di Liana Milella
La Repubblica, 25 ottobre 2023
“Ma non serve, 9.000 detenuti posso scontare pene sostitutive”. Il Guardasigilli pensa al riutilizzo degli edifici militari dismessi. Il professor Gatta replica: “Già 1.200 carcerati pagano il loro debito con la giustizia fuori dalla prigione con pene sostitutive. Va applicata meglio la riforma Cartabia”. Le carceri scoppiano. E questa non è affatto una novità. Lo si sa, lo si dice e lo si denuncia da sempre. Oggi sono 58.987 i detenuti distribuiti in 189 penitenziari a fronte di una capienza di 51.285 posti effettivi. Sovraffollamento. Rivolte. Suicidi, 39 finora nel 2023, 85 l’anno scorso. Eppure, in via Arenula c’è un’importante novità. Perché ci sono anche 1.200 persone, a oggi, che stanno scontando la pena fuori dal carcere grazie alle nuove pene che possono sostituire quelle detentive brevi introdotte con la riforma di Marta Cartabia, che andava sempre dicendo, da ministra della Giustizia, che la Costituzione parla di pene al plurale, e non solo di carcere.
I due partiti “carcerocentrici” - Un dato, quello delle già 1.200 nuove pene sostitutive, che vale molto. E che, fatti i conti, dovrebbe convincere il Guardasigilli Carlo Nordio che è inutile andare alla ricerca di caserme dismesse perché invece la via “breve” per ridurre il numero dei detenuti può essere proprio quella di far scontare la pena, per chi è stato condannato fino a 4 anni, senza essere reclusi in cella. Sempre che due partiti della maggioranza, Fratelli d’Italia e Lega, da sempre carcerocentrici, lo permettano. La riforma penale di Cartabia già lo prevede. E chi materialmente ci lavorò e la scrisse presiedendo una commissione al ministero - Gian Luigi Gatta che insegna diritto penale alla Statale di Milano - è convinto, e fornisce anche un dato numerico, che seguendo questa strada “si possa risolvere il problema del sovraffollamento”.
La pena alternativa - Partendo non da una teoria, ma da un numero che gli stessi uffici di Nordio hanno reso pubblico proprio adesso. Perché in meno di un anno sono già 1.200 le persone che stanno scontando la pena fuori dal carcere grazie alle nuove pene sostitutive, che rappresentano una rilevantissima novità. Vediamo come, perché, e che conseguenze ciò potrebbe comportare.
In mille al lavoro per la pubblica utilità - I dati ufficiali - che Repubblica è in grado di anticipare - arrivano dallo stesso ministero della Giustizia. Ad averli elaborati per la prima volta dopo la riforma Cartabia è il “Dipartimento di giustizia di comunità” e in particolare l’Uepe, l’Ufficio per l’esecuzione penale esterna. Delle 1.200 persone che al 15 ottobre scontano la pena fuori dal carcere sfruttando la legge Cartabia, applicate già dal giudice di primo grado, 999 lo stanno facendo con lavori di pubblica utilità, 198 stanno a casa o in un luogo di cura in detenzione domiciliare, tre sono in semilibertà. Per altre 626 persone l’Uepe sta valutando se applicare una pena sostitutiva e di che tipo. Ma è la cifra, cioè 1.200 persone, su cui riflettere, perché in meno di un anno è stato superato di ben dieci volte il numero di pene sostitutive del carcere breve. Pene che esistevano già dal 1981, ma che erano cadute in disuso e che la riforma Cartabia ha rivitalizzato e ampliato, portando a ben quattro anni, da due, il limite precedente.
La proiezione dei numeri attuali - Alla luce di questi dati eccoci alle possibili proiezioni. Ricordando che proprio oggi, per ragionare su come evitare il sovraffollamento, la Scuola superiore della magistratura nella sede di Napoli tiene un corso di tre giorni per i giudici sull’esecuzione penale esterna. Gatta, che ha materialmente scritto le nuove regole della riforma penale di Cartabia su come scontare le pene brevi, parte dai dati. Il 31% dei detenuti, 18.572, è composto da stranieri. Il 4% sono donne. I reati al top della classifica sono quelli contro il patrimonio (rapine, furti, truffe), contro la persona, e cioè omicidi, lesioni, violenze sessuali, e infine quelli in materia di droga. Mentre 15.645 detenuti, cioè il 26%, si trovano in custodia cautelare perché sono ancora sotto processo.
“Prigioni piene di condannati a pene brevi” - Attualmente i detenuti condannati a pene brevi sono complessivamente 8.807, un numero che comprende i 1.553 condannati fino a un anno; i 2.820 che devono scontare tra uno e due anni; i 4.434 con pene comprese tra 2 e 3 anni. Secondo Gatta “le nostre carceri scoppiano proprio perché sono piene di condannati a pene di breve durata. Se agli 8.807 condannati fino a tre anni si sommano i 9.310 detenuti che devono scontare tra 3 e 5 anni si arriva allo strabiliante numero di 18.117 detenuti, pari al 42% dei condannati definitivi”. La soluzione? Potrebbe stare proprio nel fare fuori dal carcere le pene brevi, per cui non sarebbe affatto necessario “costruire nuove carceri nelle caserme dismesse, con tempi sicuramente lunghi e inutile dispendio di risorse”.
Sotto i 4 anni di pena - Proprio per questo la riforma Cartabia del 2022 aveva previsto la possibilità per il giudice, al momento della condanna, di sostituire le pene fino a 4 anni con una sostitutiva, a patto che vi fosse il consenso dell’imputato. Chi coglie questa opportunità sa di certo che eviterà il carcere, senza dover attendere e sperare in una misura alternativa da parte del giudice di sorveglianza, dopo il passaggio in giudicato della sentenza. Con una gradualità accettabile: la pena pecuniaria sostituisce quella fino a un anno; il lavoro di pubblica utilità quella fino a tre anni e la condanna è inappellabile; la detenzione domiciliare e la semilibertà sostituiscono quelle fino a 4 anni. Secondo Gatta “i primi dati disponibili dimostrano il successo delle nuove pene sostitutive, che iniziano a prendere piede più o meno in tutta Italia anche grazie a protocolli promossi dagli uffici giudiziari, dagli Ordini degli avvocati e dalle Camere penali. La pluralità delle pene che oggi possono essere decise dal giudice spezza la cultura dell’equivalenza tra pena e carcere”.
I “liberi sospesi” - E proprio le pene sostitutive possono risolvere anche il problema dei cosiddetti “liberi sospesi”, cioè coloro che sono stati condannati fino a 4 anni, ma sono “sospesi” perché per loro scatta la sospensione automatica dell’esecuzione della pena, in attesa che il giudice di sorveglianza decida una misura alternativa, come l’affidamento in prova ai servizi sociali o la detenzione domiciliare o la semilibertà. Ma purtroppo l’organico insufficiente di questi uffici produce attese lunghissime al punto che lo stesso Nordio, rispondendo a un’interrogazione del renziano Roberto Giachetti, ha parlato addirittura di oltre 90mila condannati in attesa di esecuzione.
“Più assunzioni non più prigioni” - “I nuovi dati incoraggianti - conclude Gatta - richiedono però una scelta di campo come quella di investire di più sugli uffici che si occupano dell’esecuzione penale esterna, che gestiscono già oggi un numero di persone di gran lunga superiore a quello dei detenuti. Cartabia ne raddoppiò l’organico passando da mille a duemila persone. Ma evidentemente non bastano ancora”. Il consiglio a Nordio? “Assumermene molti di più anziché pensare alle caserme”.










