di Rita Bernardini
L’Altravoce, 26 maggio 2025
Il “non dibattito” sulla condizione delle carceri nel nostro Paese che si è tenuto nell’aula di Montecitorio giovedì 20 marzo è emblematico dello stato attuale della nostra democrazia che da decenni si consuma nell’oltraggio delle procedure che dovrebbero caratterizzarla. Il confronto e il dibattito da cui potrebbero nascere decisioni migliorative da entrambe le parti. sono considerati superflui, noiosi e fastidiosi, trasformando il Parlamento in un “Insultamento” dove ciascuno recita la propria parte. Lasciando che la maggioranza imponga le decisioni normative e di indirizzo senza che l’opposizione possa emendare i singoli provvedimenti o votare separatamente i documenti di indirizzo al Governo.
Di fronte alla situazione indecente e illegale dei nostri penitenziari, per iniziativa politica di Roberto Giachetti e di Nessuno tocchi Caino un terzo dei membri della Camera ha richiesto la convocazione straordinaria dell’Assemblea ai sensi dell’art. 29 del regolamento. La seduta straordinaria si è tenuta. come detto. il 20 marzo scorso e quella che avrebbe dovuto essere una discussione su due mozioni presentate dall’opposizione e su una presentata all’ultimo istante dalla maggioranza si è trasformata quasi in un monologo dei deputati di opposizione.
Per capire quale considerazione il Governo abbia avuto nei confronti di questa convocazione, basti dire che né il ministro della Giustizia Carlo Nordio. né i due sottosegretari competenti sulle carceri e sui detenuti. Andrea Ostellari e Delmastro Delle Vedove. erano presenti. Per quasi tutta la durata della seduta. l’unica rappresentante del Governo presente era la Sottosegretaria al MEF. Sandra Savino, che, giustamente, non è mai intervenuta poiché le sue competenze sono di tutt’altra materia. Nel dibattito non sono intervenuti nemmeno i deputati di maggioranza della Lega e di Fratelli d’Italia. limitandosi
solo alla dichiarazione di voto. Per il ministero della Giustizia si è presentato. in extremis. il viceministro Francesco Paolo Sisto. solo per esprimere il parere favorevole alla mozione di maggioranza e contrario alle due mozioni dell’opposizione, senza argomentare. Mentre ripercorro questa ennesima triste pagina parlamentare. mi giunge notizia di altri tre suicidi di detenuti nelle carceri di Avellino. Trieste e Genova.
Siamo così arrivati a 24 suicidi nei primi 83 giorni di questo 2025. Inoltre. altri 51 detenuti sono morti in carcere per altre cause. spesso ancora “da accertare”, come nel caso di ben 17 di essi. Forse è per questa carneficina che il Ministro Nordio, violando il regolamento. non ha risposto alle interrogazioni di Roberto Giachetti. che richiedevano risposte precise sia sulle morti in carcere sia sulla sanità penitenziaria e sul ruolo svolto dalle ASL? Silenzio totale da parte di chi ha responsabilità istituzionali. Il sovraffollamento, che secondo la Corte EDU è causa di trattamenti inumani e degradanti, è considerato dal Ministro Nordio un fatto naturale e ineluttabile. per il quale forse si porrà rimedio in futuro con soluzioni che richiedono molti soldi e anni di attesa. Queste soluzioni spesso sottraggono spazio alle attività trattamentali quali lavoro, studio e attività fisiche della popolazione detenuta, alla faccia della rieducazione! Il netto rifiuto del guardasigilli a qualsiasi provvedimento di riduzione della popolazione detenuta, sia che si tratti di amnistia o di indulto. sia
di liberazione anticipata speciale. fa sì che ogni anno almeno in cinquemila casi i magistrati certifichino che il detenuto è sottoposto a trattamenti contrari all’art. 3 della CEDU. Una violazione dei diritti umani fondamentali che dovrebbe far provare vergogna a chi la provoca e che. invece. alcuni esponenti dell’attuale maggioranza rivendicano come una medaglia di cui vantarsi. Il sovraffollamento. combinato con la carenza cronica di personale penitenziario, determina una condizione di precaria erogazione dei servizi esterni, come quello sanitario, e di mancata vigilanza, portando nel 2024 al più alto numero di morti nelle carceri italiane: 246. di cui 89 suicidi. Finora solo le giurisdizioni superiori e non certo i decisori politici hanno riconosciuto ai detenuti i diritti che gli spettano secondo la Costituzione. Lo ricordava il leader radicale Marco Pannella, esortandoci a sollecitare ricorsi in ogni sede giurisdizionale, una strategia che si è rivelata giusta. Dobbiamo continuare su questa strada, ricordando che come affermava solennemente Pannella dove c’è strage di legalità, c’è prima o poi anche strage di popoli. Le carceri sono il termometro che misura le condizioni di salute della democrazia e dello Stato di diritto, e non dovremmo mai dimenticarlo. A ricordarci che la febbre è altissima, sebbene poco ascoltati ci sono anche il Presidente della Repubblica e il Papa. che danno speranza a tutti i democratici e a coloro che sono animati di buona volontà.











