di Valter Vecellio
huffingtonpost.it, 14 giugno 2025
Il bollettino di Ristretti Orizzonti contribuisce a renderci più consapevoli e responsabili di una realtà che si tende a ignorare, rimuovere, cancellare dal nostro “orizzonte” perché scomoda e fastidiosa. L’Associazione “Granello di senape Padova - Ristretti Orizzonti” pubblica meritoriamente un bollettino quotidiano sulla situazione e la realtà carceraria. Ecco i titoli di un giorno qualunque, un giorno come tanti.
1) Carceri, occorre agire e affermare l’impronunciabile: indulto e amnistia. Appello di giuristi.
2) “La clemenza non è una brutta parola, non è buonismo, ma è funzionale all’esigenza della sicurezza molto più di un modello basato sull’implacabilità della giustizia”: la riflessione del cardinale Matteo Zuppi richiama tutti, non solo la politica, a fare di più per un’emergenza che interroga la società italiana. Sono stati 91 i suicidi fra i detenuti lo scorso anno, ma ben 1500 i tentativi, spia di un malessere diffuso, preoccupante e crescente. “Facciamo molto poco: un terzo dei detenuti potrebbe uscire per lavorare se solo trovasse un domicilio a cui poter fare riferimento”.
3) Il presidente del Senato Ignazio La Russa: “Chi commette reati deve stare in cella, ma con dignità”.
4) Un uomo si toglie la vita, era detenuto nel reparto psichiatrico del carcere di Santa Maria Capua Vetere. Il Garante campano dei detenuti avverte: “Questa calda estate e il sovraffollamento stanno già rendendo impossibile la vita nei nostri istituti penitenziari”.
5) Un detenuto di 60 anni, originario della Campania, si è tolto la vita all’interno della sua cella nel carcere di Campobasso. Inutili i tentativi di rianimarlo.
6) In corso le indagini sul detenuto trovato senza vita nella sua cella nel carcere di Bancali a Sassari. Il caso a due mesi di distanza da un’altra tragica morte avvenuta il 21 aprile: un giovane olbiese ha perso la vita in modo tragico, inalando una bomboletta di gas. La vittima aveva solo 24 anni.
7) Arriva la risposta del Ministro di Grazia e Giustizia Carlo Nordio all’interrogazione sul decesso nel carcere di Avellino l’8 febbraio di un detenuto ritrovato all’interno della struttura privo di vita.
8) Lettera aperta dei detenuti della casa di reclusione di Vigevano: presenza di zecche, feci nelle celle, acqua fredda e sporca, materassi e lenzuola sudici, bagni intasati, impianti non funzionanti, pillole consegnate senza confezione: un grido di allarme senza filtri nella lettera firmata da quasi cinquanta detenuti. La missiva collettiva è stata indirizzata al ministero della Giustizia, al Garante nazionale, alle associazioni per i diritti umani.
9) R.C. racconta la sua detenzione nel penitenziario fiorentino di Sollicciano: “Frutta e verdura al limite del marcio, le grida sono assordanti e il caldo insopportabile”. R.C., 94 anni, si dimenticherà dei sei giorni passati in una cella di Sollicciano. Giovedì scorso è stato prelevato da alcuni agenti di polizia da casa sua e trasferito al penitenziario fiorentino. È finito dietro le sbarre per una bancarotta fraudolenta avvenuta tredici anni fa. Una condanna arrivata in primo grado a quattro anni e otto mesi, contro la quale era stato fatto appello nel 2021. La corte d’appello, però, l’anno scorso ha confermato la pena. Nessun ricorso in Cassazione e la pena è diventata definitiva.
10) Disabilità e superficialità giudiziaria: la denuncia di Marco Bongi in un libro-verità. Non si tratta di malagiustizia, almeno non nel senso classico del termine. Ma quello narrato da Marco Bongi, di Mappano, nel suo nuovo libro, “Giustizia cieca. Ricordi e pensieri di un non vedente troppo idealista”, è uno di quei casi in cui la giustizia ha inciampato: nella fretta, nella superficialità, in quel bisogno cronico di trovare in fretta un colpevole, un nome da dare in pasto all’opinione pubblica. Un errore che, come spesso accade, si ripercuote su chi è già fragile, su chi porta sulle spalle il peso di una disabilità e su chi ha osato credere ancora nei valori profondi delle istituzioni.
Chissà se oltre alle varie rassegne stampa che Camera e Senato assicurano ai parlamentari è compreso anche il bollettino di “Ristretti Orizzonti”. Di certo verrà compulsato dal ministro della Giustizia e dai suoi collaboratori. Lettura istruttiva e utilissima. Ogni giorno contribuisce a renderci più consapevoli e responsabili di una realtà che si tende a ignorare, rimuovere, cancellare dal nostro “orizzonte” perché scomoda e fastidiosa.
Ci ricorda, tra le tante cose, che uno dei presupposti per una buona amministrazione della giustizia è la certezza della pena che viene comminata, ma anche la rapidità di applicazione. Non ha molto senso far scontare una pena a qualcuno dopo anni che il reato, se non è di sangue, si è consumato. C’è poi un punto cruciale: il magistrato, pur laureato col massimo dei voti dovrebbe, all’atto del difficile compito del giudicare, dell’applicare la legge e cercare di fare giustizia, avere quella che per Manzoni “è l’esperienza del cuore umano”.
Non si tratta di buonismo, di tolleranza come qualcuno potrebbe sostenere. Piuttosto buon senso (e senso buono). Un paio di esempi, piccoli, di non piccolo significato. Che senso ha incarcerare un uomo di 94 anni per scontare una bancarotta risalente a 15 anni fa? Presentata istanza di differimento della pena per motivi di salute e l’applicazione della detenzione domiciliare, l’istanza inizialmente viene respinta dal giudice di sorveglianza. Cambiato il giudice, sono stati concessi i domiciliari.
Alfredo Cospito, l’anarchico condannato a 23 anni per un attentato contro i carabinieri: tanti, considerando che non ci sono stati morti o feriti. Sconta il regime speciale del 41 bis. Ma ha senso negargli libri come i Vangeli apocrifi o romanzi di fantascienza? Costituisce un pericolo essersi opposti per mesi a che potesse tenere la foto dei genitori, entrambi deceduti, appesa alla cella?
Da qui gli interrogativi e i dubbi sul giudicare, l’applicare la legge, il cercare di fare giustizia, la manzoniana “esperienza del cuore umano” che si vorrebbe da un giudice.











