di Susanna Marietti*
Oggi, 2 maggio 2024
Le carceri minorili sono 17 e recludono 550 ragazzi. Quelle per adulti sono 190 e recludono 61 mila persone. Il sistema minorile è quindi molto più contenuto (e differente per codice di procedura penale e dipartimento del ministero della Giustizia da cui è controllato) di quello del carcere per adulti. Si ispira a un modello educativo che punta al recupero dei ragazzi. In “Mare fuori” si sono viste figure istituzionali che, oltre a garantire la sicurezza, seguivano i giovani detenuti anche con impegno educativo e formativo: dovrebbe essere sempre così, perché - come per gli educatori - il compito dei poliziotti nelle carceri minorili è primariamente educativo.
Infatti, si parla di “educare” i ragazzi e non di “rieducarli”: sono personalità in evoluzione. Negli ultimi 35 anni, il sistema della giustizia minorile è riuscito a far fede a valori di tipo educativo gestendo i ragazzi sia in carcere sia fuori (14 mila sono in carico a comunità o seguiti a casa).
Quello che è accaduto al carcere Beccaria ha lasciato tutti stupiti, anche noi di associazione Antigone che nel tempo abbiamo visto, documentata, la violenza nelle carceri per adulti. La violenza in un carcere minorile, così sistematica e crudele come quella descritta dal giudice per le indagini preliminari che ha disposto le misure cautelari degli agenti, va oltre l’immaginazione. Anche se ultimamente avevamo segnalato una accresciuta tensione interna in tutte le carceri. Non serve una “formazione” per capire che non bisogna picchiare i ragazzi. Piuttosto, sarebbero utili corsi sui diritti umani e sul rispetto delle persone detenute.
*Coordinatrice nazionale di Antigone e responsabile dell’osservatorio minori










