sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Eleonora Martini

Il Manifesto, 14 aprile 2026

Una confederazione di piccole sigle diffonde la notizia di una “rivolta scoppiata nel pomeriggio di sabato”. Il capo del dipartimento della Giustizia minorile nega. Chi di rivolta ferisce, di rivolta perisce. A un anno dall’entrata in vigore della nuova fattispecie che punisce nelle carceri anche chi si oppone passivamente ad un ordine - reato introdotto col decreto sicurezza dell’aprile 2025 su pressing dell’allora sottosegretario Delmastro per compiacere i sindacati di polizia penitenziaria - la stessa propaganda colpisce ora la nuova creatura “modello” del capo Dipartimento di giustizia minorile Sangermano, il carcere minorile rodigino “Vivaldi” inaugurato tre mesi fa. “Non c’è stata alcuna rivolta presso l’Ipm di Rovigo, ma solo l’ostinata volontà di cinque ragazzi neo maggiorenni di non fare rientro in sezione”, ha ribattuto ieri il magistrato all’allarme lanciato nei giorni scorsi da alcune sigle e ripreso dalle cronache locali.

“Una rivolta ha connotazioni del tutto diverse - ha precisato Sangermano - mentre si è trattato di un atto di insubordinazione, senza alcun tentativo di evasione da parte di alcuno”. Lo si potrebbe dire in realtà di quasi tutti gli episodi di “rivolta” di cui si apprende dalle fonti sindacali ormai quasi quotidianamente da un paio d’anni a questa parte. Questa volta a fare chiasso è stata una confederazione di piccole sigle, la Con.Si.Pe., che ha diffuso la versione di una “rivolta scoppiata nel pomeriggio di sabato, che ha tenuto sotto scacco la struttura veneta per oltre cinque ore”.

Il sindacato parla di “sistema minorile al collasso” e di “fallimento annunciato di una gestione amministrativa che sembra aver smarrito la bussola della sicurezza”. La preoccupazione, naturalmente, è focalizzata sulla “dignità professionale dei nostri agenti” che sarebbe salva solo se si estromettessero dal sistema i giovani reclusi non appena compiuti i 18 anni. Per una volta, però, l’allarme non è funzionale al governo. L’istituto infatti è stato presentato come carcere “modello”: “30 posti detentivi in 7.000 mq di estensione”, secondo la stessa descrizione che ne fece Ostellari quando l’Ipm entrò in funzione il 23 febbraio. Dopo la riattivazione della sede de L’Aquila e l’inaugurazione dell’Ipm di Lecce, con il carcere di Rovigo si realizza il progetto governativo di rilancio complessivo del circuito. UN SISTEMA che scoppia ormai al pari di quello per adulti: secondo Antigone, infatti, a fine 2025 si conta una crescita di reclusi di quasi il 35% rispetto al periodo pre-Caivano.