di Lino Fresca
calabria7.news, 15 dicembre 2025
Suicidi, violenze e sovraffollamento. È il dramma che si vive nelle carceri italiane. Cinque detenuti si sono suicidati negli ultimi giorni negli istituti di pena italiani. Il Giubileo dei detenuti inizia nel peggiore dei modi, con notizie di morte e disperazione. Pochi giorni fa è morta nel carcere di Rebibbia una donna cinquantanovenne, probabilmente per overdose. Precedentemente ci sono stati un caso di suicidio nel carcere di Viterbo e il decesso di un detenuto a lungo in coma e in terapia intensiva per una violenza tra detenuti all’interno di Rebibbia. Una brutta successione di morte che segna queste giornate dedicate ai detenuti. Ancora un altro suicidio è stato segnalato nel carcere di Lecce.
La donna morta a Rebibbia aveva importanti problemi di salute, era seguita dai sanitari, ma come si sa, non è il carcere il luogo per dare le cure necessarie. L’hanno trovata nella sua cella nella sezione femminile del carcere romano e una seconda detenuta è stata portata in ospedale, come ha fatto sapere il segretario generale del Sindacato polizia penitenziaria, Aldo Di Giacomo: “Siamo all’ennesimo caso di diffusione di stupefacenti che solo negli ultimi mesi dell’anno registra due morti a San Vittore e tre ricoverati in gravi condizioni a Rebibbia maschile e un decesso, uno a Sassari, uno a Gorizia, uno a Reggio Emilia e uno a Firenze”. Infine, il duro appello: “Da parte dell’amministrazione penitenziaria, del Governo e della politica si preferisce fare come le tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo”.
In tutta Italia, secondo il monitoraggio costante di “Ristretti Orizzonti”, i decessi negli istituti di pena italiani nel 2025 e fino ad oggi sono stati 225, dei quali 76 suicidi. Nel 2024, i decessi erano stati 246, dei quali 91 suicidi. Nel Lazio, i detenuti sono attualmente 6.702 su 4.485 posti effettivamente disponibili, per un tasso di affollamento del 149%. A Viterbo i detenuti presenti sono 716 con un tasso di affollamento del 177% e a Rebibbia femminile 370, con tasso di affollamento del 149%.
Saltano i Giochi della Speranza: il carcere si ferma per lutto - Per rispetto della donna morta la scorsa notte, sono stati subito rinviati a data da destinarsi i “Giochi della Speranza”, promossi dalla Fondazione Giovanni Paolo II, dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e dalla rete di magistrati Sport e Legalità. Al loro posto, si terrà un momento di raccoglimento all’interno di Rebibbia insieme ai partecipanti già invitati, come Michela Di Biase, parlamentare Pd. I “Giochi della Speranza”, alla seconda edizione, erano anche chiamati la “piccola olimpiade in carcere”, un’iniziativa organizzata per il Giubileo dei detenuti (dal 12 al 14 dicembre).
Calabria dimenticata: tre suicidi e istituti al collasso - Disperazione e dolore anche nelle carceri calabresi, dove si muore nella totale indifferenza delle Istituzioni. Tre i suicidi segnalati. Nei 12 istituti penitenziari calabresi, dato aggiornato a novembre, sono presenti 3.039 persone detenute a fronte di una capienza regolamentare di 2.711 posti, molti dei quali non utilizzabili per inagibilità o manutenzioni. Il sovraffollamento sale al 120%, poco più basso della media nazionale (132%). Sono 64 le donne recluse a Castrovillari e al “Panzera” di Reggio Calabria, e 600 gli stranieri presenti negli istituti penitenziari calabresi. Tra i più affollati Locri (148%), Palmi (133%), Laureana di Borrello (130%).
Antigone: “Numeri contrari al senso di umanità della Costituzione” - Di sicuro non bisogna abbassare la guardia o assuefarsi. “La situazione delle carceri - afferma Perla Allegri, presidente di Antigone Calabria - riflette le criticità nazionali, con sovraffollamento, condizioni inadeguate e un aumento di eventi critici. Gli istituti calabresi presentano ambienti detentivi e docce in condizioni precarie”. “Nell’anno appena trascorso si sono registrati numerosi episodi di autolesionismo, tentativi di suicidio e aggressioni. Purtroppo vi sono stati tre suicidi, nell’anno in cui l’Italia ha raggiunto il triste primato di 90 morti negli istituti penitenziari. La situazione è contraria al senso di umanità che la Costituzione declama”.
Salute mentale negata: isolamento, nudità e mancanza di cure - A questo si aggiungono altri problemi. “La carenza di personale sanitario e psicologico negli istituti calabresi compromette l’assistenza ai detenuti, aggravando il disagio mentale e aumentando il rischio di suicidi. Nelle ultime visite a Cosenza e Rossano abbiamo incontrato persone con disagio psichico in isolamento, in condizioni gravissime: prive di materassi, svestite, già segnalate come incompatibili con la detenzione. C’è un problema serio legato ai disturbi psichiatrici che in carcere si esacerbano. La Regione ha un solo istituto con articolazione di salute mentale e un centro clinico, quello di Catanzaro, che non riesce a rispondere alle esigenze della popolazione reclusa”.










