di Ilaria Dioguardi
vita.it, 30 aprile 2026
Il 31 marzo una circolare a firma Ernesto Napolillo, direttore generale dei Detenuti e del Trattamento del Dap, invitava a dotare i reparti delle carceri di frigoriferi in vista della stagione estiva. Passano venti giorni e una nota del capo del Dap, Stefano Carmine De Michele, vieta la presenza di frigo nelle stanze di pernottamento. Samuele Ciambriello, portavoce della Conferenza nazionale dei garanti e garante campano: “Una decisione incomprensibile e pericolosa. Con il caldo e le carceri sovraffollate, si privano i detenuti di uno strumento essenziale per conservare cibo e acqua in condizioni minime di igiene”.
Si avvicina la stagione estiva, ci si prepara per il grande caldo, anche nelle carceri. O forse no. Con una circolare a firma del direttore generale dei Detenuti e del Trattamento Ernesto Napolillo, con data 31 marzo 2026, si incoraggia l’acquisto di frigoriferi. Ma con una nota del 23 aprile 2026 il direttore del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria-Dap Stefano Carmine De Michele fa marcia indietro: “In nessun caso i pozzetti frigo e/o frigo potranno essere collocati nelle camere di pernottamento”. “È una decisione incomprensibile e pericolosa”, dice Samuele Ciambriello, portavoce della Conferenza nazionale dei garanti e garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Campania.
La circolare di Napolillo: “Frigoriferi nei reparti” - La circolare di Ernesto Napolillo, con oggetto “Attenzionamento in vista della stagione estiva”, “andava nella direzione di promuovere la sistemazione di frigoriferi, aprire le celle, predisporre nei cortili punti idrici a getto e nebulizzatori. Metteva in campo una serie di proposte, tutte utili a fronteggiare la calura estiva”, afferma Ciambriello. Nel documento, tra le azioni da svolgere in vista del caldo, si invita a “favorire la permanenza dei detenuti in spazi comuni che, per le caratteristiche strutturali, possano assicurare un maggiore confort quanto a refrigerio” e anche a implementare la “disponibilità di frigoriferi nei reparti per il deposito di bottiglie d’acqua o altri generi alimentari, anche al fine di evitare il dispendio di acqua dai rubinetti utilizzata per refrigerare”.
La circolare di De Michele: niente pozzetti e frigo nelle celle - Dopo poco più di 20 giorni, il direttore del Dap Stefano Carmine De Michele ha firmato una nota ad oggetto “Dotazione di frigoriferi all’interno delle aree all’uopo dedicate delle sezioni detentive”. “Afferma che nelle celle non devono essere presenti i pozzetti “frigo”, che si devono mettere negli spazi esterni perché dentro si potrebbe nascondere qualche oggetto. In Italia, in molti istituti penitenziari, sono presenti da tempo i frigoriferi nelle celle. In piena emergenza caldo e con carceri sovraffollate, si privano i detenuti di uno strumento essenziale per conservare cibo e acqua in condizioni minime di igiene. Non è sicurezza: è un arretramento che rischia solo di aumentare tensioni e problemi sanitari”, dice Ciambriello. E aggiunge: “Chi, nel frattempo, li ha già comprati e li utilizza che fa?”. Nella circolare del 23 aprile 2026 si legge: “In nessun caso i pozzetti frigo e/o frigo potranno essere collocati nelle camere di pernottamento per le criticità legate alla possibilità di occultamento di oggetti o sostanze non consentite, nonché di utilizzo improprio come per barricamento e/o strumento atto ad offendere”.
“Un sistema che fa acqua” - “Se Napolillo scrive una circolare all’avanguardia, perché il capo del Dap, 20 giorni dopo, adotta una disposizione contraria e ordina la rimozione dei frigoriferi dalle camere di pernottamento? Chi ha suggerito questa presa di posizione, questo rigore securitario? Cosa sta succedendo al dipartimento?”, si domanda Ciambriello. “Contesto il fatto che, dietro a quelle che sembrano piccole cose, c’è un sistema che fa acqua. C’è una visione eccessiva di sicurezza, direi un’ossessione sulla sicurezza. Il sistema è governato da qualcuno che non sa bene che cos’è il carcere. I garanti protestano, il sindacato dei direttori sta protestando, alcuni sindacati di polizia penitenziaria stanno contestando le ultime scelte del dipartimento, che riguardano anche il ruolo della polizia penitenziaria”.
La carenza di agenti - A proposito di polizia penitenziaria, Ciambriello sottolinea che “mancano gli agenti. Non è vero che, con i nuovi assunti, ne mancano di meno perché, dal 2025 fino a marzo 2026, 4mila agenti sono andati in pensione. Il ministro della Giustizia si dovrebbe chiedere come mai l’anno scorso 252 vincitori del concorso di agenti di polizia penitenziaria, dopo aver fatto un breve periodo di tirocinio si sono dimessi, rinunciando al posto statale? Hanno visto come è complesso, delicato e faticoso fare quel lavoro”, prosegue il garante campano. “Un’altra domanda che mi pongo è: come mai i nuovi agenti non fanno più tirocinio negli istituti penitenziari e li tengono solo nelle scuole? Tra la teoria e la pratica c’è un mare”.
“Dopo i minatori, gli agenti di polizia penitenziaria fanno il lavoro più usurante d’Italia. Tanto è vero che 8mila-9mila di loro ogni giorno non vanno al lavoro per motivazioni e giustificazioni legittime, di malattia e di altro. Ogni giorno, dal turno delle 15-16 di pomeriggio fino alle 8 di mattina”, prosegue Ciambriello, “ci sono agenti che, per carenza di personale, rischiano di guardare ognuno 100-150 detenuti. Se accade qualcosa i pomeriggi e le notti sono troppo pochi per intervenire”.
Il monitoraggio del garante nazionale - Il garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale “ha scritto ai direttori degli istituti penitenziari in Italia per monitorare le condizioni di vita delle persone detenute, in vista dell’imminente stagione estiva”, si legge in una nota. Nella lettera si richiama quanto previsto dal Regolamento di esecuzione dell’ordinamento penitenziario, che dispone che “le finestre delle camere devono consentire il passaggio di luce e di aria naturali e che non sono consentite schermature che impediscano tale passaggio”, e che queste si possano utilizzare solo se consentono un “adeguato passaggio” di aria e luce e “solo in casi eccezionali e per dimostrate ragioni di sicurezza”. “Considerate anche le temperature elevate che comporta la stagione estiva”, prosegue la nota, il garante chiede di ricevere “indicazioni in merito alle condizioni di areazione delle camere di pernottamento e delle sezioni detentive in cui le stesse sono ubicate, con particolare riferimento all’adeguatezza dei sistemi di ventilazione naturale e/o artificiale ivi presenti”.











