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di Anna Di Rocco

Milano Finanza, 24 luglio 2025

Ecco il piano del governo per mettere sul mercato i penitenziari vecchi e crearne di nuovi. L’obiettivo è coinvolgere investitori istituzionali attraverso uno o più fondi immobiliari a partecipazione pubblica, sfruttando la valorizzazione degli asset dismessi. Previsti quasi 10 mila nuovi posti entro il 2027. Un fondo immobiliare per acquisire le carceri obsolete. È questo il progetto al quale il governo sta lavorando nell’ambito del nuovo Piano nazionale dell’edilizia penitenziaria 2025-2027 presentato martedì 22 luglio in Consiglio dei ministri dal commissario straordinario Marco Doglio nell’ambito della riforma disegnata dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio.

L’idea è la “sostituzione di alcuni istituti penitenziari non più funzionali con strutture più moderne”, ha spiegato Doglio, ex ceo di Cdp Immobiliare sgr, e la “contestuale riqualificazione e trasformazione delle carceri obsolete anche attraverso il coinvolgimento - in una logica di partenariato - di operatori ed investitori istituzionali”, usando “la leva della valorizzazione immobiliare per il recupero di ulteriori risorse finanziarie da destinare alla costruzione delle nuove strutture penitenziarie”.

Il modello è “pensato per essere replicabile su più istituti e scalabile a livello nazionale, con un focus particolare su strutture che presentano caratteristiche idonee a garantire una valorizzazione di mercato”. Il piano triennale, predisposto in raccordo con i ministeri della Giustizia, delle Infrastrutture e della Presidenza del Consiglio, punta da un lato a creare circa 15 mila nuovi posti detentivi.

Il primo passo, ha spiegato Doglio, è il censimento delle 207 strutture esistenti, con una mappatura completa dei vincoli catastali, urbanistici e paesaggistici. “Censirli ci consente di inserirli all’interno di una piattaforma e avere un quadro chiaro”, ha spiegato Doglio durante la conferenza stampa, “e, in parallelo, dobbiamo trovare nuovi siti dove delocalizzare le strutture che abbiamo individuato”.

L’architettura allo studio prevede la costituzione di uno o più fondi immobiliari ad apporto pubblico, destinati a contenere gli asset dismessi (o da dismettere) e a ospitare capitali di investitori istituzionali, Sgr o fondi infrastrutturali. Una strategia già sperimentata in altri comparti - dalle caserme dismesse alle Rsa - e che punta a generare cassa per finanziare la costruzione delle nuove carceri, senza gravare interamente sulla finanza pubblica. “Si fanno fondi per gli studentati e per le residenze per anziani”, ha detto il commissario straordinaria all’edilizia penitenziaria, “perché non si è mai fatto per le carceri? Solo perché non si è mai partiti da un censimento serio. Ora finalmente possiamo strutturare il veicolo”.

Il piano triennale già approvato prevede 60 interventi strutturali: 3 già completati, 27 in corso e 30 pronti a partire. Si stimano 3.716 nuovi posti tramite ampliamenti e 5.980 recuperati tramite ristrutturazioni, per un totale di 9.696 posti detentivi aggiuntivi entro il 2027. La fase successiva, nei prossimi cinque anni, punta a ulteriori 5 mila posti, anche grazie alle risorse generate dal fondo immobiliare.

Il progetto si inserisce in un contesto più ampio di razionalizzazione del patrimonio pubblico e di crescente interesse degli investitori per asset alternativi a lungo termine. Tra i possibili soggetti coinvolgibili figurano Cassa Depositi e Prestiti, Invimit e sgr specializzate in partenariati pubblico-privato, già attive nella valorizzazione di caserme, ospedali e immobili pubblici dismessi. (riproduzione riservata)