di Eleonora Martini
Il Manifesto, 12 luglio 2026
La Casa circondariale fiorentina non è che la punta dell’iceberg di un’emergenza strutturale. Sovraffollamento oltre il 200%, infiltrazioni, muffe, buio, vetri rotti e tante altre criticità. Cimici, zecche, casi di scabbia, fili elettrici scoperti: è il caso ormai noto del carcere di Sollicciano, il cui sequestro preventivo disposto a metà giugno dal Gip di Firenze per violazione delle norme del lavoro (non potendo appellarsi ad altre leggi che tutelino direttamente la salute dei detenuti) è stato confermato anche dal Tribunale del Riesame che venerdì ha respinto il ricorso presentato dal ministero della Giustizia e dal Dap. Ma quante Sollicciano ci sono in Italia?
La casa circondariale fiorentina è sicuramente la punta dell’iceberg di un sistema penitenziario il cui collasso si rende maggiormente evidente nei mesi più torridi dell’anno, e in piena crisi climatica, come evidenziato dal Consiglio d’Europa. Ci sono istituti che hanno raggiunto livelli di sovraffollamento disumani, altri nei quali scarseggia tutto, perfino l’acqua.
Analizzando le strutture, si registrano celle di pernottamento e spazi comuni che presentano infiltrazioni, muffe e muri scrostati, soffitti troppo bassi, mancanza di luce, finestre rotte e schermate, mobilio scarso e rovinato, bagni a vista e adiacenti alla zona “cucina”, docce comuni e numericamente non adeguate. Spesso, ancora più deteriorate sono le sezioni di transito o quelle dedicate all’isolamento disciplinare, come riportano l’associazione Antigone, i Radicali italiani, i Garanti territoriali e decine di associazioni che in questi giorni hanno intensificato le visite negli istituti. In alcuni casi perfino i reparti di infermeria appaiono particolarmente degradati, ma d’altronde più volte il Consiglio d’Europa e la Cedu hanno richiamato l’Italia per la mancanza di attenzioni alla salute, specialmente quella mentale, dei reclusi.
Prendiamo Lucca, per esempio: capienza regolamentare 59 posti; 22 indisponibili; presenti 95 persone. Affollamento: 256,8%. È il carcere più sovraffollato d’Italia, oltre che uno dei più antichi. Ma anche nel resto della Toscana scarseggiano i posti disponibili per riallocare i detenuti che dovranno essere spostati ancora da Sollicciano (il tribunale del Riesame, nel respingere il ricorso governativo, ha comunque lasciato al Dap la decisione su modalità e cronoprogramma dei trasferimenti). Tanto che il provveditorato regionale del Dap, dopo le polemiche e le interrogazioni parlamentari, è stato costretto a smentire se stesso revocando l’ordine impartito nei giorni scorsi ai direttori delle carceri toscane con una nuova circolare nella quale si parla di “equivoca interpretazione” e si esclude categoricamente la sistemazione dei nuovi giunti “in brandine o materassi a terra”. In ogni caso, il 22 settembre la Corte costituzionale si pronuncerà su un recluso di Sollicciano e sulla questione sollevata dal Tribunale di sorveglianza di Firenze riguardo l’illegalità della detenzione in condizioni strutturali contrarie al senso di umanità, decisione che potrebbe aprire le porte al “numero chiuso” nelle carceri.
Poco meno affollati sono gli istituti di Foggia (225%), Grosseto (213%), Lodi (212%), Milano San Vittore (210%), Brescia Canton Mombello (210%), Udine (210%) e Latina (204%). Sono gli otto penitenziari che superano la soglia del 200% di sovrappopolazione. Antigone, che ha recentemente visitato di nuovo San Vittore, riferisce un “degrado piuttosto generalizzato, con muri scrostati, finestre rotte e schermate, mobilio scarso e rovinato, e infiltrazioni d’acqua anche negli spazi comuni”. Alcune celle “sono particolarmente anguste: molto piccole, soffitti bassi, nessun arredo a parte il letto”; niente doccia in stanza in varie sezioni e nel braccio femminile mancano perfino i bidet. “Pessime condizioni igieniche in alcune celle di degenza del reparto infermeria”. Senza alcuna di pretesa di esaustività, e procedendo un po’ random, ci spostiamo a Frosinone dove l’acqua corrente viene erogata a singhiozzo, con gravi problematiche conseguenti. Mentre nell’antica struttura carceraria romana di Regina Coeli (affollamento al 193,3%) manca l’acqua calda nella maggior parte delle celle e spesso i detenuti sono privi di “un tavolino per mangiare oppure coperte, posate o altri beni di prima necessità”. Sono, ovviamente, solo alcune delle criticità rilevate.
A Bologna (177,7%) “in tutte le sezioni, i pavimenti sono del tutto scrostati, con muffe e infiltrazioni”, e in particolare i locali doccia del reparto maschile sono “ricoperti da muffa e con le canaline di scolo guaste”. Qui e là “si notano le tracce di eventi critici (es. celle bruciate, mobilio rotto)”. Mentre il reparto infermeria appare “molto degradato”.
Nella casa di reclusione di Augusta (175%) le celle sono generalmente di “piccole dimensioni, il riscaldamento non è funzionante” e l’acqua calda è un lusso per pochi. Anche qui sono presenti “muffe e infiltrazioni” e “spesso manca la corrente elettrica”. “I luoghi più critici sono l’accettazione, le sezioni dedicate ai detenuti a rischio, sorvegliati a vista, o in isolamento disciplinare”, dove i reclusi trascorrono praticamente la totalità del tempo chiusi in cella. Dopo una recente visita a Rebibbia, i Radicali italiani riferivano di “docce con cavi elettrici scoperti, muffa ovunque, detenuti anziani e disabili abbandonati, un’emergenza psichiatrica fuori controllo che travolge anche gli agenti penitenziari”.
E poi ci sarebbe il Mammagialla di Viterbo, tristemente segnato da inchieste giudiziarie, dove in una sezione perfino i cubicoli per l’ora d’aria sono talmente piccoli e malmessi che “nessuno li utilizza e quindi, di fatto, nessuno accede all’aria”. Una emergenza strutturale, quella in cui versano le carceri italiane, che il governo ha sempre pensato di affrontare solo costruendo nuovi istituti o con blocchi prefabbricati all’interno delle cinta murarie, rubando spazi alle attività sociali e di reinserimento. Ma come a Firenze, anche in tutte le altre Sollicciano d’Italia probabilmente bisognerà aspettare la parola di un giudice.










