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di Fulvio Fulvi

Avvenire, 8 novembre 2025

Tutto deve passare da Roma e la stretta burocratica sulle attività educative, culturali e ricreative all’interno delle carceri dove sono presenti sezioni di alta sicurezza, pentiti, o detenuti del 41-bis comincia a farsi sentire. Con la circolare del Dap numero 454011 del 21 ottobre scorso, firmata dal direttore dei detenuti e del trattamento, Ernesto Napolillo, si stabilisce infatti che le richieste di autorizzazione per lo svolgimento degli eventi, adeguatamente dettagliate, devono essere inviate al ministero e non più ai singoli direttori dei penitenziari. Una disposizione che blocca e ritarda iniziative e percorsi di formazione e riabilitazione dei reclusi in quasi tutti i 192 istituti di pena italiani.

Intanto i familiari delle vittime di terrorismo e mafia impegnati in attività di giustizia riparativa, hanno inviato al ministro Carlo Nordio una lettera in cui esprimono “notevole perplessità e sofferenza personale nei confronti delle norme, volte a irrigidire, limitare e contingentare queste feconde attività di relazione tra detenuti e cittadini, in particolare laddove queste vengono obbligatoriamente sottoposte a una impersonale e spesso soffocante centralizzazione burocratica”. “Siamo testimoni diretti, che anche la semplice partecipazione a incontri e confronti con il mondo esterno rappresenta per i detenuti coinvolti un’iniziale rottura verso il passato, e possono rappresentare un’occasione, seppure lunga, faticosa e dolorosa, di un cambiamento”, scrivono Giovanni Bachelet, Fiammetta Borsellino, Marisa Fiorani, Manlio Milani, Lucia Montanino, Maria Agnese Moro, Giovanni Ricci, Sabina Rossa e Paolo Setti Carraro.

“Abbiamo anche constatato l’importanza e la ricchezza dei confronti tra detenuti e studenti nel processo rieducativo - prosegue la lettera - poiché questi ultimi spesso rappresentano il volto dei loro figli”. Si tratta di un appello a rivedere una normativa che rischia di eliminare ogni utile contaminazione culturale, emotiva e relazionale tra carceri e mondo esterno compromettendo il principio costituzionale della pena finalizzata alla rieducazione del condannato.

Il sistema carcerario, già gravato dal sovraffollamento e della mancanza di personale rischia la paralisi totale. A Padova è stato annullato all’ultimo momento un evento promosso dal Garante comunale delle persone private della libertà con il quale quattro donne magrebine impegnate nel campo dei diritti civili avrebbero dovuto incontrarsi e consegnare a detenuti cento libri in arabo (di contenuto laico).

Le spese erano già state pagate e il personale del carcere impiegato nell’organizzazione. A Milano Opera dopo un’incertezza durata due settimane, dovrebbe essere proiettato oggi ai detenuti il film “Io capitano”. “Ma solo grazie all’impegno della segreteria dell’istituto e degli agenti di polizia penitenziaria - sottolinea Giovanna Musco dell’associazione In Opera - perché hanno fatto fronte alle richieste esagerate del Dap cercando di far svolgere questa attività nonostante siano in pochi”. Secondo Musco “la circolare aggrava la situazione di precarietà degli operatori in carcere, la carenza di personale o il suo cattivo utilizzo sono un grave problema che il provvedimento non fa altro che esacerbare”.

In un altro carcere uno psicoterapeuta che svolge un servizio di volontariato con i detenuti, ci ha confidato che attende la risposta da Roma alla sua richiesta di introdurre ai colloqui collettivi (se saranno confermati) un semplice registratore (come altre volte avvenuto), necessario strumento di lavoro.