di Eleonora Martini
Il Manifesto, 16 maggio 2025
“Moral suasion” per la pdl Giachetti. Convinto dall’esperienza di Gianni Alemanno. Di solito funziona proprio così: si può passare una vita propagandando modelli penali e punitivi come unica soluzione a tutti i mali e sciorinando ad ogni caso di cronaca slogan manettari da insufflare nella pancia elettorale, fino a che dietro quelle sbarre di cui si vorrebbe perdere le chiavi capita qualche fratello, di sangue o di bandiera. È ciò che deve essere successo a Ignazio La Russa - di cui, nel campo, si ricordano in particolare le battaglie contro la legge sulla tortura - che, colpito dalla diretta testimonianza del suo ex alleato Gianni Alemanno, visitato a Pasqua insieme agli altri detenuti di Rebibbia, ha mostrato un qualche segno di ravvedimento. Che sia anche operoso, però, è tutto da vedere.
Per combattere il sovraffollamento penitenziario - “vero problema delle carceri” - non si può attendere il piano di edilizia penitenziaria, ha ammesso il presidente del Senato intervenendo al convegno “Un gesto di clemenza per le carceri” promosso da don Riboldi e alla presenza di monsignor Fisichella. Su indulto o amnistia i tempi non sono ancora maturi. Ma stimolato dal vicepresidente del Csm Fabio Pinelli, La Russa è arrivato ad aprire le porte alla pdl sulla liberazione anticipata speciale firmata Giachetti-Bernardini e che giace da oltre un anno alla Camera a causa dell’opposizione sfrenata di Fd’I e del M5S (d’accordo invece FI).
“Ne ho parlato con Giorgia Meloni e anche lei considera il sovraffollamento carcerario un problema molto importante”, ha affermato la terza carica dello Stato che ha anche annunciato di aver chiesto un incontro al renziano Roberto Giachetti per discutere il suo progetto che prevede di aumentare i giorni di liberazione anticipata per buona condotta da 45 a 60. “È un argomento per cui farò moral suasion”, promette La Russa che ammette di essere stato convinto da una voce amica (dopo anni di inascoltati appelli e avvertimenti simili, provenienti da voci ben più autorevoli): “Mi scrive Gianni Alemanno - che fra un po’ farà il partito dei carcerati, se lo conosco bene - che ci vorranno 3 - 4 anni, anche ammesso che si riesca, come promesso dal governo, di affrontare il problema del sovraffollamento con nuove strutture. E in questi anni che succede?”, si chiede. La risposta al momento è targata Giachetti e le sue parole convincono Rita Bernardini (Nessuno tocchi Caino) a interrompere lo sciopero della fame che aveva intrapreso 22 giorni fa a sostegno di un anno di riduzione di pena per tutti i detenuti.
Anche il ministro Nordio, durante il question time alla Camera, ripete che la costruzione di nuove carceri è un progetto quantomeno problematico e annuncia interventi “a breve” sulla “detenzione differenziata per reati legati alla tossicodipendenza” e “sulla rimodulazione della custodia cautelare preventiva”. Ma esclude che “la mancata nomina del capo del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria” da quasi sei mesi abbia inciso sulle criticità del sistema penitenziario. In ogni caso, il nome del nuovo capo Dap è stato scelto - sarà il magistrato Stefano Carmine De Michele- ma questa volta prima di annunciarne la nomina il governo vuole fare le cose per bene. E attendere il via libera del Quirinale e del Csm.











