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di Carlo Valentini

Italia Oggi, 5 dicembre 2023

Di tanto in tanto l’eco mediatica si accorge dello stato indecoroso delle carceri, malate di sovraffollamento, di scarsa igiene, del personale di vigilanza sotto organico che limita gli spazi di attività dei reclusi. Di fronte a questa situazione andrebbe realizzato un piano di costruzione di carceri e di ristrutturazione e potenziamento di quelle esistenti. Ciò che è stato annunciato dai vari ministri della Giustizia che si sono avvicendati senza però mai aprire i cantieri. Essi hanno finito per optare per la scorciatoia di ridurre il numero dei detenuti attraverso la depenalizzazione dei reati. Nel 2016, per esempio, è stata decisa una semplice sanzione amministrativa nei casi di atti osceni, guida senza patente, abuso della credulità popolare, installazione e uso di impianti abusivi di distribuzione carburante, e così via. Recentemente il ministro Nordio ha annunciato una nuova iniziativa per la depenalizzazione di altri reati.

Però avvengono poi fatti di cronaca rilevanti che scuotono l’opinione pubblica e la politica si instrada verso la recrudescenza delle pene ovvero il contrario della depenalizzazione. Una schizofrenia che potrebbe in parte essere superata (per i reati meno gravi) con la giustizia riparativa. Ovvero non la licenza, nei fatti, pagando un obolo, a trasgredire la legge ma una congrua pena che può essere scontata anche fuori dal carcere, per esempio in comunità impegnate nel sociale.

È dallo scorso giugno che la giustizia riparativa è entrata nell’ordinamento, voluta dall’ex ministro Marta Cartabia, che disse: “Rendere giustizia non è giustiziare il colpevole ma dare giustizia alle vittime”. Da allora è stata utilizzata assai poco mentre le comunità potrebbero rappresentare una valida e più economica alternativa al carcere, ovviamente se propongono programmi di reinserimento e danno garanzia di controllo antievasione. Si tratta ora di non cadere nell’inerzia ma di promuovere, per i reati minori, questa forma alternativa alla cella che potrebbe consentire di evitare le spinte alla diseducativa depenalizzazione poiché ridurrebbe il numero dei reclusi, così migliorando la vita negli istituti di pena, ma altresì attenuerebbe il pericolo di recidiva (assai alto per chi si ritrova in carcere).