sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Alessandro Galimberti

 

Il Sole 24 Ore, 3 agosto 2018

 

Dalla riforma dell'ordinamento penitenziario, approdata al Consiglio dei ministri di ieri sera, esce tutta la parte sulla facilitazione all'accesso delle misure alternative alla detenzione e all'eliminazione degli automatismi preclusivi alla concessione di forme attenuate di esecuzione della pena. Il decreto ha così in sostanza preso atto della "mutata volontà politica" già tradotta nei pareri parlamentari contrari alla prima versione della riforma.

Nel testo del Dlgs, notevolmente alleggerito, resta la parte relativa all'assistenza sanitaria dei detenuti - compresi i ricoveri in strutture esterne al circuito carcerario - oltre a una serie di misure di semplificazione delle procedure, soprattutto in tema di revoca delle misure alternative quando il condannato venga raggiunto da altre sentenze definitive.

Buona parte della riforma riguarda comunque il trattamento penitenziario dentro gli istituti, dove viene ribadito il divieto di ogni violenza fisica e morale sulla persona, il principio che ogni detenuto è portatore di diritti incomprimibili (divieto di restrizioni non indispensabili a fini giudiziari), è "non colpevole" sino a condanna definitiva, e ha diritto ad almeno quattro ore all'aria aperta ogni giorno. Il detenuto ha inoltre diritto a veder valorizzate le proprie attitudini e competenze, mentre rispetto al passato cambia del tutto l'approccio nei confronti del fatto commesso e del rapporto con le vittime del reato. Di fatto, il percorso di rieducazione previsto dalla Costituzione dovrà diventare "personalizzato" e di questo dovrà rimanere traccia nella scheda del detenuto, risultati compresi. Tra le nuove norme spunta anche il diritto di assegnazione all'istituto di pena più vicino alla stabile dimora della famiglia, per favorire la frequentazione affettiva, il diritto delle donne carcerate di tenere i figli fino all'età di tre anni (ma in asili nido organizzati a tal fine), e il diritto di ricevere istruzione, formazione professionale e di svolgere un lavoro. Ma tutto rigorosamente "dentro" il penitenziario.