di Luca Tremolada
Il Sole 24 Ore, 23 marzo 2026
Lo stato delle carceri italiane si conferma di sovraffollamento: quasi il 90% degli istituti versa in tale situazione, con valori passati dal 134% di giugno 2025 al 138% di marzo 2026, delineando un andamento generale in crescita. La media nazionale nasconde singole situazioni ancora più gravi, con istituti che presentano valori di sovraffollamento prossimi al 250%, come quelli di Lucca e di Milano San Vittore, che rappresentano carceri con più del doppio dei detenuti rispetto alla loro capienza. Una delle cause è anche il numero di posti non disponibili, che riduce di molto la capienza effettiva di ciascun carcere e fa aumentare il tasso di sovraffollamento.
Alla base del sovraffollamento vi è anche una scarsa attenzione alle pene alternative, alla riduzione dei reati per crimini lievi e alle politiche di reinserimento nella società dopo il periodo di detenzione, nonché alla riduzione del disagio nelle fasce più deboli. Creare nuovi decreti sicurezza, aumentando i reati e inasprendo le pene senza studiare come alleggerire l’attuale carico delle carceri, non può aiutare a risolvere il sovraffollamento, ma può solamente aggravarlo. Ciò che è necessario è accompagnare tali decreti con politiche di pene alternative e con una revisione dei reati minori, dare maggiore importanza alla formazione nelle carceri e offrire maggiore sostegno a coloro che vivono nelle fasce della società in cui è più probabile che vengano commessi reati, al fine di ridurne l’incidenza.
All’inizio del monitoraggio, il tasso di sovraffollamento era poco più alto del 134%. Il 14 agosto sembrava essere stato raggiunto un picco, avendo il sovraffollamento sfiorato il 138%, attestandosi al 137.69%, ma attualmente siamo al 138.46% con un trend che sembra preludere a un aumento. Seppure le differenze sembrano minuscole, nascondono sempre delle persone: un aumento di circa 4 punti percentuali nel sovraffollamento carcerario da giugno a marzo significa che la quota di detenuti sopra la capienza è aumentata di 2000 individui in meno di un anno.
Il 9 giugno del 2025 è diventato Legge il Decreto Legge 11 aprile 2025, soprannominato Decreto Sicurezza 2025, il quale ha introdotto norme urgenti per rafforzare l’ordine pubblico, la sicurezza urbana e il contrasto alla criminalità organizzata, intervenendo su codice penale e penitenziario, con nuove pene per rivolte, truffe ad anziani, occupazioni di immobili, materiale terroristico e uso di cannabis, ma di fatto aumentando i reati e inasprendo le pene. Data la fisiologicità del sovraffollamento dei penitenziari italiani è difficile ritenere che l’aumento del fenomeno sia da attribuire al decreto in questione, ma aumentare le occasioni in cui un individuo deve essere inserito in un carcere, senza approfondire la questione delle pene alternative, per questo o per gli altri detenuti, magari per crimini più lievi, non può che peggiorare la situazione.
Un’ulteriore nota da segnalare riguarda il modo in cui lo Stato presenta i dati delle carceri al pubblico. Il Ministero della Giustizia pubblica schede separate per ogni istituto, suddividendoli in base a regione e provincia, impedendo quindi una visione unificata e più comprensibile del sovraffollamento carcerario a livello nazionale, a meno che non vengano progettati sistemi di scraping che scandagliano la pagina web del Ministero e ne estraggono le informazioni necessarie.
Inoltre, nel periodo tra luglio e agosto - e forse proprio in conseguenza a questo preciso periodo dell’anno, il valore misurato sembra subire una grande variabilità, forse a causa del mancato aggiornamento dei dati da parte di alcuni istituti penitenziari. La mancanza di dati aggiornati si è riscontrata anche nel periodo tra ottobre e novembre, ma in questo caso il fenomeno è stato generalizzato: per circa un mese, i dati sulle carceri italiane sono rimasti fermi al 28 ottobre, per poi riprendere il 27 novembre.
L’osservazione del carcere italiano può anche essere disaggregata a livello di singole carceri, sfruttando anche la loro posizione geografica, in modo da comprendere eventuali differenze tra le varie zone d’Italia. La mappa seguente mostra ogni singolo carcere colorato dal verde al rosso, dove il verde esprime una situazione di non sovraffollamento, mentre l’intensità del rosso mostra quanto un carcere versi in uno stato di sovraffollamento; dalla mappa si evince che le carceri lombarde siano quelle più in difficoltà, specialmente per quanto riguarda quella di San Vittore. In generale, il quadro che emerge mostra come la norma, in Italia, sia quella di avere istituti penitenziari sovraffollati: su circa 190 carceri sono meno di 25 quelle che non sono in uno stato di sovraffollamento. Scorrendo o cliccando su ciascuna osservazione si possono guardare ulteriori dettagli.
A livello di singolo istituto, il 9 marzo 2026 vede il carcere di Lucca quello che presenta il tasso di sovraffollamento più elevato, attestandosi al 246%. Il carcere toscano è di piccole dimensioni, infatti presenta solamente 35 posti effettivamente disponibili, ma non deve far pensare che siano solamente le carceri modeste quelle più afflitte dal sovraffollamento, a causa delle ridotte dimensioni e quindi da un denominatore più piccolo nel calcolo del tasso: il carcere di Milano San Vittore, con 702 posti regolamentari e con ben 345 posti non disponibili, ha solamente 357 posti effettivamente disponibili, ma registra un numero di detenuti pari a 857, sfociando in un tasso di sovraffollamento del 240%. Come evidenziato precedentemente, il problema del numero di posti non disponibili sul totale dei posti regolamentari non è di minore importanza, bensì cruciale; nei giorni trascorsi il carcere di Lucca ha toccato il 254%, mentre quello di San Vittore il 244%.
Non sono solamente i detenuti a pagare le conseguenze del sovraffollamento, con situazioni che sfociano nelle cure psichiatriche, nell’autolesionismo e nel suicidio, ma anche gli operatori degli istituti penitenziari, specialmente gli agenti delle Polizia Penitenziaria. Il numero di operatori è spesso inferiore rispetto a quello stabilito nell’organico e questo, spesso, si traduce in un numero di detenuti per agente elevato: questa misura esprime, teoricamente, quanti detenuti ciascun agente è tenuto a gestire. Il 9 marzo 2026, il carcere di Bollate registra 3.28 detenuti per ogni singolo agente, seguita dal carcere di Rieti che supera di poco i 3 detenuti per agente e da Pavia e Cremona che sfiorano di poco anche loro i 3 detenuti per agente.










