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di Angelo Vitale

L’Identità, 8 luglio 2024

Un altro episodio della “strage delle carceri”: aveva 36 anni, originario di Cittanova in provincia di Reggio Calabria, da un paio di mesi era impiegato presso la Centrale Operativa Nazionale di Roma della Polizia penitenziaria, stamattina doveva assumere servizio, ma nella notte si è tolto la vita sparandosi, sembrerebbe, con l’arma d’ordinanza. “Sale così tragicamente a sei il numero degli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria che dall’inizio dell’anno si sono tolti la vita, il precedente a Favignana solo domenica scorsa, mentre a 52 ammontano i suicidi dei detenuti nello stesso periodo. Una carneficina, una strage senza precedenti e che non può non avere, seppur fra concause diverse, un’origine comune. Uno stillicidio di vite spezzate che vede il Governo inerte, capace evidentemente di varare solo decretini, forse strumentali a strategie politiche, ma non certo utili a sollevare le sorti di un sistema carcerario sempre più alla deriva, né a fermare la spirale di morte che non ha precedenti”. Questa, l’ennesima denuncia di Gennarino De Fazio, segretario generale della Uil-Pa Polizia Penitenziaria.

“Sappiamo bene - aggiunge - che a provocare un gesto estremo come il suicidio concorrono una serie di fattori, ma ciò che sta accadendo, con un’incidenza di cui non si ha memoria nella storia dell’amministrazione penitenziaria, non può non derivare direttamente anche da ragioni connesse al lavoro prestato. Per questo per noi si tratta di morti in servizio e per servizio”.

“Il collega, che non era coniugato - racconta - prima di essere trasferito alla Centrale Operativa Nazionale di Roma, aveva prestato servizio presso la Casa Circondariale di Locri e in Calabria aveva lavorato pure suo papà, anche lui poliziotto penitenziario, ora in quiescenza”.

L’ultimo suicidio di un detenuto, pochi giorni fa, a Sollicciano, seguito da una rivolta. Carenza di prodotti igienici, muffa, insetti, barattoli pieni di cimici. Sono queste le condizioni oggetto dei numerosi esposti presentati negli ultimi mesi dagli avvocati dei detenuti reclusi nel carcere fiorentino di Sollicciano e che hanno preceduto il suicidio del giovane detenuto tunisino di 20 anni che avrebbe dovuto finire di scontare la pena a novembre del 2025. Il carcere di Sollicciano è noto per le sue pessime condizioni igieniche e sanitarie e il grave sovraffollamento: al 30 giugno risultavano presenti un numero di detenuti ben superiore a quello previsto dalla capienza regolamentare e in queste settimane la situazione nelle celle è ulteriormente peggiorata a causa del caldo.

Sull’argomento è intervenuto il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, annunciando per lunedì 8 luglio “una seduta straordinaria della Giunta regionale dedicata ad una informativa sulla situazione delle carceri in Toscana e particolarmente alla questione relativa a Sollicciano.

“È necessario, a questo proposito, che il ministero della Giustizia dia seguito al progetto volto al risanamento e rigenerazione della struttura carceraria ed ad interventi urgenti sotto il profilo igienico - sanitario e ancor di più al ripristino di condizioni di vita dignitose per tutti coloro che sono soggetti a misure detentive. La Regione - spiega Giani - intende destinare 500mila euro di risorse proprie per promuovere ed incentivare attività culturali all’interno delle carceri come misura in grado di contrastare il senso di vuoto e assenza di motivazioni che spesso contraddistinguono la condizione detentiva, specie dei più giovani. Quando un ragazzo di soli vent’anni si toglie la vita è una sconfitta per tutti”.

In base ai dati ed alle informazioni raccolte da Giuseppe Fanfani, Garante regionale dei detenuti, nel 2023, nelle 16 carceri toscane, sono state 51 le persone che si sono tolte la vita, 153 i tentati suicidi, 608 i casi di autolesionismo, 359 gli scioperi della fame o della sete.