di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 1 ottobre 2026
Protocollo d’intesa per due anni firmato a Roma dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia e dal Movimento italiano diritti detenuti, che raccoglierà le offerte delle aziende, di ogni settore e dimensione, interessate ad assumere persone detenute o ex detenute. Dare alle persone detenute competenze spendibili nel mercato del lavoro e accompagnarle senza interruzioni fino al reinserimento, anche dopo il fine pena. È l’obiettivo del protocollo d’intesa firmato a Roma dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia e dal Movimento Italiano Diritti Detenuti, rappresentati dal Capo del Dipartimento Stefano Carmine De Michele e dalla Presidente e Fondatrice Giulia Troncatti.
Oltre ai due firmatari alla sottoscrizione del protocollo erano presenti la Presidente di Nessuno tocchi Caino Rita Bernardini; Andrea Noia, Direttore Mission & Strategy del Movimento Italiano Diritti Detenuti e Martina Piazza, Responsabile Area Lavoro del Movimento Italiano Diritti Detenuti. L’intesa muove da un principio condiviso: formazione professionale e lavoro sono gli strumenti con cui la pena può assolvere davvero alla funzione rieducativa prevista dall’articolo 27 della Costituzione, attraverso competenze effettivamente utilizzabili in un’attività professionale, durante l’esecuzione della pena e dopo. La collaborazione prevede attività di formazione professionale e di orientamento, compreso il bilancio delle competenze, e percorsi di inserimento lavorativo, dentro e fuori gli istituti penitenziari. Il punto qualificante è la continuità: le Parti si impegnano a evitare che il percorso avviato in carcere si interrompa con la scarcerazione, con una presa in carico della persona non frammentata.
Il DAP, attraverso le proprie articolazioni territoriali e le Direzioni degli istituti coinvolti, individuerà le persone da avviare ai percorsi e ne agevolerà lo svolgimento nelle strutture, nel rispetto della normativa e delle esigenze di ordine e sicurezza. Il Movimento Italiano Diritti Detenuti progetterà e realizzerà, in raccordo con il Dipartimento, corsi coerenti con le esigenze del mercato del lavoro, insieme ad attività di orientamento e valorizzazione delle competenze. Un secondo asse riguarda il rapporto con il tessuto produttivo. Il Movimento raccoglierà le offerte delle aziende, di ogni settore e dimensione, interessate ad assumere persone detenute o ex detenute, e collaborerà con il DAP per far conoscere alle imprese le opportunità già previste dalla normativa.
A rafforzare questa funzione di raccordo contribuisce il percorso di consolidamento avviato dal Movimento nel corso dell’estate, con l’acquisizione della qualifica di Ente del Terzo Settore e l’ingresso di Alberto Genovese in qualità di socio fondatore. Genovese è anche fundraiser di Nessuno tocchi Caino, con cui il Movimento ha intensificato la collaborazione sui temi della detenzione e del reinserimento, ampliando così la propria rete di relazioni con istituzioni e imprese. I percorsi saranno monitorati e i loro esiti condivisi con l’Amministrazione penitenziaria, per valutare le esperienze di reinserimento e individuare le pratiche più efficaci e replicabili. Il protocollo dura ventiquattro mesi, rinnovabili, e prevede referenti per ciascuna Parte e una verifica congiunta almeno annuale. Le attività del Movimento saranno realizzate con risorse proprie, senza oneri per l’Amministrazione.
Giulia Troncatti, Presidente e Fondatrice del Movimento Italiano Diritti Detenuti, ha dichiarato: “Il lavoro può rappresentare un’attività privilegiata attraverso cui il tempo della detenzione torna a essere un tempo di costruzione. Perché questo accada, però, servono competenze, orientamento e soprattutto una continuità tra ciò che viene messo in pratica all’interno degli istituti e ciò che attende le persone una volta fuori. Questo protocollo ci permette di lavorare insieme all’Amministrazione penitenziaria proprio su questa continuità”.
“Una delle sfide”, ha aggiunto Martina Piazza, responsabile dell’area lavoro del Movimento, “è riuscire a ridurre la distanza che ancora separa il sistema penitenziario dal mondo produttivo. Ci sono aziende disponibili a fare la propria parte e persone che hanno bisogno di un’occasione per mettere a frutto competenze e percorsi costruiti durante la detenzione. Il nostro impegno sarà creare sempre più punti di incontro tra questi due mondi”.









