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di Claudio Del Frate

La Repubblica, 12 aprile 2025

La decisione del Dap sulla scorta di una sentenza della Corte Costituzionale. I potenziali destinatari del beneficio sono circa 17.000. Anche i detenuti hanno diritto all’affettività e a incontri intimi. Lo aveva stabilito una sentenza della Corte Costituzionale e ora anche il Dap (dipartimento amministrazione penitenziaria) fa suo questo principio: la sezione del ministero di giustizia responsabile della gestione delle carceri ha diramato una serie di “linee guida” per gli incontri dietro le sbarre tra i detenuti e i loro partner. Che dovranno comunque attenersi a regola precise una delle quali prevede che la porta della stanza in cui avverranno gli incontri dovrà rimanere aperta.  I colloqui intimi “saranno concessi nello stesso numero di quelli che avvengono nelle tradizionali spazi per i colloqui all’interno delle carceri e avranno durata massima di due ore”. La stanza - prescrive il Dap - deve essere “senza la possibilità di chiusura dall’interno” e sarà sorvegliata “soltanto all’esterno”.

Fissano “una disciplina volta a stabilire termini e modalità di esplicazione del diritto all’affettività, individuare i destinatari, interni ed esterni, per la concessione di colloqui intimi, fissare il loro numero, la loro durata, la loro frequenza, con la conseguente determinazione delle misure organizzative interne”. Gli incontri saranno consentiti tra coniugi regolarmente sposati, tra conviventi o che intrattengono una relazione “stabile”.

Di certo per gli istituti penitenziari, già alle prese con problemi di sovraffollamento e strutture fatiscenti non sarà facile mettere in pratica le linee guida ministeriali. Secondo dati aggiornati a dicembre 2024 la platea dfi potenziali beneficiari è di 17.000 persone. Sono esclusi quelli sottoposti a regimi detentivi speciali previsti dagli articoli 41-bis (categoria che comprende boss mafiosi o condannati per terrorismo) e 14-bis (per ragioni di sicurezza o esigenze di mantenimento dell’ordine e della disciplina). Non possono accedere al beneficio i detenuti sorpresi con sostanze stupefacenti, telefoni cellulari o “oggetti atti a offendere”.

In ogni caso si tratta di una svolta storica per le carceri italiane; una svolta a cui ha impresso una spinta decisiva la Corte Costituzionale. È stata dichiarata illegittima la norma dell’ordinamento penitenziario nella parte in cui “non prevede che la persona detenuta possa essere ammessa...a svolgere i colloqui con il coniuge, la parte dell’unione civile o la persona con lei stabilmente convivente, senza il controllo a vista del personale di custodia, quando, tenuto conto del comportamento della persona detenuta in carcere, non ostino ragioni di sicurezza o esigenze di mantenimento dell’ordine e della disciplina”.

Nonostante il pronunciamento della Corte Costituzionale, tuttavia, il “diritto all’affettività” per i detenuti era rimasto fino a oggi quasi del tutto lettera morta. Pochissimi istituti, ad esempio il carcere milanese di Opera, avevano sperimentato il funzionamento di “stanze dell’amore” ma si tratta di esperienze isolate. La questione era stata il più delle volte aggirata con la concessione di permessi premio da parte del magistrato di sorveglianza per coloro che venivano ritenuto “meritevoli”.