di Marina Lomunno
La Voce e il Tempo, 2 agosto 2024
“È uno stillicidio insopportabile, come la sensazione di inadeguatezza delle attività di prevenzione”. È l’appello del Presidente Sergio Mattarella lanciato al mondo politico lo scorso 18 marzo, ricevendo la Polizia Penitenziaria, per affrontare con urgenza il dramma dei suicidi in carcere. Tre le criticità delle patrie galere segnalate dal Capo dello Stato: sovraffollamento, carenza di organici; assistenza sanitaria per i reclusi inadeguata. E a distanza di 4 mesi la situazione non migliora: il periodo estivo è il peggiore per chi vive dietro le sbarre per il caldo, strutture fatiscenti e l’interruzione delle attività formative e scolastiche. Tanto che Mattarella è di nuovo intervenuto una settimana fa, nel tradizionale incontro con i cronisti della stampa parlamentare. “Condivido con voi una lettera che ho ricevuto da alcuni detenuti di un carcere di Brescia” ha detto il Presidente “la descrizione è straziante. Condizioni angosciose agli occhi di chiunque abbia sensibilità e coscienza. Indecorose per un Paese civile, qual è, e deve essere, l’Italia. Il carcere non può essere il luogo in cui si perde ogni speranza, non va trasformato in palestra criminale”. Parole che sembrano un grido nel deserto: proprio mentre scriviamo, mercoledì 31 luglio, un detenuto 25enne si è impiccato nel carcere di Rieti. È il 61° caso dall’inizio dell’anno ma a dicembre 2024 mancano ancora 5 mesi.
Uno scenario che, come sottolinea Mattarella, non può lasciarci indifferenti perché - il malessere che da settimane sfocia in proteste nei penitenziari della Penisola, da Torino alla Sicilia, ci riguarda tutti. L’art. 27 della Costituzione raccomanda che “le pene devono tendere alla rieducazione”. Invece il tasso di recidiva nelle nostre galere sfiora il 70%: significa che la maggior parte di chi entra in carcere, a fine pena torna a delinquere.
Un dato che ci riguarda perché i penitenziari non sono isole anche se sono confinati nelle periferie urbane: chi sbaglia dopo aver pagato il suo debito con la giustizia deve avere l’opportunità di scegliere se reinserirsi nella società nella legalità. E iniziative come quelle che descriviamo nella rubrica “La Voce dentro” fanno bene a tutti, anche ai “liberi” e dovrebbero rientrare nel percorso educativo di tutti gli istituti di pena. Per questo il Decreto carceri approvato dal Governo nei giorni scorsi che, nelle intenzioni del Guardasigilli Nordio, tende ad “umanizzare” le carceri, deve colmare la voragine di decenni di incuria dove “il buttare la chiave” è stato un alibi rassicurante e populista che ha sortito l’effetto di una bomba ad orologeria. Vedremo.










