De Vito, magistrato di sorveglianza e presidente di Magistratura democratica. Se l'amnistia non potrebbe "stare al passo con il virus", altre secondo Md potrebbero essere "misure di applicazione più immediata" per arginare il problema dell'emergenza sanitaria. "Fermo restando l'esclusione dei reati più gravi e ferme le garanzie per le persone offese", spiega De Vito, si può pensare alla "detenzione domiciliare fino a 2 anni, dopo aver accertato l'idoneità del domicilio", oppure "al differimento della pena in forma di detenzione domiciliare per il periodo di emergenza per chi ha una pena residua di 2 o 3 anni", ed eventualmente anche "alla liberazione anticipata speciale". In questo modo, sottolinea, "con lo sfoltimento della popolazione carceraria", che conta oltre 61mila detenuti a fronte di circa 50.900 posti di capienza regolamentare, "i benefici sarebbero sia per chi rimane dentro che per chi va fuori, per la maggiore possibilità di isolamento di eventuali contagiati". Intanto la Lega è pronta a chiedere un commissario straordinario per l'emergenza carceri. Lo fa sapere Matteo Salvini, che da ore è nella sede di Regione Lombardia a Milano. Per il leader della Lega "serve tutelare le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria. La soluzione per placare le rivolte è il pugno duro per chi non rispetta le regole, non certo il regalo dei domiciliari per i detenuti a fine pena come sostenuto dal Pd".










