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di Domenico Alessandro De Rossi

Il Riformista, 4 aprile 2025

Ben venga un intervento immediato, seppur temporaneo, contro l’emergenza. In molti si professano esperti per risolvere il problema del sovraffollamento. Dopo tanto sonno, anche coloro che si interessano di esecuzione penale hanno scoperto che le carceri con il governo Meloni scoppiano. Che in Italia il mondo penitenziario sia al collasso è cosa acquisita purtroppo da molto tempo. Già nel 2013 la Corte europea dei Diritti dell’Uomo si era accorta del fallimento politico, amministrativo e tecnico, sanzionando l’Italia con la famosa sentenza Torreggiani. Ma nulla in questo lunghissimo periodo è stato compiuto per fare di meglio, corrispondendo alle precise indicazioni richieste dalla Corte.

A parte i convegni con le relative passerelle dei vari maître à penser, i tavoli tecnici e gli autonominati esperti in materia di architettura penitenziaria, nulla è stato fatto per risanare il sistema. Oggi quegli stessi che in questi anni hanno taciuto o hanno proposto progetti sballati quanto costosissimi, d’un tratto si sono ripresi dal lungo letargo.

Oggi si sono accorti che il governo, per il tramite del commissario Doglio, ha individuato rapide soluzioni per contrastare l’emergenza immediata dell’affollamento carcerario attraverso un bando per la costruzione di 384 moduli prefabbricati per disporre al più presto di nuovi posti da distribuire in vari istituti.

A fare compagnia all’angosciato coro dei senatori Pd della Commissione Giustizia, Alfredo Bazoli, Franco Mirabelli e Walter Verini, la scelta della fornitura di prefabbricati ha scatenato anche la voce sdegnata di tecnici che hanno criticato alla radice l’intervento governativo, bollandolo come gabbie adatte nemmeno per un canile. È probabile che la presa d’atto dell’esclusione dai tavoli e dalle commissioni prestigiose, non avendo consultato costoro per il programma straordinario affidato al commissario, abbia risvegliato dal sonno l’opposizione che subito è scesa in campo contestando le soluzioni prescelte.

Tra i critici più attivi, che si propongono come esperti del problema, emergono coloro che vorrebbero redigere oggi progetti per avere a disposizione nuovi istituti forse tra 10 o 15 anni. C’è da dire che in linea di principio tali osservazioni e critiche, seppur note ormai a tutti, nei tempi attuali di emergenza nelle carceri suonano più come una beffa che come una proposta seria. A fronte di questi giudizi di parte, che lasciano il sospetto di forti interessi non solo umanitari ma professionali, vengono in mente quelle situazioni in cui, a seguito di un evento emergenziale con delle vittime e persone senza tetto, si invocano immediate soluzioni che prevedano alloggi e servizi più confortevoli, criticando i prefabbricati e i vari elementi di primo soccorso. Questa miope lettura della criticità della situazione, oltre a denunciare la debole memoria di chi per anni ha partecipato senza nulla compiere di buono in merito ai problemi dell’edilizia penitenziaria, si compie di fatto in nome della retorica architettonica e dell’accademia, denotando una ben scarsa partecipazione nei confronti della realtà umanitaria che in questi tempi è costretta in carceri super affollate.

Sotto la pressione dell’urgenza, con la scelta compiuta dal governo mediante la fornitura di elementi prefabbricati, anche se per un numero ancora insufficiente, per quanto affermato dal sottosegretario alla Giustizia Delmastro Delle Vedove si è finalmente proceduto a un iniziale aumento del numero dei posti nelle carceri. In parallelo dovranno ovviamente seguire anche tipologie di intervento di media e lunga gittata per attuare una strategia destinata a un sistemico piano carceri.