di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 31 ottobre 2026
Il sistema della giustizia minorile, storicamente considerata un modello virtuoso a livello internazionale, è oramai un lontano ricordo. Negli istituti penali per i minorenni entrano tanti ragazzi quanti ne entravano prima della pandemia. Ne restano dentro molti di più, e molto più a lungo. Al 30 settembre 2026 gli Ipm ospitavano 557 detenuti, e 376 di loro non avevano una condanna definitiva. Lo certificano le tabelle della Sezione statistica del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, elaborate questo mese.
Gli ingressi negli Ipm, esclusi i trasferimenti da un istituto all’altro, erano 1.051 nel 2022 e 1.142 nel 2023, hanno toccato il picco di 1.258 nel 2024 e sono scesi a 1.197 nel 2025. Nei primi nove mesi di quest’anno se ne contano 821: proiettati sull’anno intero fanno circa 1.095, la stessa cifra della media fra il 2016 e il 2019. Le presenze hanno seguito un’altra traiettoria. La media giornaliera, che nel quadriennio prima della pandemia si fermava a 454, è salita a 556 nel 2024, a 588 nel 2025 e a 568,3 quest’anno. Rapportando le presenze agli ingressi si ricava una stima della permanenza media: circa 152 giorni fra il 2016 e il 2019, 133 nel 2022, 179 nel 2025, circa 189 quest’anno. Più di un mese in più rispetto agli anni prima del Covid, quasi due rispetto al 2022, ultimo anno intero prima del decreto Caivano. È un calcolo da maneggiare con prudenza. La direzione non lascia dubbi.
Il motore degli ingressi è la custodia cautelare. Degli 821 ingressi registrati fino al 30 settembre, 660 sono avvenuti a titolo cautelare: 181 dalla libertà, 212 dai centri di prima accoglienza, 131 per i quali il giudice ha sostituito la comunità con la custodia in Ipm, 120 per aggravamento della misura in comunità, altri 16 per canali minori. L’esecuzione di una pena dalla libertà riguarda appena 81 ingressi. Gli ingressi cautelari sono oltre otto su dieci. Dai centri di prima accoglienza, dove quest’anno sono entrati 799 ragazzi, più di uno su quattro è finito in Ipm. Fra i 327 minorenni presenti, 126 aspettano ancora il primo giudizio e soltanto 6 risultano definitivi senza altri procedimenti pendenti. La Costituzione li considera tutti non colpevoli, e il codice del processo minorile del 1988 tratta la cella come ultima risorsa. Claudio Cottatellucci, presidente dell’Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia, ha definito la quota dei non definitivi una “proporzione non sostenibile”.
Le ragioni stanno nel testo del decreto-legge 15 settembre 2023, n. 123, convertito dalla legge 13 novembre 2023, n. 159. Il decreto ha allargato i casi di custodia cautelare per i minorenni, l’ha resa applicabile ai fatti di lieve entità dell’art. 73, comma 5, del d.P.R. 309/90, ha introdotto preclusioni alla messa alla prova e ha facilitato, modificando l’art. 24 del d.lgs. 272/1989, il passaggio dei neomaggiorenni alle carceri per adulti. Quanto abbia contato lo spaccio di strada non si può misurare, perché il Dipartimento aggrega i reati in materia di stupefacenti: 173 sui 1.693 delitti contestati all’ingresso nel 2026, senza isolare il comma 5. Sulla messa alla prova riscritta dal decreto la Corte costituzionale è intervenuta tre volte nel 2025, con le sentenze n. 8, n. 23 e n. 203.
Poi c’è l’uscita dal circuito minorile. Degli 817 giovani usciti dagli Ipm fra gennaio e settembre, 133 sono stati trasferiti in strutture per adulti, uno su sei, con l’interruzione di percorsi scolastici e trattamentali pensati per chi ha commesso il reato da minorenne e potrebbe restare nel sistema minorile fino a venticinque anni. Altri 380 sono andati in comunità, appena 56 hanno finito di scontare la pena. Nel 2025, dal 24 marzo al 30 settembre, il Dipartimento ha tenuto aperta una sezione per giovani adulti dell’Ipm di Bologna dentro la casa circondariale della Dozza. Antigone l’ha descritta come “un Ipm imprigionato in un carcere ordinario”.
