sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Davide Varì

Il Dubbio, 25 ottobre 2026

Secondo i dati del garante la popolazione di detenuti negli Ipm è cresciuta del 111,9% in cinque anni. “Aumentare le pene non è una risposta alla devianza minorile”. Mentre si discutere di aumentare le celle destinate ai ragazzi, i dati parlano chiaro: il sovraffollamento non risparmia nemmeno gli istituti penali per minorenni. Al 31 dicembre 2025, gli Ipm italiani ospitavano 572 persone minori e giovani adulti di cui 551 maschi e 21 femmine. La componente femminile rappresenta circa il 4% del totale, confermando la prevalenza maschile già evidenziata negli anni precedenti, a fronte di una capienza complessiva di 565 posti. Gli istituti maschili registravano 551 presenze su 522 posti disponibili, con un tasso di affollamento del 105,75%, evidenziando una pressione significativa sulle strutture. Al contrario, le strutture femminili mostrano un ampio margine di disponibilità, con sole 21 presenze su 43 posti e un indice del 48,84%.

Il quadro emerge dalla Relazione al Parlamento del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale presentata ieri in Senato. L’Ipm di Treviso si configurava come la struttura più problematica, con un tasso di affollamento del 150%, ospitando 19 persone in una struttura con capienza di 12 posti. Firenze presentava un indice del 141,18% con 24 presenze su 17 posti disponibili, seguita da Milano con il 135,19% con 72 presenze su 54 posti disponibili. Nel corso del 2025 si registravano 1.197 ingressi stabili, ai quali si aggiungono 501 trasferimenti da altri Ipm, per un totale di 1.698 ingressi complessivi. La presenza media giornaliera si attestava a 587,7 tra minori e giovani adulti. La distribuzione per nazionalità mostrava un equilibrio quasi perfetto tra italiani e stranieri: 331 italiani (50,1%) e 241 stranieri (49,9%).

Questo dato assume particolare rilevanza considerando che la popolazione minorile straniera in Italia rappresentava una percentuale molto inferiore della popolazione generale. La fascia d’età prevalente è quella dei 16-17 anni, che rappresentava il 52,44% del totale con 300 persone. Seguono i giovani adulti di 18-20 anni con 175 presenze (30,60%), la fascia 21-24 anni con 53 presone (9,3%) e infine i minori di 14-15 anni con 44 presenze (7,7%) L’analisi dei delitti commessi dai minorenni e dai giovani adulti entrati negli Istituti penali per i minorenni nel 2025 evidenzia una prevalenza marcata dei delitti contro il patrimonio, che costituiscono la categoria più numerosa con 1.188 casi, pari al 52% del totale. All’interno di tale ambito, la rapina rappresenta il reato più diffuso (674), seguita dal furto (293) e dalla ricettazione (83). I delitti contro la persona ammontavano a 494 (22% del totale). Le lesioni personali volontarie risultavano il reato più frequente (238), seguite dagli omicidi volontari tentati (65), dalle violenze sessuali (33) e dagli omicidi volontari consumati (14). I delitti contro l’incolumità pubblica sono 270, dei quali 260 riconducibili ai reati in materia di stupefacenti.

L’analisi per nazionalità mostra differenze significative nelle tipologie di reato. I minori stranieri risultano maggiormente coinvolti nei reati contro il patrimonio, con 612 casi rispetto ai 576 registrati tra gli italiani. In particolare, la rapina è significativamente più frequente tra gli stranieri (405 casi contro 269 degli italiani). I minori italiani, invece, presentavano una maggiore incidenza nei delitti contro la persona, con 311 casi rispetto ai 183 degli stranieri. L’osservazione dei dati relativi agli IPM nel periodo 2020-2025 evidenzia una crescita costante, marcata e strutturalmente significativa della popolazione detenuta minorile. Il numero complessivo dei presenti passa da 278 nel 2020 a 572 nel 2025, con un incremento del 111,9% che di fatto raddoppia la popolazione detenuta nell’arco di cinque anni. Il ritmo di crescita accelera in modo evidente nel biennio 2022-2023, per poi stabilizzarsi su valori comunque elevati. 

