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di Grazia Longo


La Stampa, 6 luglio 2021

 

Da un lato, il richiamo dell'Unione europea affinché le nostre autorità nazionali "facciano il possibile per proteggere tutti i cittadini dalla violenza". Dall'altro, i racconti di aggressioni e umiliazioni subite dai detenuti del carcere di Santa Maria Capua Vetere, come quelle di un uomo che ricorda: "Sono stato urinato addosso dalle guardie, ero in una pozza di sangue e mi hanno urinato addosso, sono stato sputato in bocca e in faccia dalle guardie più volte, sono stato massacrato. Davanti ai miei occhi hanno preso un ragazzo, lo hanno messo a 90 gradi e lo hanno penetrato. Un altro ragazzo stava molto male, volevo farlo bere, le guardie mi hanno fatto prendere l'acqua dallo sciacquone del wc nonostante avessi il lavabo vicino".

Non finisce mai l'orrore descritto nelle oltre duemila pagina dell'ordinanza che ha disposto 52 misure cautelari nell'ambito dell'inchiesta sulle presunte violenze ai danni dei prigionieri durante la perquisizione straordinaria del 6 aprile 2020, dopo la rivolta del giorno precedente. Tanto che il gip Sergio Enea rimarca "l'assoluta naturalezza e la mancanza di ogni forma di titubanza" con cui gli agenti avrebbero, per l'accusa, pestato i detenuti. Secondo il gip, se si fosse trattato di un episodio isolato sarebbe stato lecito attendersi esitazione nel colpire i detenuti. E invece l'atteggiamento appariva "naturale".

Sono otto i video, per un totale di circa 18 ore di registrazione, che inchiodano gli indagati alle pesanti accuse di tortura. Tanto che il garante dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello, sottolinea che le immagini più cruente delle presunte aggressioni non sarebbero quelle diffuse dalla stampa: "Abbiamo chiesto un incontro al capo del Dap Bernardo Petralia, al suo vice Roberto Tartaglia e a Gianfranco De Gesu, responsabile nazionale Detenuti e designato dal ministero per la commissione interna per verificare i fatti di Santa Maria Capua Vetere".

Ciambriello, inoltre, precisa che in quel carcere "durante il 2020 si è registrata la più alta percentuale, di tutte le prigioni campane, di atti di autolesionismo da parte dei detenuti. Per l'esattezza 196 episodi". Intanto Christian Wiegand, portavoce dell'esecutivo comunitario per la Giustizia, ribadisce che "in Europa non c'è posto per la violenza. La gestione delle carceri è di competenza nazionale e la Commissione si aspetta un'indagine indipendente e approfondita da parte delle autorità italiane competenti".

E la ministra dell'Interno Luciana Lamorgese osserva: "Immagini che nessuno di noi avrebbe mai voluto vedere. Su questo la magistratura farà gli interventi del caso, ma non possiamo, sulla base di quanto fatto da alcune persone, criminalizzare un intero copro che fa un lavoro complicato e difficile. Serve fare chiarezza". Oggi e domani verranno conclusi gli interrogatori di garanzia.