di Viola Giannoli
La Repubblica, 2 ottobre 2024
Il dossier dell’associazione Antigone a un anno dall’introduzione del decreto Caivano. Ecco come vivono i minori dietro le sbarre. Se l’associazione Antigone che dal 1991 si occupa del sistema penitenziario italiano afferma nel suo ultimo rapporto sulle carceri minorili di “non aver mai visto nulla di simile” significa che la situazione si è fatta seria davvero. All’orizzonte ci sono nubi dense e il rischio è di ritrovarsi con un modello di carcerazione minorile sempre più simile a quello degli adulti: chiuso, sovraffollato, violento, affatto educativo e solo repressivo.
Ma già oggi negli Ipm si respira una tensione inedita, tra numeri abnormi, marginalità sociale e progressiva abbottonatura del sistema. La conseguenza sono anche più di trenta rivolte, nel giro di un anno, dall’autunno scorso a questo, per restare a quanto pubblicato sui media: lenzuola e materassi incendiati, tentativi di fuga, tagli sulle braccia, vetri ingeriti, battiture.
La verità è che oggi in Ipm ci vanno coloro per i quali l’Italia non ha posto altrove. “Non gli autori dei reati più gravi (la maggiore percentuale sono infatti reati contro il patrimonio, soprattutto nel caso dei ragazzi stranieri), ma i più marginali, a partire dai minori stranieri non accompagnati - racconta Antigone - E il mandato affidato alle carceri minorili è quello della neutralizzazione. Non reintegrateli in società - è l’implicito messaggio - noi qui fuori non li vogliamo: teneteveli voi. Seppelliteli sotto litri di psicofarmaci e cumuli di altri anni di carcere”.
Il sovraffollamento. Effetto Caivano - Inedito è, anzitutto, il sovraffollamento: al 15 settembre 2024 erano 569 i ragazzi e le ragazze detenuti negli Istituti penali per minorenni. È da febbraio che il dato supera costantemente le 500 presenze, arrivando ad oscillare tra le 560 e le 580 negli ultimi mesi. Numeri così alti non si erano mai registrati prima. In ventidue mesi i giovani detenuti sono cresciuti del 48%. Un’impennata che non ha eguali e che non trova alcun fondamento in un parallelo aumento della criminalità minorile, che negli ultimi quindici anni ha avuto un andamento ondivago senza tuttavia particolari picchi.
E allora perché? Antigone risponde guardando, ancora, i numeri: se negli undici mesi che vanno dall’ottobre 2022 al settembre 2023, quando è entrato in vigore il cosiddetto Decreto Caivano, le presenze in Ipm sono aumentate di 59 unità, nei successivi undici mesi l’aumento è stato di 129, ovvero più del doppio. E, inoltre, quest’ultimo numero è assolutamente falsato al ribasso: sarebbero ben di più i ragazzi oggi in Ipm se non fosse che il decreto ha permesso il trasferimento al sistema degli adulti di tanti ragazzi che, avendo commesso il reato da minorenni, avevano compiuto la maggiore età. Sono state 123 le uscite nel 2024 verso le carceri, erano stati 88 nel 2023, 58 nel 2022.
Ci sono altri viaggi carcerari. E sono quelli che compiono in maniera coatta i ragazzi dagli Ipm del Nord agli Ipm del Centro e del Sud Italia non solo per allontanare chi è coinvolto in eventi critici, ma anche per fare più spazio in Istituti pieni. La scelta di chi trasferire ricade quasi sempre su minori stranieri non accompagnati, considerati più facili da allontanare non avendo famiglie sul territorio, spezzando però i pochi legami che si sono creati.
Come M., ragazzo nato in Egitto nel 2008, spostato da Miano ad Airola. “Un trasferimento - racconta la sua tutrice - è stato effettuato senza avvisare nessuno. Né me, né il legale, né gli assistenti sociali. Non è stato possibile salutare il ragazzo né recuperare le sue cose. Il minore ha forti fragilità psicofisiche e stava già soffrendo moltissimo la condizione di detenzione. Gli unici legami del minore sono a Milano: io e uno zio. La lontananza e l’impossibilità di vederlo potrebbero essere (anzi saranno) sicuramente per lui altamente dolorosi e peggiorativi”. Alla richiesta del Difensore Civico in merito alle ragioni del trasferimento, il Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità ha riferito che fosse stato “disposto per motivi di sovraffollamento”. M. ha avuto fortuna, è tornato a Milano, in una comunità. Tanti ragazzi continuano invece a vagare, da un Ipm all’altro, senza che per loro si trovino soluzioni concrete.
In 12 su 17 superata la capienza massima - In totale i posti negli istituti minorili sono 516, il tasso di affollamento medio è dunque pari al 110%. Metà sono stranieri, pochissime le ragazze, appena 27. Solo un terzo ha una condanna definitiva. Ma ad essero pieno non è solo qualche istituto, si tratta di una situazione diffusa: 12 Im su 17 ospitano più persone di quelle che dovrebbero. Il record nero è di Treviso dove sono state aggiunte brandine nelle celle e in alcuni casi anche materassi per terra; segue il Beccaria di Milano, teatro di ripetute evasioni; poi l’Ipm di Acireale. Nelle zone comuni della palazzina che ospita i reclusi minorenni dell’Ipm di Roma è mancata la luce per almeno tre settimane. Mancano anche i frigoriferi e spesso i ragazzi riempiono il lavandino d’acqua, vi ripongono cibo o bevande, per farli rimanere freddi.
La criminalità minorile: numeri e reati - La percezione della criminalità minorile, delle baby gang, dei maranza che imperversano in città e province, di bande di stranieri casseur, è diversa dalla realtà. Se sul lungo periodo ci sono stati alti e bassi, nel 2023 i ragazzi denunciati e/o arrestati sono diminuiti del 4,15% rispetto all’anno prima. E, in percentuale, sono calate di più le segnalazioni sugli stranieri rispetto agli italiani. Sono ragazzi che fanno meno risse di prima e più rapine, meno percosse e più lesioni dolose, più violenza sessuale. Come gli adulti commettono più reati contro il patrimonio (52,2%) che contro la persona. E spesso, quando finiscono dietro le sbarre, si portano dietro problemi di dipendenza, usano le droghe a prescindere dal loro passaporto e dal loro portafoglio.
Cresce la spesa per gli psicofarmaci - Un’inchiesta realizzata da Altreconomia racconta che c’è anche un altro tipo di uso, e di abuso: nella fase post pandemica negli Istituti penali per minorenni si è registrato un significativo aumento della spesa - e dunque della somministrazione - di psicofarmaci, in particolare di antipsicotici: +30% tra il 2021 e il 2022. Il dato, di per sé allarmante, risulta ancora più grave se paragonato a quanto accaduto negli Istituti penitenziari per adulti, dove la spesa nello stesso arco temporale e in relazione allo stesso tipo di farmaci, è sì aumentata, ma solo dell’1%.











