di Liana Milella
La Repubblica, 13 dicembre 2020
Nella notte, a Palazzo Madama, si chiude la maratona delle commissioni Bilancio e Finanze sui decreti Ristori che contengono anche le nuove regole per alleggerire il peso dei detenuti nelle prigioni. Il dem Mirabelli ottiene che vada fuori fino al 31 gennaio chi ha già permessi premio e lavoro esterno. A Milano e Santa Maria Capua Vetere muoiono per il virus due agenti penitenziari.
Il passo avanti c'è. Ma purtroppo è sempre troppo poco per un carcere che scoppia. Quello per cui Roberto Saviano aveva fatto un appello su Repubblica rivolto al Parlamento. Che però non ottiene risultati. L'insistenza e le pressioni del Pd si scontrano ancora, come in primavera, con il niet di M5S e, ovviamente, di tutta l'opposizione. Nella notte, al Senato, si chiude la maratona delle commissioni Bilancio e Finanze sui decreti Ristori che contengono anche le nuove regole per alleggerire il peso dei detenuti nelle 192 prigioni italiane.
Il bottino è quello che è, potranno uscire dal carcere fino al 31 gennaio (e non fino al 31 dicembre) sia i detenuti che già hanno un permesso per il lavoro esterno, sia quelli che godono di un permesso premio. Rispetto al testo originario del decreto del Guardasigilli Alfonso Bonafede si fa un passo avanti, nel senso che non è necessario avere entrambe le misure per poter uscire, ma ne basta anche una sola delle due.
Sempre fino al 31 gennaio viene prorogata la norma - che già era contenuta nei decreti della scorsa primavera - per cui chi deve scontare ancora una pena compresa nei 18 mesi può ottenere gli arresti domiciliari. Ma oltre i sei mesi c'è l'obbligo del braccialetto elettronico.
Il vice capogruppo dei Dem al Senato Franco Mirabelli, autore degli emendamenti del Pd assieme a Leu, dice subito che "la battaglia per un carcere più umano non si ferma qui, noi andremo avanti". Ma considera comunque il risultato ottenuto "un passo avanti sulla scorta delle tante segnalazioni ricevute dagli operatori, dalle associazioni che si battono per una detenzione giusta, dal Garante nazionale dei detenuti". Mirabelli dice ancora che "il Pd è convinto che si deve e si debba fare di più, sia sul blocco dell'esecuzione delle condanne passate in giudicato, sia sulla liberazione anticipata". Mirabelli valuta che la sola misura che concede la libertà a chi è in permesso premio o a chi può lavorare all'esterno consente di far stare a casa 1.300 persone.
La tabella di marcia dei lavori parlamentari prevede un voto già in settimana, probabilmente mercoledì, perché i provvedimenti scadono tra il 21 e il 22 dicembre. Poi il testo andrà alla Camera dove, per evitare la decadenza delle norme, sarà posto un voto di fiducia. Quindi, almeno nell'ambito di questi decreti Ristori, la battaglia per ottenere misure più ampie di scarcerazioni finisce qui.
La reazione del Garante nazionale dei detenuti Mauro Palma è fredda: "Si tratta di misure insoddisfacenti". Sicuramente saranno delusi i tre opinionisti - Saviano su Repubblica, Luigi Manconi sulla Stampa, Sandro Veronesi sul Corriere - che il 28 novembre avevano annunciato il loro sciopero della fame per 48 ore in segno di solidarietà con quello che da un mese sta facendo la Radicale Rita Bernardini che punta, in prima battuta, a un'ampia misura di clemenza. Ma poiché è noto che amnistia e indulto sono politicamente inaccessibili, l'alternativa è quella di incassare tre misure, la cosiddetta "liberazione anticipata, cioè un bonus di 75 giorni, anziché gli attuali 45, ogni sei mesi di pena scontata nel segno del recupero e della collaborazione. Inoltre lo stop all'esecuzione delle sentenze passate ingiudicato. E infine il passaggio da 18 a 24 mesi del tetto per ottenere i benefici. Misure su cui c'è il dichiarato impegno del Dem Mirabelli: "Ci saranno altri decreti Ristori e noi andremo avanti con le nostre richieste per un carcere più umano".
Un carcere da cui, anche oggi, arrivano cattive notizie sul Covid. Innanzitutto sono morti due agenti di polizia penitenziaria, uno a Milano e uno a Santa Maria Capua Vetere. C'è una brutta situazione a Bologna dove si registrano 61 detenuti asintomatici, di cui 3 già in ospedale. Da lì arriva questa testimonianza: "Viviamo una situazione sempre più difficile, stiamo facendo screening a tappeto, ci sono diversi positivi scoperti a seguiti di tamponi rapidi, i numeri crescono, servono provvedimenti politici urgenti, qui siamo tutti preoccupati". Complessivamente però la situazione dei contagi segna un calo. Ecco i dati a oggi. Su 53.266 detenuti presenti, quelli positivi al Covid sono 996, in 93 dei 192 istituti penitenziari, mentre due giorni fa erano 1.049 di cui 90 sintomatici. Cala anche il numero tra il personale, oggi sono 851 quelli positivi al virus, mentre il picco si era registrato il 30 novembre con 989 malati.











