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di Simona Lorenzetti

Corriere di Torino, 22 aprile 2026

L’allarme degli avvocati Cosimo Palumbo e Francesco Crimi. Alcuni Tribunali stranieri hanno bloccato le estradizioni in Italia per le condizioni degradanti degli istituti di pena. “Il tasso di sovraffollamento nelle carceri ungheresi, secondo un rapporto del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani o degradanti pubblicato nel dicembre 2025, è del 116%. Mentre in Italia, secondo Antigone, attualmente è del 138%. Un dato allarmante destinato a crescere a causa dei nuovi reati e inasprimenti di pene contenuti nei decreti sicurezza emanati in questi anni”. A tracciare il parallelismo tra le carceri dei due Paesi europei sono gli avvocati Cosimo Palumbo e Francesco Crimi.

Il Consiglio d’Europa ha evidenziato l’aumento della violenza nelle carceri. Quanto è reale questo rischio anche nel nostro Paese?

“L’accostamento non è certo entusiasmante, però non ci stupisce. Le cause principali vanno individuate nelle condizioni inumane e degradanti provocate dagli spazi ridottissimi a disposizione dei detenuti e dalla mancanza di attività di risocializzazione. Il sovraffollamento inasprisce i rapporti e rende difficoltosi i controlli e la sorveglianza della polizia penitenziaria. Anche i suicidi sono conseguenza della disperazione provocata dalle condizioni in cui si vive la privazione della libertà personale. Gli atti di autolesionismo sono anch’essi un segnale di violenza”.

Recentemente la Germania ha sospeso un’estradizione verso l’italia per le condizioni delle carceri. È un campanello d’allarme?

“È più di un campanello d’allarme, ma non è il solo. Nel 2025 il Tribunale di Monaco di Baviera ha ravvisato un ostacolo alla consegna di un soggetto in Italia per una possibile violazione degli standard minimi della detenzione derivanti dal mancato rispetto del “principio della dignità umana”. Analogo rifiuto risulta essere stato opposto dall’olanda, poiché le carceri italiane sono state giudicate “inumane per sovraffollamento, numero di suicidi e inadeguatezza delle strutture”. Una recente ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Firenze ha devoluto alla Consulta una questione riguardante la costituzionalità della detenzione in condizioni inumane in Italia, evidenziando che “le condizioni igienico sanitarie e di sovraffollamento hanno raggiunto livelli tali da inficiare la stessa collaborazione giudiziaria con altri Paesi, risultando di ostacolo a estradizioni e mandati d’arresto europei”. Di questo passo diventerà sempre più difficile la cooperazione europea sull’assistenza giudiziaria, basata sul reciproco affidamento a un sistema detentivo dignitoso e rispettoso dei diritti”.

Che fare?

“La pena non significa solo reclusione in carcere. Non serve costruire nuove carceri o paventare inesistenti possibilità di inviare i detenuti in comunità. Anziché aumentare i reati e innalzare le pene si dovrebbe porre mano a una seria depenalizzazione, fare maggiore ricorso alle pene sostitutive e ampliare l’accesso alle misure alternative. Nell’immediato, per superare l’emergenza ed evitare una probabile nuova sentenza di condanna dei giudici di Strasburgo per le detenzioni non dignitose, servirebbe un provvedimento di clemenza (amnistia e/o indulto). Ma al momento è pura utopia”.