di Andrea Bulleri e Valentina Pigliautile
Il Messaggero, 23 novembre 2025
Il Governo corre ai ripari contro il sovraffollamento nei penitenziari per under 18: 4 nuove strutture in arrivo, ampliamenti in 5 istituti. Un detenuto su due è straniero. Una “inusitata esplosione di violenza”. Che dalla fine della pandemia ha visto protagonisti i giovanissimi. Minori italiani ma anche, molto spesso, stranieri non accompagnati. Provenienti quasi sempre dal Nord Africa. Tanto che oggi quasi un under 18 su due tra quelli detenuti in un istituto penale minorile è arrivato dall’estero, senza genitori. A lanciare l’allarme è il ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Che punta il dito su un fenomeno che - spiega il Guardasigilli - contribuisce non solo a spingere verso l’alto il tasso di criminalità giovanile, ma anche al sovraffollamento nelle strutture di rieducazione per minori. Che infatti hanno raggiunto (e superato) il picco massimo di capienza, con 8 istituti su 17 sovrappopolati secondo l’ultimo rapporto dell’associazione Antigone.
Un’emergenza nell’emergenza contro cui il governo corre ai ripari. Il piano è snocciolato nella risposta scritta di Nordio a un’interrogazione formulata dal deputato di Azione Fabrizio Benzoni. E prevede l’apertura di 4 nuovi istituti penali minorili (Ipm) in altrettante città. Oltre a una serie di interventi di ammodernamento già in corso in altre 5 strutture. Opere che, per il titolare di via Arenula, aumenteranno il totale dei posti disponibili negli istituti in questione lungo tutto lo Stivale portandoli a quota 232. Così da tamponare una carenza che - accusano alcune delle associazioni di settore, ma anche le opposizioni - è venuta a galla soprattutto dopo l’entrata in vigore del decreto Caivano, nel 2023. Che ha allargato la possibilità per i magistrati di ricorrere alla custodia cautelare in carcere per i minori, e aumentato i casi per i quali è consentito l’arresto in flagranza. Un’accusa che Nordio rispedisce al mittente, parlando di “una serie di concause che affondano le loro radici in epoca non di certo recente” e quindi “non imputabili all’attuale compagine governativa”. Il decreto Caivano, invece, ha “potenziato gli strumenti di intervento attribuiti alla magistratura minorile”, a cui spetta sempre l’ultima parola.
Piuttosto, insiste Nordio, il problema è la “inusitata esplosione di violenza” tra i giovanissimi, “anche intra-familiare e in forme efferate”, che si è registrata “sin dalla fase immediatamente successiva alla pandemia da Sars-Covid 19”. Alla quale si accompagna come “ulteriore seria criticità e concausa del sovraffollamento” un “enorme afflusso di minori stranieri non accompagnati”. Giovani, scrive il Guardasigilli, “provenienti in prevalenza dal Nord Africa, che costituiscono attualmente circa il 45% della popolazione detentiva minorile”. In molti casi “poli-assuntori di sostanze stupefacenti e psicotrope”, o “portatori di vissuti traumatici” che spesso sfociano in “disturbi psichici” e “privi di punti di riferimento di natura familiare in Italia”, oltre che di domicilio.
Ecco perché servono più strutture. Come quella appena inaugurata a L’Aquila il 27 ottobre, da 28 posti ex novo e con 30 nuovi agenti in servizio. Entro novembre entrerà in funzione un altro centro appena realizzato a Lecce, da 27 posti (e 21 agenti). Mentre sono “in fase di completamento” i lavori del nuovo Ipm di Rovigo: 22 posti, più altri 8 per la custodia attenuata, in funzione “tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo”.
E poi c’è la nuova struttura di Santa Maria Capua Vetere, 50 posti nel casertano. Per una spesa totale di circa 20 milioni di euro. A cui vanno aggiunti gli ampliamenti in altre 5 strutture. Lavori in corso all’Ipm romano di Casal del Marmo, che alla fine disporrà di 18 posti. Così come a quello di Quartucciu, Cagliari: 14 posti “detentivi”, 2 per la semilibertà, 11 per la custodia attenuata. Ci si allarga a Firenze, dove i lavori cominciati nel 2010 stanno per concludersi (con un guadagno di 12 posti).
E poi a Nisida, Napoli: completamento previsto “nel 2027”, con 19 posti a regime. Chiude Torino, dove è in corso la “rifunzionalizzazione” delle ex sezioni detentive, con un incremento di capienza a 21 posti letto. Nessuna logica “carcerocentrica”, precisa Nordio: i nuovi istituti servono ad attuare “il principio del finalismo rieducativo della pena”. Dal momento che “la possibilità di fruire di maggiori e più adeguati spazi”, conclude il ministro, permette anche “di ottenere risultati rieducativi e risocializzanti ben più pregnanti”.