Posti nuovi, regole rovesciate - Il governo ha risposto con nuovi edifici. Fra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 sono entrati in funzione gli istituti di L’Aquila, con 28 posti, di Lecce, con 12 posti e altri 15 previsti, e di Rovigo, con 30 posti, mentre Treviso è sospeso dal 23 febbraio. La Relazione al Parlamento del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, presentata in Senato il 23 ottobre, registra al 31 dicembre 2025 negli istituti maschili 551 presenze su 522 posti, con Firenze a 24 detenuti su 17 posti; i presenti di fine anno erano 278 nel 2020 e 572 nel 2025. Al 30 settembre Firenze ne contava ancora 22, Milano 56. A Rovigo, il 14 aprile, un ragazzo ha tentato di impiccarsi dopo una sommossa. Lo hanno salvato gli operatori e il 118.
Il 22 ottobre il ministro Carlo Nordio, dopo gli scontri di Milano in cui erano coinvolti minorenni, ha annunciato l’intenzione di ampliare la capienza e di destinare ai ragazzi “settori di carceri e di istituti penitenziari destinati ai maggiorenni”. Lo stesso giorno la Gazzetta Ufficiale pubblicava il decreto legge 22 ottobre 2026, n. 190, che aggiunge all’art. 98 del Codice penale una frase breve: “la capacità di intendere e di volere del minore si presume fino a prova contraria”.
Il decreto estende ai minorenni l’arresto in flagranza differita e il fermo preventivo di dodici ore. Dimostrare l’immaturità diventa compito della difesa. Francesco Petrelli, presidente dell’Unione delle Camere penali italiane, ha denunciato “la inutilità dell’innalzamento del livello della risposta penale e della criminalizzazione della devianza minorile”, contestando anche l’uso del decreto per norme già all’esame del Parlamento. Le carceri per adulti in cui il ministro vorrebbe ricavare spazio sono già piene: il monitoraggio di Marco Dalla Stella su sovraffollamentocarcerario.it contava al 19 settembre 65.933 detenuti per 46.298 posti realmente disponibili, un affollamento del 142,4 per cento.
La selezione colpisce chi non ha una rete fuori. Nel 2025 gli stranieri erano il 23 per cento dei ragazzi seguiti dagli Uffici di servizio sociale per i minorenni, il 42 per cento degli ingressi nei centri di prima accoglienza, il 46 per cento degli ingressi negli Ipm e il 47 per cento della presenza media. Più la misura stringe, più cresce la quota straniera. A monte il circuito si allarga meno di quanto si allarghino le celle: gli Uffici di servizio sociale avevano in carico 21.551 ragazzi nel 2022 e 23.932 nel 2025, l’11 per cento in più, mentre la presenza media negli istituti cresceva del 54 per cento. La presenza media nelle comunità è passata da 883 nel 2023 a 1.174 nel 2025. Le comunità, quasi tutte private, ospitavano 1.362 ragazzi al 30 settembre, e anche lì domina la logica cautelare: dei 1.475 collocamenti registrati per motivo nel 2026, 921 sono avvenuti per misura cautelare e 207 riguardavano ragazzi usciti da un Ipm per trasformazione della misura.
Le stesse tabelle dicono chi c’è dietro le sbarre. Al 30 settembre 46 detenuti avevano 14 o 15 anni, 281 fra i 16 e i 17, mentre 230 erano giovani adulti fra i 18 e i 24 anni, trattenuti nel circuito minorile per reati commessi prima della maggiore età. Fra i 1.693 delitti contestati a chi è entrato quest’anno, le rapine sono 478, le lesioni personali volontarie 199, i furti 173; gli omicidi volontari sono 22 consumati e 66 tentati. I reati contro il patrimonio, 815, sono il doppio di quelli contro la persona, fermi a 403. Devianza di strada, in larga parte. La risposta resta l’attesa in cella prima del processo. Le tabelle del 30 settembre non contengono ancora gli arresti di Milano né gli effetti del decreto di ottobre, che il Parlamento deve convertire entro il 21 dicembre. Per 376 ragazzi la sentenza definitiva non è ancora arrivata. La cella sì.