“Aumentare le pene, prevedere nuovi reati, nuove misure di prevenzione non appare una soluzione alla devianza minorile’’ e ‘‘il carcere deve rimanere una misura residuale, bisogna puntare su misure alternative. La soluzione non è costruire nuove carceri per minori’’, ha detto Lidia Salerno, vicepresidente dell’Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia (Aimmf) al 44esimo congresso nazionale dell’Associazione. “Come peraltro emerge dai risultati degli interventi legislativi attuati dal decreto Caivano in poi, che non hanno diminuito la commissione di reati, ma portato solo ad un affollamento della popolazione degli Ipm che non si era mai vista prima’’. ‘‘Con il risultato di condizioni di vita inadeguate, di frequenti incidenti e la difficoltà per i giovani detenuti di svolgere attività risocializzanti - ha sottolineato - quei percorsi formativi, trattamentali, tipici della giustizia minorile, fondata sulla funzione rieducativa e ciò anche per la carenza di personale penitenziario e per la mancanza di un’adeguata specializzazione”.

“Ciò con il rischio che il carcere si tramuti per i minori in una parentesi della loro vita che non induce alcun cambiamento, se non peggiorativo’’, ha continuato. Secondo la vicepresidente dell’Associazione ‘‘il carcere deve rimanere una misura residuale, bisogna puntare su misure alternative. La soluzione non è costruire nuove carceri per minori. Mi chiedo cosa aspettarsi da generazioni future che siano vissute e cresciute in carcere’’. Anche l’altro aspetto ‘‘dell’aumento delle pene con funzione deterrente non è produttivo’’, ha continuato Salerno secondo la quale ‘‘la violenza è spesso frutto di fragilità, insicurezza, a volte è gratuita’’. 

‘‘Di fronte al crescente sentimento di preoccupazione generale sui fatti di cronaca che vedono coinvolti minorenni, destano stupore le parole del ministro Nordio che propone, quale soluzione della complessa problematica in esame, l’ampliamento degli Istituti penali per i minorenni e addirittura la realizzazione di nuove sezioni detentive per giovani all’interno delle carceri per adulti, rimarcando così che la risposta dell’attuale governo è di nuovo il ricorso alla detenzione”, sottolineano in una nota la Giunta dell’Unione delle Camere penali italiane (Ucpi) e gli Osservatori Carcere e Giustizia minorile. 

‘‘La crescita del numero dei minori ristretti, alla luce dei recenti fatti di cronaca, è la chiara dimostrazione che il fenomeno in esame non può essere superato e fermato attraverso il ricorso alla detenzione di massa. Preoccupante è poi la proposta di collocare i minori all’interno di strutture penitenziarie destinate agli adulti, sia pure in sezioni separate’’. ‘‘Un’esperienza già conosciuta alla Dozza di Bologna, incompatibile con la cultura della giustizia minorile costruita in decenni di elaborazione giuridica attorno all’educazione, alla responsabilizzazione e al reinserimento sociale - sottolinea - La giustizia minorile non nasce con finalità puramente punitive, nasce per rieducare e talvolta educare il minore affinché un errore commesso nell’adolescenza non si tramuti in uno stigma per la vita. Si può solo ribadire che la funzione rieducativa della pena del minore può realizzarsi in modo esaustivo soltanto attraverso investimenti nella scuola, nella formazione professionale, nei servizi sociali, nella cura della salute mentale, nell’ampliamento ed il rafforzamento delle comunità educative, nel sostegno alle famiglie e nella giustizia riparativa. Non certo attraverso la creazione di nuove celle’’.

‘‘Il tema non può essere dove collocare i minori ma cosa lo Stato deve fare per impedire fenomeni di devianza diffusa. Quando il carcere diventa la risposta privilegiata alle fragilità sociali, lo Stato rinuncia alla propria funzione educativa - concludono - La sicurezza non si misura dal numero delle sbarre che costruiamo, si misura dal numero di ragazzi sottratti a contesti potenzialmente negativi e dalla capacità di educare i giovani alla comprensione dell’importanza del rispetto del patto sociale su cui si basa la civile e democratica convivenza di una nazione’’.