di Andrea Sparaciari
La Notizia, 6 novembre 2026
Ma i numeri raccontano una realtà differente. Nordio rivendica 572 ragazzi detenuti per 583 posti e nega di aver aumentato reati e pene. Ma all’insediamento del governo i reclusi erano 392. “Per ora il sovraffollamento non c’è”. Il Guardasigilli Carlo Nordio lo ha detto chiaro, sicuro e senza timore di essere smentito nell’aula del Senato, ieri, rispondendo durante il question time a un’interrogazione del Pd sugli Istituti penali per minorenni (Ipm). E per dimostrarlo, il ministro ha snocciolato i numeri: le presenze negli Ipm “sono diminuite da 623 unità del 9 marzo 2025 a 572 del 3 novembre 2026, a fronte di una capienza complessiva di 583 posti”. Tra il 2024 e il 2026 gli ingressi sono calati, aggiunge, mentre sono aumentate le prese in carico da parte dei servizi sociali e delle comunità.
Poi arrivano due rivendicazioni politiche. La prima: la situazione delle carceri “non può essere attribuita a questo governo”. La seconda: “Noi non abbiamo aumentato i reati e aggravato le pene se non nei casi in cui vi erano dei vuoti normativi”. Parola del ministro di un governo che ha varato ben otto pacchetti sicurezza e due grandi interventi d’urgenza dedicati proprio ai minori: il Decreto Caivano (2023) e l’ultimo Decreto Sicurezza del 2026.
I numeri reali del sovraffollamento - Il punto di partenza scelto dal ministro per la sua ricostruzione è il 9 marzo 2025, ma basta andare appena più indietro nel tempo per ottenere il quadro reale. A ottobre 2022, all’insediamento del governo Meloni, gli Ipm ospitavano 392 persone (appena dieci in più rispetto al 2019). Così, i 572 detenuti di oggi rappresentano un aumento del 46%. A settembre 2023 è arrivato il Decreto Caivano. Un anno dopo, le presenze erano già schizzate a 569 su 516 posti disponibili, registrando un tasso di affollamento del 110%. Per la prima volta nella storia, gli istituti minorili italiani si scontravano con il sovraffollamento strutturale. A fine aprile 2025 si è toccato il picco di 611 detenuti, con 9 istituti su 17 oltre la capienza massima e le strutture di Cagliari e del Beccaria di Milano sature al 150%.
Nordio e la situazione delle carceri minorili - Il rapporto tra 572 ragazzi e 583 posti (pari al 98% di occupazione) regge solo come media matematica nazionale. Il ministro, tuttavia, non specifica quanti istituti siano attualmente fuori controllo. Soprattutto, Nordio non spiega le ragioni profonde del calo recente. Una parte del decremento dipende proprio dal Decreto Caivano, che non ha liberato i detenuti, ha anzi reso molto più facile il trasferimento dei neomaggiorenni nelle carceri per adulti: nella prima metà del 2025 ne sono stati spostati ben 91, quasi il doppio rispetto alla media precedente alla riforma. Anche il calo degli ingressi è un dato relativo: secondo i dati di Avvenire, si è passati dai 1.258 ingressi del 2024 ai 1.197 del 2025, un numero comunque decisamente superiore ai 1.051 registrati nel 2022.
Posti virtuali e la crisi del Beccaria - Inoltre in molti Ipm i posti sono disponibili solo sulla carta, poiché le strutture soffrono di una cronica carenza di personale. In aula, Nordio ha difeso i giudici di Milano che, 15 giorni fa, hanno disposto la custodia in carcere per tre minorenni, sostenendo che abbiano applicato fattispecie “già esistenti” e non “nuovi reati creati da noi”. Ciò che il ministro ha taciuto è che molti dei minori fermati durante gli scontri di Milano non sono potuti entrare al Beccaria proprio a causa del sovraffollamento.
Il carcere milanese è paralizzato da un pesante deficit di organico: mancano agenti penitenziari stabili (sostituiti da decine di unità inviate “a rotazione” o in assegnazione temporanea), personale educativo e mediatori culturali. Questi ultimi sono figure ormai indispensabili, dato che oltre il 50-60% della popolazione dei giovani ristretti è composto da minori stranieri non accompagnati. A questo si aggiungono i dati sulla custodia cautelare, ignorati nella relazione del Guardasigilli. Secondo i monitoraggi dell’associazione Antigone, il 63,5% dei ragazzi ristretti negli Ipm non ha ancora una condanna definitiva, e il 51% dei reati contestati riguarda reati contro il patrimonio, come furti e rapine.
Aumenti di pena e nuovi reati: parlano le Gazzette Ufficiali - Infine, a smentire le affermazioni di Nordio sull’assenza di nuove fattispecie penali e inasprimenti delle pene basta una lettura veloce dei testi di legge che si sono succeduti in questi anni. Già il Decreto Caivano del 2023 aveva inasprito le pene ed esteso le maglie della custodia cautelare per i minorenni, una linea dura proseguita poi con il Decreto Sicurezza del 2025, che ha introdotto ben 14 nuovi reati potenziando diverse circostanze aggravanti. All’inizio del 2026 è arrivata la stretta sulle armi bianche con il Dl 23, che ha previsto sanzioni pecuniarie da 200 a 1.000 euro per i genitori dei minori trovati in possesso di coltelli.
Infine, l’ultimo pacchetto d’urgenza varato il 22 ottobre 2026, a ridosso degli scontri milanesi, non solo introduce il reato di violenza organizzata nelle manifestazioni con condanne fino a 12 anni per promotori e istigatori, ma stabilisce una drastica presunzione di imputabilità per i ragazzi dai 14 ai 18 anni, la cui capacità di intendere e di volere si presume ora per legge fino a prova contraria. In tutto, salgono così a dieci i provvedimenti legislativi con cui l’esecutivo e la maggioranza hanno aumentato i reati e spinto sull’uso della carcerazione preventiva. Checché ne dica il Guardasigilli.









