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di Eleonora Martini

Il Manifesto, 13 marzo 2025

M5S da un lato e Pd, Avs, Iv, +Europa e Azione dall’altra presentano due mozioni per chiedere un’assemblea straordinaria alla Camera. I due documenti si dividono però sulla pdl Giachetti di liberazione anticipata speciale. Dopo gli appelli, le promesse, gli annunci, le visite, le proposte e le controproposte, i commissari e i tavoli di lavoro, gli allarmi e le rassicurazioni, ora è il momento di voltare pagina. E di fare: la politica deve occuparsi sul serio delle carceri. Lo chiedono tutte le opposizioni, riunite questa volta, con una lettera inviata al presidente della Camera Lorenzo Fontana affinché convochi un’assemblea straordinaria dei deputati per discutere di sovraffollamento e suicidi, di salute mentale dei detenuti e degli agenti, di risorse e reinserimento sociale, di organici e sanità, di misure alternative, di liberazione anticipata, di lavoro e di affettività, di dipendenze, di donne con bambini, di minori reclusi negli Ipm e di tutto ciò che rende gli istituti penitenziari italiani un pozzo di disperazione senza fondo e senza via d’uscita. Non conformi alla Carta dei diritti umani.

Vademecum della discussione, due mozioni diverse esposte ieri in conferenza stampa a Montecitorio: una firmata da Pd, Avs, +Europa, Azione e Iv, e l’altra dal solo M5S. Mozioni che si sovrappongono in larga parte ma che si dividono su una delle poche proposte di legge che, secondo i Garanti territoriali dei detenuti e la maggior parte degli addetti ai lavori, è davvero in grado di fare la differenza subito: la liberazione anticipata speciale, contenuta nella pdl del deputato radicale Roberto Giachetti, che giace in commissione Giustizia dall’ottobre 2020. Grillini o non grillini, i 5 Stelle dicono ancora di no.

La loro capogruppo in Commissione Giustizia della Camera, Valentina D’Orso, spiega così la “contrarietà netta da parte del M5S”: “Noi vogliamo dare risposte complesse a problemi complessi e non ci convince e non ci ha mai convinto la soluzione emergenziale. Riteniamo che la responsabilità dello Stato debba anche essere nell’accompagnamento alla libertà, nel reinserimento sociale dei detenuti, perché questo poi evita la recidiva”. Altra particolarità del documento pentastellato che non trova rispondenza nella mozione delle sinistre sta nella richiesta di reperimento di risorse varie al fine di ampliare la capienza delle carceri realizzando “nuove strutture” e riqualificando quelle già esistenti. Finanziamenti anche per nuove Rems (Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza destinate ai cosiddetti “folli-rei”) e per “implementare il numero di strutture con finalità terapeutiche per i detenuti tossicodipendenti”. Le risorse finanziarie, suggerisce D’Orso, avrebbero potuto essere reperite anche dal fondo Pnrr. Infine, malgrado si chieda un “cambio di rotta” rispetto all’”evidente torsione securitaria e repressiva” imposta dalla maggioranza, il testo 5S chiede al governo di “salvaguardare e rafforzare” il regime speciale 41 bis, “adeguando le 12 strutture detentive in modo da garantire realmente la separazione tra questi detenuti”, e potenziando il relativo gruppo operativo mobile.

Punta invece alla “diminuzione del numero dei detenuti” la mozione delle sinistre, presentata dal deputato Davide Faraone (Iv), che al primo degli 11 punti di impegno per il governo chiede di favorire il più rapido iter parlamentare della pdl Giachetti che prevede, tra le altre cose, un aumento dello sconto di pena per buona condotta da 45 a 60 giorni ogni sei mesi. “Personalmente penserei anche alle carceri con numero chiuso”, aggiunge il segretario di +Europa Riccardo Magi nella conferenza stampa a cui hanno partecipato anche Rita Bernardini e Sergio D’Elia di Nessuno tocchi Caino. Mentre la capogruppo di Iv Maria Elena Boschi ricorda che “nonostante tutti gli interventi in aula, le richieste di informativa al ministro Nordio, interrogazioni, question time, visite nelle carceri, il governo fa finta di nulla e non dà risposte”.

Alla proposta Giachetti contrappose il Decreto carceri di Nordio “dicendo che avrebbe risolto tutti i problemi. Oggi - conclude Boschi - abbiamo la conferma che è stato un provvedimento inutile. I numeri sono aumentati: le ricette di Meloni non stanno funzionando”. Il Pd pone l’accento anche sulla sanità penitenziaria e sulle assunzioni di agenti, magistrati di sorveglianza e funzionari giuridico-pedagogici: “Abbattere il sovraffollamento è un dovere”, afferma la deputata Debora Serracchiani, responsabile nazionale Giustizia. “Il ministro Nordio non fa nulla, anzi ha prodotto un aggravio introducendo oltre 50 nuove figure di reato - aggiunge la capogruppo di Avs Luana Zanella - e tradisce così la sua cultura giuridica”.

Amnistia e indulto sono le grandi assenti della discussione, solo evocate. Richieste invece proprio ieri dalla Cei, in occasione del Giubileo, per “favorire pene alternative e per attivare occasioni di giustizia riparativa”. Nelle stesse ore in cui un detenuto moriva nel carcere Capanne di Perugia, asfissiato dai fumi dell’incendio che aveva appiccato per protesta nella sua cella.